Il dolce della settimana: la Saint-Honoré 

Il dolce della settimana: la Saint-Honoré 

Il dolce della settimana: la Saint-Honoré

 

sainthonore La limited edition al limone di Pierre Hermè
sainthonore La limited edition al limone di Pierre Hermè

 

Introduzione

Ci sono dolci che si mangiano e dolci che, invece, si ricordano. Per me, la Saint-Honoré  appartiene decisamente alla seconda categoria. Basta pronunciare il suo nome per ritrovarsi idealmente a Parigi, davanti alla vetrina di una grande patisserie, tra piccoli choux caramellati, crema soffice e quella caratteristica decorazione che sembra quasi disegnata con una penna.

 

Questa settimana ve ne parlo perchè per me questo dolce ha un significato particolare, equivalente a parlare della mia seconda casa e della mia vita professionale in quel di Parigi. Questo dolce appartiene a quella cultura della “patisserie francaise” nella quale tecnica, precisione e rispetto delle consistenze diventano parte integrante del piacere gustativo.

 

La nascita nella Parigi dell’800

La Saint-Honoré nasce a Parigi nella metà dell’ottocento. La data più frequentemente indicata dalle fonti istituzionali francesi è il 1847, anche se nella bibliografia gastronomica compaiono anche il 1840 e il 1846.

 

Quello che è certo è il luogo, la Maison Chiboust, una pasticceria situata nella rue Saint-Honoré. Dalla prima versione, l’evoluzione del dolce è attribuita al pasticcere Auguste Julien, che lavorava nella Maison Chiboust e che successivamente, lasciata quella casa, ne sviluppò ulteriormente la ricetta.

 

La prima versione era molto diversa da quella che oggi conosciamo: si trattava di una preparazione a base di brioche farcita, ma questa, a contatto con la crema, risultava troppo morbida. Fu così che la ricetta venne ripensata. La brioche lasciò progressivamente il posto a una base più adatta a sostenere la struttura del dolce: pasta brisè o pasta sfoglia.

 

Sulla base comparvero quindi gli elementi destinati a diventare la firma della saint-honorè: piccoli choux, crema e caramello.

 

sainthonore L'antica Maison Chiboust
sainthonore L’antica Maison Chiboust

 

La crème Chiboust

Uno degli aspetti più affascinanti del dolce è la crema che prese il nome della Maison dove nacque. Conosciuta anche come creme saint-honoré è costituita da crema pasticcera alleggerita con meringa. E’ questa leggerezza a creare il contrasto fondamentale del dolce: la crema morbida e ariosa contro la friabilità della base, la morbidezza degli choux e la croccantezza del caramello.

 

Nella ricostruzione storica i piccoli choux erano farciti con crema pasticcera alla vaniglia e glassati al caramello. La saint-honorè, quindi, non è semplicemente una torta decorata ma una costruzione tecnica nella quale ogni elemento ha una funzione precisa.

 

Piccola malinconia nella storia, oggi possiamo cercare la saint-honorè nelle migliori pasticcerie di Parigi ma non possiamo più sedere nella maison che l’ha vista nascere. Rimane però la strada: rue Saint-Honoré, una delle più belle e suggestive di Parigi, legata all’immagine di Sant’Onorato, per i francesi il santo protettore dei pasticceri e dei fornai.

sainthonore La Saint-Honoré alla milanese di Igino Massari
sainthonore La Saint-Honoré alla milanese di Igino Massari

 

La Saint-Honorè italiana

Qui la storia diventa ancora più interessante perché quando il dolce arriva in Italia, cambia. La versione italiana che si è affermata nel tempo utilizza molto spesso come base il pan di spagna. Anche la crema cambia passando dalla chiboust alla crema diplomatica, chantilly o altre creme più leggere.

 

Non si tratta, quindi, di una semplice traduzione della ricetta francese ma di una reinterpretazione italiana ormai diventata a sua volta una tradizione. Questo è il bello della cucina: le ricette viaggiano, cambiano, si adattano e finiscono per creare nuove identità. A rappresentare magnificamente questo passaggio scelgo il Maestro Iginio Massari che quest’anno, durante il programma televisivo Masterchef Italia, ha presentato la sua Saint-Honorè alla milanese.

 

Una versione lontana dalla struttura francese originale: tre strati di pan di spagna, tre strati di crema chantilly all’italiana, bignè al caramello e, nella parte superiore, decorazioni di crema al cioccolato e chantilly. Non una saint-honorè francese riprodotta in Italia, ma una saint-honorè alla milanese. E’ una  vera e propria dichiarazione d’identità.

 

Quattro Saint-Honorè da mettere a confronto

Se dovessi costruire, oggi, un piccolo itinerario gastronomico dedicato a questo dolce iconico, sceglierei quattro indirizzi molto diversi tra loro dei quali consiglio la visita nei vostri prossimi viaggi a Parigi.

 

sainthonore La classica della Maison Stohrer
sainthonore La classica della Maison Stohrer

 

La più fedele alla tradizione: Maison Stohrer

situata al 51 della Rue Montorgueil è una delle grandi istituzioni della pasticceria parigina, fondata nel 1730. La sua saint honorè attuale è particolarmente interessante perché mantiene la pasta sfoglia e gli choux caramellati, abbinandoli a crema pasticcera alla vaniglia Bourbon e chantilly alla vaniglia, disponibile anche in monoporzione. Per me è il punto di partenza ideale per capire quanto sia ancora viva la tradizione.

