Il cuoco universale, la cultura nel piatto
Un libro da leggere, sfogliare, guardare e tenere.
Il cuoco universale di Andrea Grignaffini, con le foto (e molto più) di Bob Noto e una postfazione firmata Sergio Grasso, non è una storia della gastronomia, è una mappa (anche un po’ mitologica) della sua complessità contemporanea.
In più di trenta capitoli monotematici, si attraversano antropologia, primitivismo, orfismo, eco-cucina, nouvelle cuisine, neurogastronomia e altro ancora. Un catalogo ragionato – e mai noioso – che aiuta a riconoscere precursori, correnti, derive e rotture. Un filo di Arianna utile a non perdersi nel labirinto della cucina attuale.
Il cuoco, in queste pagine, appare come figura sfaccettata, a volte eroica, altre volte inquietante. C’è la voglia di comprendere il suo ruolo nella società e le potenziali derive del suo operato, tra rappresentazione culturale e smania identitaria. È un artigiano? Un artista? Un visionario? Un pazzo? Perchè è diventato una figura così mediatica?
Bob Noto, spesso etichettato come “fotografo di food” (che è un po’ come dire che Churchill era giardiniere perché coltivava fragole sul balcone), apporta immagini ma soprattutto visione. La sua presenza nel libro è autoriale, ironica, profonda.
Chiude il volume una postfazione “controcorrente” di Sergio Grasso, che suona come un’allerta: se abbiamo letto con attenzione, le “derive gastronomiche” le avevamo già intraviste. Ma leggerle esplicitate, nero su bianco, fa tutt’altro effetto.
Sapere cosa è successo ci aiuta a capire cosa sta succedendo.
Cosa succederà?
Il prossimo boccone rimane ignoto.
L’attualità sembra avere un retrogusto amaro, e una sagoma da Minotauro.
Se avessi una casa editrice vorrei tradurlo in inglese per renderlo accessibile ad un pubblico più ampio, ma non ce l’ho.


