Il grano nuovo: il Senatore Cappelli.
Tra il 1922 e il 1933 la produzione italiana di frumento passò da circa 44 a 80 milioni di quintali annui.
Un incremento straordinario, ottenuto quasi senza allargare le superfici coltivate, ma aumentando la resa dei terreni grazie alla selezione genetica e alla diffusione di nuove varietà di grano.
Al centro di questa rivoluzione c’era Nazareno Strampelli, agronomo e genetista marchigiano che cambiò la cerealicoltura italiana.
Nazareno Strampelli, l’agronomo che cambiò il grano italiano
Nazareno Strampelli nacque il 29 maggio 1866 a Crispiero, frazione di Castelraimondo, in provincia di Macerata.
Dopo il liceo si laureò in Agraria all’Università di Pisa nel 1891 e completò la propria formazione a Camerino.
Nel 1903 fu nominato direttore della Cattedra speciale di granicoltura di Rieti.
Qui iniziò un programma di ricerca destinato a modificare il futuro del grano: selezionare e incrociare varietà diverse per ottenere piante più produttive, resistenti alle malattie e meno esposte all’allettamento, cioè al piegamento degli steli causato da vento, piogge o eccessiva altezza della pianta.
Il suo primo tentativo fu ambizioso: incrociare due grani, uno resistente alle ruggini e l’altro all’allettamento, per ottenere una varietà capace di difendersi da entrambi i problemi.
L’esperimento non riuscì, ma Strampelli proseguì senza abbandonare la strada della ricerca.
Le leggi di Mendel e la rivoluzione dell’ibridazione
A Rieti Strampelli approfondì le leggi sull’ereditarietà di Gregor Mendel, conosciute attraverso gli scritti di Giuseppe Cuboni, suo docente a Pisa.
Dal 1904 avviò così un programma sistematico di ibridazione del frumento basato sui principi mendeliani.
Fino a quel momento la selezione agraria avveniva soprattutto scegliendo gli esemplari migliori all’interno di una stessa popolazione.
Strampelli introdusse invece un approccio più moderno: incrociare varietà differenti per riunire, nella stessa pianta, caratteristiche utili come produttività, precocità, resistenza alle malattie e adattabilità ai diversi climi italiani.
Nel 1919 fondò a Roma l’Istituto nazionale di genetica per la cerealicoltura, che sotto la sua guida diventò un punto di riferimento per la genetica agraria italiana e internazionale.
Nel corso della sua attività raccolse circa 250 varietà di grano provenienti da tutto il mondo, realizzò all’incirca 800 incroci e ottenne 65 nuove varietà, note anche come “sementi elette” o “grani della vittoria”.
Dal grano Carlotta al grano Ardito
Uno dei primi risultati fu il grano Carlotta, dedicato alla moglie.
Nacque dall’incrocio tra il grano Rieti e la varietà francese Massy. Rispetto al Rieti offriva rese più elevate e una migliore adattabilità ai climi freddi, pur mostrando una minore tolleranza alla siccità.
Da quel lavoro arrivarono poi varietà decisive come l’Ardito, evoluzione del Carlotta, e il Mentana.
Grani capaci di contribuire al miglioramento delle rese e di modificare profondamente le tecniche di coltivazione del frumento tenero.
Il successo delle varietà create da Strampelli venne sfruttato dal regime fascista nella Battaglia del grano, avviata nel 1925 per aumentare l’autosufficienza nazionale nella produzione cerealicola.
Benito Mussolini visitò più volte i suoi campi sperimentali e trasformò le “sementi elette” in uno degli strumenti centrali della campagna agricola.
Le rese medie italiane salirono dai 10,4 quintali per ettaro del periodo 1910-1913 a 14,2 quintali per ettaro tra 1930 e 1933.
La produzione totale arrivò a circa 80 milioni di quintali nel 1933, contro i 44 milioni del 1922. Nel 1929 Strampelli fu nominato senatore del Regno, pur partecipando poco alla vita politica.
Senatore Cappelli, il grande grano duro italiano
Per l’Italia, il figlio più celebre delle ricerche di Strampelli resta il grano duro Senatore Cappelli.
