Il cibo può essere, per il cinema, un modo per raccontare lo stile di un regista?
Assolutamente si, ed è il caso di Wes Anderson, che ha appena presentato al Festival di Cannes 2025, in concorso, il suo ultimo film, “The phoenician scheme” (in Italia uscirà col titolo “La trama fenicia”).
La pellicola narra la storia di un magnate di nome Korda (che tutti odiano, famiglia compresa: potrebbe ricordare un certo Donald Trump?) che è alla ricerca di finanziamenti per realizzare un progetto di città avveniristica.
Lo fa insieme a una delle figlie che sta per entrare in convento, e con la quale vorrebbe riconciliarsi. In due scene Wes Anderson mette in scena un piatto, il piccione, che tutti sappiamo essere il terreno di prova di uno chef, per capire “se ci sa fare”.
Si tratta in effetti di un parallelismo con lo stile molto ricercato (talvolta al limite del lezioso) di Wes Anderson, che “cucina” le proprie inquadrature fino ai minimi dettagli: non a caso Korda, in una delle due scene, cambia il proprio piccione con quello del suo commensale perché, a parer suo, avrebbe un miglior punto di cottura.
Questo inserto culinario non corrisponde a un’eccezione, perché soprattutto l’ultimo cinema di Wes Anderson ha spesso fatto spazio alla cucina d’autore. Nel precedente film (“Asteroid city, del 2023) la particolarità culinaria è il gelato all’uvaspina; in “The french dispatch”, del 2021, Anderson si era invece scatenato con piatti al limite dell’improbabile, forte del fatto di avere come protagonista uno chef assai creativo di nome Nescaffier. Eccoli: le caramelle di agnello tritato su di un letto di riccioli sfogliati di agnello; la torta al merlo; i rognoni con le prugne; la zuppa di ostriche; le frittelle di piccione di città; il budino al tabacco. Che sia stato anche un modo per prendersi gioco di certi estremismi della cucina gourmet?



