Il food styling, tra arte ed IA
Ogni volta che navighiamo sul web alla ricerca della ricetta del piatto dell’ultimo minuto o della ricetta del secondo svuota frigo o di quella della torta di compleanno da lasciare senza fiato siamo letteralmente sommersi da una chilometrica SERP grondante svariate specialità culinarie ma, soprattutto, da fotografie seducenti di prelibatezze che viene voglia solo di ammirare come se fossero opere d’arte.
Questi impiattamenti artistici sono normalmente creazioni di un food stylist, un professionista che si occupa di preparare e presentare il cibo affinché risulti il più attraente possibile in fotografie, video, pubblicità, libri e riviste di cucina, packaging e contenuti per i social.
Ogni elemento, sia dentro il piatto sia tutto quello che lo circonda come posate, tovaglia e tovaglioli, luci ed angolazioni sono meticolosamente studiati e posizionati in modo da migliorare la presentazione del cibo e farlo apparire più desiderabile.
Cos’è il food styling?
Il food styling è una vera e propria disciplina nata negli Stati Uniti negli anni ’50 con l’esplosione della pubblicità alimentare e delle riviste di cucina. Da allora quella del food stylist è diventata una professione diffusa a livello planetario, che lavora a stretto contatto con fotografi, art director, cuochi e chef, aziende alimentari, agenzie pubblicitarie ed editori di libri e riviste ed. ovviamente, di testate giornalistiche on line.
Il food stylist deve essere prima di tutto un cuoco perché deve sapere come reagiscono gli alimenti durante la cottura: deve, ad esempio, sapere che una cotoletta panata ben cotta assume un colore marroncino chiaro e che tende a trasudare olio appena posta sul piatto da portata oppure che il basilico scurisce e appassisce se adagiato su una pizza o un piatto di pasta alla Norma troppo caldi.
Deve poi scegliere con cura ogni elemento che farà da corollario al cibo, dosando le luci, scegliendo particolari inquadrature ma, soprattutto, deve conoscere a menadito la teoria dei colori nel marketing.poiché le tinte influenzano le emozioni, la percezione di chi guarda ed, in moltissimi settori, le decisioni d’acquisto di osservatori che si trasformano in consumatori; il verde, ad esempio, comunica freschezza, il rosso aumenta la fame o l’uso di stoviglie nere trasmette eleganza e ricercatezza.
E‘ un’opinione largamente condivisa che ad ispirare la nascita di questa disciplina siano state le arti figurative: si pensi a La tavola imbandita di Matisse o a La colazione dei canottieri di Renoir o alle numerosissime nature morte – a cominciare da Caravaggio – della storia dell’arte.
Ilaria Caputo
E ad ispirare questo contributo è stata 5 o’clock, opera pittorica dell‘artista palermitana Ilaria Caputo.

In quest’olio su tela del 2017, ogni elemento è ben allineato proprio come se fosse stato posizionato da un food stylist: in primo piano spiccano due stoviglie riccamente dipinte – un dipinto nel dipinto – che raffigurano una tazza di tè sulla sinistra e una bella fetta di torta al cioccolato a destra.
Per rendere molto più realistico e quasi fotografico il quadro, Ilaria Caputo ha conficcato una forchetta tutta ornata sulla torta, come se l’osservatore fosse sul punto di mangiarla.
Il gioco di ombre – dal vivo è assai evidente – e di inquadrature ci sono tutti ma a rendere incantevole l’opera è lo sfondo: sono tutte mattonelle siciliane dove l’arancio dialoga con il verde e l’azzurro e l‘intera mise en place, come se fosse l’illustrazione di una copertina di una rivista o di un libro di cucina, pare gridare “Mangiami! Mangiami“ o dato che siamo in Sicilia “Manciatilla sta torta ca sta finennu!”.
L’influenza della pittura e della fotografia
La pittura e la fotografia artistica ispirano ancora oggi i più famosi e ricercati food stylist nel loro lavoro quotidiano ma, come direbbe Antonio Lubrano, “a questo punto, una domanda sorge spontanea”. Viviamo, infatti, in un’epoca storica nella quale l’Intelligenza Artificiale è divenuta uno strumento utile e, a volte indispensabile in moltissimi settori: è pane quotidiano per molti studenti (e non solo!) che, ad esempio, devono tradurre velocemente in italiano un testo dall’inglese o risolvere un intricato problema di geometria; è utile a tanti professionisti, persino avvocati, che devono effettuare ricerche ma hanno poco tempo a disposizione; è anche utile per creare, elaborare o miglioare immagini che la stessa scrivente usa spesso nei suoi testi.
Si può scegliere lo stile, l’angolazione, la luminosità e i soggetti dell’immagine ed è uno strumento utilissimo anche per un fotografo o, di certo, per un food stylist che cerca l’effetto “Wow” che manca al suo impiattamento quasi perfetto.
Così la domanda che è sorta spontanea è: se il grande potere dell’IA sta mettendo in crisi molte professioni e mestieri “tradizionali”, potrebbe far fare la stessa fine ai food stylist più in voga?

In un mio recente contributo sulle tavole imbandite nella letteratura pirandelliana, ad esempio, ho inserito una bella bottiglia di rosolio all’arancia sul pianale di una cucina tipica siciliana. L’immagine trasformata in fotografia da rivista, non è altrettanto allettante? Non fa venir voglia di gustarne un bicchierino?
Diventeremo tutti un po‘ food stylist un giorno?



