Il fenomeno del kürtőskalács: dal cuore della Transilvania ai pop-up italiani

Introduzione
Il kürtőskalács, conosciuto anche come “chimney cake”, è un dolce che negli ultimi anni ha conquistato l’Europa e, più recentemente, anche l’Italia. Nato come specialità tradizionale dell’Europa centro-orientale, oggi è diventato un fenomeno di street food globale, spesso legato a eventi, pop-up e social media. Ma dietro il suo successo moderno si nasconde una storia antica e una diffusione complessa, tra autenticità, adattamenti e nuove forme commerciali.
Le origini storiche e il significato del nome
Il kürtőskalács nasce nella regione storica della Transilvania, con forti radici nella tradizione gastronomica ungherese. Il nome deriva dall’ungherese: “kürtő” = camino, “kalács” = dolce lievitato
Significa quindi “dolce a forma di camino”, per via della sua caratteristica forma cilindrica e cava.
Le prime testimonianze risalgono al XV secolo, quando veniva preparato nelle cucine nobiliari e durante le festività. La cottura su rullo vicino al fuoco e la caramellizzazione dello zucchero lo rendevano un dolce scenografico già per l’epoca.
Tra le prime figure storiche a documentare una versione primitiva compare Mária Mikes de Zabola della Transilvania, figura emblematica dell’aristocrazia ungherese, che nel XVIII secolo descrisse nelle sue lettere una preparazione simile al dolce, contribuendo a conservarne una delle più antiche testimonianze scritte.
Non si tratta dell’ inventrice, ma di una delle prime fonti storiche che ne attestano l’esistenza e la diffusione nella cultura aristocratica ungherese. Il Kurtos appartiene a quella categoria di dolci che io chiamo “figli di nessuno”: memoria di una cucina condivisa, non come invenzione individuale. E credetemi, nel mondo ce ne sono davvero tanti, diventati famosi e veri business globali senza paternità.

Il kürtőskalács nell’era moderna
Oggi il kürtőskalács è diventato un prodotto simbolo dello street food europeo. La preparazione tradizionale prevede un impasto lievitato che possiamo considerare ”vegano” per l’assenza di latte e uova, avvolto su un cilindro di legno, la cottura su brace o calore rotante per la caramellizzazione dello zucchero e cannella in superficie.
Nel tempo, però, il dolce ha subito molte reinterpretazioni dando vita a versioni con gelato o creme, topping moderni (cocco, cioccolato, biscotti, granella di frutta a guscio) e varianti pensate per il turismo e i social media. Questo ha creato una divisione tra versione “autentica” e versione “commerciale”.
I migliori indirizzi dove trovarlo all’estero
Il punto di riferimento mondiale resta l’Ungheria, in particolare la capitale Budapest, considerata la culla del kürtőskalács moderno, mercatini storici e bakery specializzate nella città con versioni tradizionali ancora cotte su rullo e servite semplici. In generale, i luoghi più autentici restano: i mercati tradizionali della Transilvania, street food ungherese e fiere popolari dell’Europa dell’Est.

L’espansione in Italia e il primo arrivo
In Italia il kürtőskalács arriva tra il 2010 e il 2015 grazie a imprenditori e format di street food ispirati all’Europa orientale. Il primo sviluppo significativo avviene tramite stand itineranti, mercatini natalizi e pop-up specializzati.
Uno dei primi tentativi strutturati è stato a Torino con format artigianali come Kurtos Time. Il dolce non è ancora diffuso in modo capillare, ma si trova in alcune città chiave:
- Roma con format come Kurtos Roma
- Pavia con Kurtoso Bakery
- Bergamo con Kurtoso Italia
In generale, il modello italiano è ancora ibrido: pochi negozi fissi e molti eventi stagionali con forte presenza nei festival di street food.
I casi in Campania: chi c’è dietro il format Chimney house?
La Campania è diventata uno dei casi più emblematici e quasi misterioso del fenomeno: c’è qualcuno ben nascosto che nel Kurtos ci crede davvero.

A Napoli, nel 2025, il pop-up “Chimney House” ospitato al Vomero presso Calice Nero ha attirato centinaia di persone, causando lunghe file e traffico congestionato. Il progetto, temporaneo, ha dimostrato un forte interesse del pubblico.
In parallelo, altre esperienze come “Sweet Chimney” a Frattamaggiore e “KRT Wanderlust”, nel quartiere Chiaia a Napoli, provarono a portare il dolce, in formato fisso, con risultati meno duraturi: purtroppo, queste due realtà non esistono più. Dove hanno sbagliato?
Ho seguito con interesse le avventure di Chimney house con i suoi pop up di successo, in giro per l’Italia, e sono arrivata a questa conclusione:
- Chimney House sta facendo una classica operazione di “product hype/ format/ scalabilità”.
Cioè: è stato scelto un prodotto già esistente, è stato riposizionano in chiave moderna, è stato trasformato in un prodotto “instagrammabile”, altamente visuale, personalizzabile e adatto allo street food, è stata creata scarsità e attenzione con Pop-up temporanei, aperture evento, code, viralità social.
Questo genera FOMO (Fear of Missing Out) ovvero quello che nel marketing è un meccanismo psicologico molto potente: fai percepire che qualcosa è limitato, esclusivo o temporaneo, e questo aumenta il desiderio di provarlo. Esempi pratici: “Solo per questo weekend”, “Pop-up store per 10 giorni”, “Code lunghissime, tutti ne parlano”, “Edizione limitata”.

Un test di mercato a basso rischio, insomma. Se vedono code, contenuti social e buoni numeri, capiscono se il prodotto “regge”. Preparano la scalabilità dove Il passo successivo e naturale è franchising/licensing/eventi: un modello leggero, replicabile, con margini interessanti.
Nel caso di Chimney House, il meccanismo può essere: apro per poco tempo, la gente vede la fila, i social ne parlano, nasce curiosità, più persone vogliono andarci “prima che finisca”.
Non compri solo il prodotto, compri anche il senso di partecipare a un momento “di cui tutti parlano”.
È una leva usatissima da brand come nel lancio di prodotti di Apple: la scarsità (vera o costruita) aumenta il valore percepito.
La parte interessante, però, è un’altra: la bassa esposizione societaria pubblica. Quando un brand spinge molto sul marketing ma poco sulla narrazione dei fondatori o della struttura, può significare che stanno costruendo prima il valore del marchio e poi formalizzando l’espansione.
La mia impressione: non stanno vendendo solo un dolce, stanno costruendo un asset commerciale. Il chimney cake è il veicolo. Il vero prodotto è il format. Funzionerà? Il tempo lo dirà.
Intanto, un punto vendita del format è presente al Centro Commerciale Campania mentre continuano le pop up in giro per l’Italia. Fino al 3 maggio potrete gustare il Kurtos a Napoli, Piazza Dante e dal 30 aprile al 3 maggio al Comicon alla Mostra d’Oltremare.

Conclusione
Il kürtőskalács rappresenta oggi un perfetto esempio di come un dolce tradizionale possa trasformarsi in fenomeno globale. Nato nelle cucine aristocratiche della Transilvania, è diventato uno street food internazionale e infine un prodotto virale in Italia.
Tuttavia, il suo successo moderno mostra anche un limite: funziona meglio come esperienza temporanea e spettacolare che come prodotto di consumo quotidiano. Tra autenticità e innovazione, il kürtőskalács continua così a evolversi, restando sospeso tra tradizione e marketing contemporaneo.
Photo Credit: chemneyhouse.it, kurtosbakery, kurtosroma, kurtosoitalia.



