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Il consumo di caffè in maniera moderata proteggerebbe dal Parkinson

Il consumo di caffè sembrerebbe avere carattere protettivo sul Parkinson, dice il presidente della Società Italiana di Neurologia Alfredo Berardelli della Sapienza di Roma, una delle Università che hanno partecipato a un recente studio coordinato da uno dei pionieri italiani in questo tipo di ricerche: Giovanni Defazio dell’Università di Cagliari.

 

 

Il lavoro è stato appena pubblicato su Parkinson’s & Related Disorders. Secondo gli esperti della S.I.N. un moderato consumo di caffè ritarderebbe l’età d’esordio della malattia, inducendo comunque una sintomatologia meno grave.

Quella sul caffè non è proprio una notizia inattesa. Anche un altro studio italiano pubblicato 2 anni fa su Neurobiology of disease aveva individuato tra 11 fattori di rischio o protettivi potenzialmente in grado di influenzare lo sviluppo della malattia di Parkinson la caffeina e l’attività fisica come capaci di migliorarne la progressione. A patto però che il consumo, o la pratica sportiva, fosse iniziato prima dell’esordio dei sintomi.

 

L’effetto del consumo di caffè ha attirato l’interesse di numerosi ricercatori. Fra questo c’è Ronald Postuma dell’Università di Montreal, secondo il quale la caffeina non è solo un fattore protettivo sullo sviluppo della malattia, ma agisce anche come farmaco potenzialmente in grado di ritardarne l’evoluzione una volta che i sintomi si sono manifestati. “Siamo ancora nell’ambito delle forti probabilità – commenta Defazio – Dalle nostre ricerche emerge una plausibilità biologica evidente dal punto di vista epidemiologico secondo cui alcuni fattori, come ad esempio i pesticidi, sono a rischio, mentre altri, come l’attività fisica o il caffè, sono protettivi, ma sembrano esserlo anche il tea, la vitamina E o i Fans”.

 

Va ancora capito come indirizzare l’azione di ognuno di questi fattori per una migliore riduzione del rischio: già altri autori hanno visto, ad esempio, come non tutti i dosaggi di caffeina siano efficaci allo stesso modo. Occorre soprattutto attenzione a non ricavare da questi studi l’impressione che il caffè sia una sorta di panacea neuro-protettiva, perché c’è ancora molto da studiare. Si può dire che il caffè non solo può prevenire la malattia (come indicano nostri studi precedenti), ma anche ritardarne l’età di esordio e, probabilmente, indure anche una più lenta evoluzione della sintomatologia motoria”.



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