La sua storia è legata a Raffaele Cappelli, marchese e deputato del Regno d’Italia, poi senatore, appassionato di agricoltura e promotore di riforme agrarie.
Nel 1907 Cappelli mise a disposizione di Strampelli i propri terreni in provincia di Foggia, consentendogli di svolgere esperimenti fondamentali per il miglioramento del grano duro.
Un aiuto decisivo, soprattutto se si considera che lo scienziato faticò a ottenere dallo Stato campi e risorse per proseguire le ricerche.
Il Senatore Cappelli fu ottenuto nel 1915 attraverso selezione genealogica a partire dalla popolazione nordafricana Jenah Rhetifah.
Venne distribuito agli agricoltori dal 1923 e si diffuse rapidamente nel Mezzogiorno: nel 1949 arrivò a coprire il 57% della superficie italiana coltivata a grano duro.1
È una varietà alta, rustica e adatta alle condizioni caldo-aride del Sud.
Ha segnato per decenni la produzione di pasta italiana e continua a essere apprezzata per caratteristiche organolettiche, aromatiche e per il suo ruolo storico nella cerealicoltura nazionale.
“Grano antico”? Per mio nonno era il grano nuovo
Oggi il Senatore Cappelli viene spesso inserito nella categoria dei cosiddetti “grani antichi”.
È una definizione comoda sul piano del marketing, ma storicamente imprecisa e, in molti casi, ripetuta senza conoscere davvero la storia delle varietà.
Il Senatore Cappelli non è un grano antico nel senso di una cultivar tramandata immutata nei secoli.
È un grano creato nel 1915 attraverso un moderno programma di selezione genetica.
All’epoca rappresentava una novità scientifica, una varietà migliorata ottenuta grazie alla ricerca agronomica.
Mio nonno, Giustino Catalano, mediatore di grandissime quantità di vini, oli e cereali, lo definiva con maggiore precisione: “il grano nuovo”.
Era il nome che restituiva il senso autentico di quella varietà: non un residuo del passato, ma il prodotto più avanzato della ricerca cerealicola del suo tempo.
Chiamarlo “antico” può evocare tradizione e naturalità, ma rischia di cancellare il merito di Strampelli e di trasformare una grande conquista della genetica agraria italiana in un semplice slogan commerciale.
Grani moderni, Creso e falsa sicurezza sanitaria
Dagli anni Settanta molte varietà nate dalle ricerche di Strampelli furono progressivamente sostituite da grani più bassi, più produttivi e più adatti alla meccanizzazione e alle lavorazioni industriali.
Tra questi il Creso, varietà di grano duro ottenuta attraverso mutagenesi indotta e selezione.
Questi grani moderni hanno spesso rese superiori e caratteristiche tecnologiche favorevoli all’industria molitoria e pastaria.
Il confronto, però, non può essere ridotto a una contrapposizione semplicistica tra “vecchio buono” e “moderno cattivo”.
Il Senatore Cappelli può offrire profumi e qualità gustative molto apprezzate, ma non esistono prove sufficienti per affermare che i cosiddetti grani antichi siano in assoluto più salutari o più adatti a chi soffre di celiachia.
La celiachia richiede l’esclusione del glutine dalla dieta, indipendentemente dalla varietà di frumento.
Alcuni studi hanno osservato possibili differenze nei sintomi di persone con sensibilità al glutine non celiaca che consumano pasta di Senatore Cappelli, ma la varietà contiene comunque glutine e non è sicura per chi è celiaco.
Una riscoperta da raccontare correttamente
Negli ultimi anni il Senatore Cappelli e altri grani storici del Novecento hanno conosciuto una nuova diffusione, soprattutto nei circuiti biologici, nei piccoli molini, nella panificazione artigianale e nella pasta di filiera.
È una riscoperta positiva, se accompagnata da parole corrette.
Il Senatore Cappelli è una varietà storica, importante, identitaria e ancora capace di offrire valore agricolo e gastronomico.
Ma soprattutto è il risultato di una ricerca innovativa.
Non è soltanto un “grano antico”.
È il grano nuovo di Nazareno Strampelli: una varietà nata dalla scienza, dalla visione e dalla volontà di migliorare l’agricoltura italiana.



