Il Dulce Bartolomei, dolce patronale di Benevento

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Il Dulce Bartolomei, dolce patronale di Benevento

Un dolce per rinnovare il ricordo del Santo martire: la creazione di don Mario De Santis e delle Fabbriche Riunite Torrone Benevento.

La storia

Che sia perché si celebra ad agosto, quando la festività rossa di calendario non regala benefici lavorativi ai più.

Che sia perché alla solennità dei riti non si accompagna una vera festa popolare.

Che sia anche perché il giorno del ricordo fu scollegato dal fatto storico, sta di fatto che il culto di San Bartolomeo, patrono della città e dell’arcidiocesi, a Benevento gode di minor popolarità rispetto ad altri culti e celebrazioni religiose, su tutte quella della Madonna delle Grazie.

L’apostolo predicò in Asia Minore, in terre dove forte era l’influenza araba, e la sua fede incrollabile gli causò un martirio tra i più crudi: fu scuoiato vivo.

Un’immagine forte, che nei secoli ha ispirato arte e devozione. Michelangelo lo rappresenta nella Cappella Sistina con un brandello della sua pelle in mano.

Le reliquie del santo martire, conservate oggi nella basilica a lui intitolata, per volontà del principe longobardo Sicardo, giunsero a Benevento, traslate da Lipari, il 25 ottobre dell’838.

Fu quella la data in cui i beneventani per lunghi secoli celebrarono il santo.

Con l’adozione del calendario liturgico universale, dopo l’Unità d’Italia, le celebrazioni di San Bartolomeo caddero, e tutt’oggi cadono, il 24 agosto.

L’idea di legare la festa del santo patrono ad un dolce

Don Mario De Santis, uomo vivace e rigoroso, capace di coniugare fermezza pastorale e creatività, parroco della basilica, nei decenni scorsi, per indurre una partecipazione più intensa alla festa pensò di legarla a una preparazione gastronomica, che potesse divenire tradizione, come avviene ad esempio per San Giuseppe, per il Natale e per la Pasqua.

Fu così che, nel 2003, don Mario commissionò alle Fabbriche Riunite Torrone Benevento l’ideazione di un dolce i cui sapori e odori fossero per qualche via evocativi della vicenda del santo.

dulce bartolomei 2
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I mastri pasticceri di uno dei più antichi laboratori di pasticceria della città e probabilmente l’unico sopravvissuto dell’antica tradizione artigianale dei torroni, tradussero la vicenda del santo in una piccola torta di pasta Maddalena, realizzata con mandorle che rimandano all’Oriente, ripiena di marmellata rosso vivo di ciliegia, a simbolo del sangue versato dal martire.

Un tocco di speziatura, poi, ancora evoca le terre arabe che il santo attraversò per testimoniare la fede.

Questo è il Dulce Bartolomei che, nell’idea di don Mario De Santis, deve farsi tradizione.

Dove reperirlo

In effetti per lunghi anni il dolce venne venduto innanzi alla basilica il 24 agosto.

Oggi è reperibile presso la rivendita del produttore, encomiabile depositario anche di altri dolci tradizionali della città: il torrone granito e la mela stregata, per citarne due.

Fin qui la storia, che per onorare il Santo e l’ambizione di don Mario, abbiamo anteposto al racconto dell’aspetto strettamente gastronomico.

Il Dulce Bartolomei si presenta come un piccolo disco bronzato, decorato di cioccolato fondente, colato a formare le lettere S e B (San Bartolomeo) e dei ramoscelli di palma.

Perfettamente realizzato con ingredienti notoriamente nobili in pasticceria: mandorle e miele.

Dulce Bartolomei
Dulce Bartolomei

L’assaggio

All’assaggio è squisito.

La pasta morbida, per via delle mandorle e della caramelizzazione dello zucchero, in alcuni punti risulta sofficemente croccante.

Una percezione tattile che arricchisce il gusto.

La confettura di ciliegie che farcisce la pasta Maddalena è ben dosata, così da non far sfociare la dolcezza in stucchevolezza.

L’aromaticità del dolce è spiccata, tanto per la presenza delle mandorle che di miele che di speziatura nella marmellata.

Un boccone tira l’altro e la golosità dovrebbe intensificare il ricordo del Santo.

Qui il QRCode per acquistare il dolce

QRcode dulci bartolomei
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Zang tumb tumb è il rumore del suo passo, del suo cuore e della sua mente. Giornalista, commercialista e docente, ha collaborato con diverse testate giornalistiche (Roma, Sannio quotidiano, giancristianodesiderio.com, Sonar Magazine), scrivendo di enogastronomia, cultura e paesaggi umani. Nel 2019 è stato premiato dal Centro Pannunzio di Torino come finalista del Premio Mario Soldati, sezione enogastronomia, per un articolo sui vini delle Cinque Terre. Nel 2021 ha pubblicato L'ingordo. La gola, il vino, le donne, il piacere e il dolore della forchetta. Ha un blog (www.ilgourman.it) su cui scrive saltuariamente storie ispirate alla sua relazione segreta e pubblica con Irene. È un lettore accanito, cinefilo indefesso e animatore di convivi. Vive con tre donne: Marina, Anna Stella e Marialaura. Insomma, fa… tante cose. Ma tutte con gusto.
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