Il Little Breizh a Saint-Germain-des-Prés a Parigi: l’indirizzo da non perdere per crêpes e galettes

Il Little Breizh a Saint-Germain-des-Prés a Parigi

Il Little Breizh a Saint-Germain-des-Prés a Parigi: l’indirizzo da non perdere per crêpes e galettes

Nel cuore di Parigi, il Little Breizh firma una reinterpretazione d’autore della celebre crêpe nata a Montecarlo. Un’esperienza autentica, un elegante blend tra cuore bretone e mood parigino, che gioca sulla scelta tra tipologie di impasto e pairing inattesi. Così tra frumento, grano saraceno e bolée de cidre, ridefinisce piacevolmente i canoni della pausa parigina.

Parigi, si sa, è una piacevole trappola per inguaribili nostalgici e golosi. Impossibile infatti lasciare la Ville Lumière senza aver provato almeno una volta la mitica quanto iconica Crêpe Suzette. Tempio di questo evergreen della pasticceria da passeggio è senza dubbio il Little Breizh, una piccola insegna di quartiere nel cuore di Saint-Germain-des-Prés.

Preparazione
Preparazione

Dietro i contorni blu cobalto della facciata, si nasconde un ambiente intimo e accogliente che colpisce per un felice mash-up tra anima bretone e ispirazione inconfondibilmente parigina.

La proposta si articola in una variegata gamma di crêpes e galettes (la versione bretone, con grano saraceno) dolci e salate, affiancata da una ragionata selezione di insalate e gelati.

Genesi di un pasticcio: le origini della Crêpe Suzette

La storiografia ufficiale ci riporta al 1895, sulla terrazza del Café de Paris a Montecarlo.

Un giovane Henri Charpentier, all’epoca poco più che un apprendista al servizio del Principe del Galles, commise l’errore perfetto!

L’emozione fece prender fuoco al liquore all’arancia destinato alle crespelle dell’erede al trono britannico.

Il resto è storia: la caramellizzazione istantanea creò una salsa tanto setosa quanto gustosa, battezzata all’istante con il nome della giovane e affascinante Suzette, seduta al tavolo reale.

Se la ricetta codificata da Georges Auguste Escoffier esige una base di froment (frumento), la versione del Little Breizh è una perfetta fusione tra la regalità della Crêpe Suzette e l’orgoglio rustico della tradizione armoricana.

L’anima bretone del Little Breizh: la degustazione della Crêpe Suzette

La Crêpe Suzette (galette) del Little Breizh è vanità di tradizione: una memoria storica resa contemporanea e non alterata da intenti turistici che ahimé popolano i tavolini di molti bistrot parigini.

Il momento del flambé, infatti, è qui vissuto come rituale e non come “teatrino” inscenato per gli avventori: la classica “fiammata” è accompagnata lentamente da una mano adusa al mestiere da tempo.

Ed è proprio la finitura al tavolo a determinare il profilo organolettico caratterizzante il dessert.

Consentendo agli oli essenziali della scorza d’arancia di legarsi armonicamente ai sentori tostati tipici del grano saraceno, regalando così un equilibrio inatteso.

Un millimetrico gioco d’ensemble tra l’amaro dell’agrume, l’avvolgenza del caramello e la nota a tratti terrosa dell’impasto.

Crêpe Suzette
Crêpe Suzette

Al morso, la dinamica è dominata dalla peculiare texture del blé noir (grano saraceno) che, in quanto privo di glutine, conferisce alla crêpe una consistenza che i bretoni definiscono kraz.

Una croccantezza vitrea ai bordi che lascia progressivamente spazio ad un cuore morbido e compatto, capace di assorbire i liquidi rendendo il boccone assai goloso.

La degustazione svela altresì la cura nella ricerca degli ingredienti, confermando che il Little Breizh è il place to be.

Il burro utilizzato, infatti, è molto probabilmente un beurre demi-sel di Normandia o Bretagna che, quando incontra lo zucchero e il succo d’arancia sulla bilig (la piastra circolare in ghisa), esalta la dolcezza citrica dell’agrume, interrompendo l’eventuale monocromia zuccherina del caramello.

Il bite, giustamente soffice, evolve in bocca esprimendosi in un cangiante corredo aromatico che va dalla zagara alle note lattiche, passando per piacevoli abbrivi di sapidità.

Materia, tecnica e quel pizzico di orgoglio francese che non guasta mai.

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L’abbinamento perfetto: quando il territorio docet

Abbinamento d’obbligo per un piatto di una simile densità gustativa, il Cidre Artisanal Brut riesce a sgrassare il palato senza saturarlo.

Servito a una temperatura di 6-8 °C nella tradizionale tazza in ceramica (bolée), apporta una precisa sferzata acida che, unitamente al perlage, rimuove delicatamente la grassezza del burro e la viscosità del caramello, sposandosi alla perfezione con l’assetto aromatico della Suzette.

Un pairing sinuoso che incentiva il continuo match tra sorso e boccone.

Da bere
Da bere

Il Little Breizh è il posto da segnare in agenda per una rigenerante pausa all’insegna di una cucina autentica, in cui l’esperienza è a servizio di una creatività lucida e di una tradizione solida. Il tutto in un ambiente capace di disegnare a colori un’atmosfera accomodante e distesa, servendosi di eleganza e del risaputo orgoglio bretone.

 

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Classe 1987, dopo una laura in Economia e Finanza ed un parallelo percorso in ambito enogastronomico, Manuela Mancino si specializza nella consulenza all’Ho.Re.Ca., ad aziende di produzione e nella selezione di cibi e vini. Da sempre appassionata di food&wine, traccia i profili della propria figura professionale in età adolescenziale, con l’obiettivo di acquisire le competenze necessarie ad impiantare l’assetto strategico, gestionale ed operativo degli operatori di settore. Tecnico assaggiatore di numerose materie prime (dal vino all’acqua, dai formaggi alla pasta, passando per i salumi), si dedica in maniera peculiare allo studio del settore olivicolo, divenendo Sommelier di olio, assaggiatore di olio e di olive da mensa. Con all’attivo la partecipazione a diversi panel e giurie di settore, continua a formarsi in tale ambito tra libri, campagne e altrettanta pratica. Convinta fautrice della sostenibilità, ne fa una mission nella vita privata e lavorativa, dedicandosi allo sviluppo di variegati progetti enogastronomici. In continuo viaggio tra l’Italia e all’estero, trova spunti interessanti per la propria attività di critica di settore, nella speranza di fornirne una visione trasversale ed una lettura “dal campo alla tavola”.
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