 

sainthonore L'elegante di Jeffrey Cagnes
sainthonore L’elegante di Jeffrey Cagnes

 

La più elegante: Maison Jeffrey Cagnes

situata al 24 della Rue des Moines è la casa di un discepolo di Stohrer. Jeffrey conosce molto bene la tradizione e la sua Saint-Honorè classica, alla vaniglia e caramello, è stata indicata da Gault&Millau come una delle versioni da provare a Parigi. Ma Cagnes dimostra anche come il classico possa diventare contemporaneo: la sua versione esotica, per esempio, utilizza passion fruit, mango, crema pasticcera al frutto della passione e sesamo nero su un feuilletage caramellizzato. Degno di nota il lavoro sulle consistenze.

 

sainthonore La contemporanea di Cyril Lignac
sainthonore La contemporanea di Cyril Lignac

 

La più contemporanea: Cyril Lignac 

ammetto che il personaggio mi è alquanto antipatico e sembra che nei suoi laboratori sia un tiranno con gli impiegati ma devo altrettanto ammettere che appartiene a quella generazione di pasticceri francesi che ha scelto di reinterpretare i grandi classici senza trasformarli necessariamente in esercizi di virtuosismo.

 

Nelle sue numerose boutique parigine, oltre ai grandi classici, propone anche Saint-Honorè in versioni aromatizzate. Quest’anno compare, per esempio, una saint-honorè vaniglia e nocciola, proposta come specialità di Saint Tropez.

 

Foto 7

 

La più spettacolare: Cédric Grolet

ha fatto e fa tanto parlare di sé. Attraverso le sue pagine social ha aperto tutto un mondo ed ispirato i più temerari pasticceri che tentano ogni giorno, invano, di emularlo. Un enfant prodige nel vero senso della parola: le sue proposte sono contemporanee e spettacolari. A mia grande sorpresa mi aspettavo una saint-honorè diversa ma anche lui non ha rinunciato agli elementi fondamentali del dolce.

 

La versione attualmente proposta dalla boutique situata al 35 dell’Avenue de l’Opera è destrutturata, ridisegnata e trasformata in una composizione quasi scultorea. Anche qui, dietro l’effetto scenografico, rimangono riconoscibili la sfoglia croccante, choux al caramello, crema pasticcera alla vaniglia e chantilly alla vaniglia. Viene assemblata al ritiro proprio per preservare le diverse consistenze. E’ il classico che cambia abito. 

 

Conclusione

La saint honorè dimostra una cosa che noi cuochi e i pasticceri sappiamo bene: una ricetta può avere una storia precisa ma non è detto che debba restare immobile. La tradizione è il punto di partenza, la tecnica è lo strumento, la sensibilità di chi la prepara è ciò che può trasformarla nuovamente in emozione.

 

Credo che proprio per questo, quasi due secoli dopo la sua nascita, la Saint-Honoré  continua a profumare di Parigi. 

 

Credit photos:

https://lapatisseriecyrillignac.com

https://cedric-grolet.com/

https://jeffreycagnes.fr/

https://stohrer.fr/

https://www.pierreherme.com/

acadèmia.tv

cparama.com

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Mi chiamo Angela D'Esposito, meglio conosciuta come "Chef Angelina" e ribattezzata “larockchef” dai miei ragazzi di brigata visto che senza rock and roll la mia linea non sarebbe la stessa cosa. Classe 1968, napoletana doc, a 20 anni, con una valigia piena di sogni e tanta curiosità, decisi di varcare il confine per scoprire le bellezze del mondo. Nel 1990, fui una delle prime donne ad integrare una brigata di cucina (prevalentemente maschile) in quel di Parigi, indossando una giacca corazzata di coraggio e perseveranza. Sono fiera di poter dire che ho alle spalle una brillante carriera, completamente costruita da autodidatta, con passione e sacrificio. Ho portato in giro per il mondo la cucina napoletana e le bellezze enogastronomiche del nostro bel paese. Per questi moviti, amo talmente il mio lavoro e rispetto talmente chi come me esercita la professione di cuoco che non amo quelli che considero gli “usurpatori del food”. Essere cuoco è una missione; regaliamo momenti di benessere a tutti coloro che si siedono alla nostra tavola ai quali dobbiamo rispetto, professionalità e sincerità, aspetti sempre più rari in una società dove la visibilità e i falsi riconoscimenti per carriere inesistenti, hanno preso il posto delle competenze e dell’onestà verso il pubblico. Da qualche anno ho scoperto la passione per la scrittura ed il giornalismo che ho affiancato, con successo, alle mie attività professionali di Personal Chef, Consulente f&b ed Event Planner. Le scoperte di Chef Angelina hanno avuto un impatto notevole tra i lettori che, attraverso i miei racconti, hanno potuto scoprire nuove realtà fin'ora rimaste nell’ombra. Oggi approdo con orgoglio a “Di testa e di gola” con la ferma intenzione di continuare sulla stessa scia delle mie passate esperienze giornalistiche e continuare a regalare, ai nostri lettori, nuove ed interessanti scoperte, tante buone ricette, sempre con buon umore, sincerità ed integrità.
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