Il misterioso Sciascinoso: un vitigno antico raccontato a IoVino
IoVino rappresenta una delle manifestazioni più interessanti, che negli ultimi anni stanno contribuendo a raccontare il patrimonio vitivinicolo del Sud Italia nella capitale.
La giornata del 15 Marzo scorso ha rappresentato la nona edizione dell’evento.

Ideato da Manilo Frattari, si distingue per un lavoro costante di valorizzazione dei produttori di Campania e Marche. Con un’attenzione particolare alle realtà più piccole e alle produzioni di nicchia.
Un lavoro di ricerca che negli anni ha permesso di far conoscere vitigni meno diffusi e storie di vignaioli che custodiscono patrimoni viticoli locali.
In questo percorso di ricerca e valorizzazione si inserisce perfettamente la masterclass dedicata allo Sciascinoso: un vitigno poco conosciuto, quasi scomparso.
Fortunatamente oggi è diventato oggetto di nuove attenzioni da parte di alcuni produttori che stanno cercando di recuperarlo. Reinterpretandolo e riproponendolo attraverso nuove vinificazioni e nuove letture enologiche.
La masterclass dedicata allo Sciascinoso è stata guidata da Alessandro Marra insieme ad Alessio Pietrobattista, entrambi firme della guida Slow Wine.

Il titolo dell’incontro non poteva essere più appropriato: “Il misterioso Sciascinoso”.
Sciascinoso: un vitigno antico quasi dimenticato
Lo Sciascinoso è un vitigno autoctono campano dalla storia molto antica.
Per anni è stato confuso con altre varietà – in particolare con l’Olivella – anche a causa della forma dell’acino, che ricorda proprio un’oliva.
I dati raccontati durante la masterclass sono impressionanti: negli anni 1970 si coltivavano circa 2500 ettari, nel 2010 ne erano rimasti appena 50. Oggi la superficie vitata è circa 43 ettari
Un vitigno quindi quasi scomparso, mantenuto vivo da pochi produttori che hanno deciso di continuare o riprendere a lavorarlo e comprenderne le potenzialità.
Le caratteristiche del vitigno
Dal punto di vista agronomico lo Sciascinoso è tutt’altro che semplice da gestire.
È infatti: molto vigoroso, con fertilità contenuta, sensibile a diverse fitopatie, difficile da interpretare in vigna. Dal punto di vista enologico produce vini con: tannino moderato, acidità sostenuta, gradazione non particolarmente elevata, grande scorrevolezza di beva.
Proprio queste caratteristiche fanno sì che oggi venga considerato un rosso più leggero e moderno. In linea con le tendenze contemporanee che premiano vini meno strutturati e più gastronomici.
È proprio questa sua natura di rosso agile, fresco e di facile beva, che potrebbe rappresentare una grande opportunità per il futuro di questo vitigno. In un mercato in cui molti consumatori cercano vini meno complessi e più immediati, lo Sciascinoso potrebbe trovare una nuova ribalta. Soprattutto con i dovuti aggiustamenti nella gestione della vinificazione e dell’affinamento.
I vini degustati nella masterclass

Protagonisti della degustazione sono stati otto vini, provenienti da diverse aree della Campania e prodotti da alcune delle pochissime aziende che oggi lavorano questo vitigno. Il primo, il Roccamonfina IGT Sciascinoso Frizzante di “La Masseria di Sessa” è stato presentato in anteprima assoluta con la bottiglia ancora priva di etichetta. Per questo non compare nella foto delle bottiglie degustate, n.d.r.
Un vitigno ancora da capire
La degustazione ha mostrato chiaramente quanto lo Sciascinoso sia un vitigno ancora in fase di interpretazione.
I produttori di Sciascinoso – pochi ma molto determinati – stanno facendo un lavoro importante di ricerca e sperimentazione per valorizzarlo e comprenderne le potenzialità.
I vini in degustazione presentavano un tratto comune molto evidente: una spiccata acidità.
Un’acidità che, almeno al mio palato, risultava spesso molto accentuata nelle annate più giovani e che tendeva a coprire parte dell’espressività del vino. Questo probabilmente è legato anche alla natura stessa del vitigno. Lo Sciascinoso presenta infatti un tannino piuttosto dolce e poco aggressivo, e proprio questa caratteristica lascia emergere in maniera ancora più evidente la componente acida.
In alcuni casi ho percepito anche una certa sensazione di alcolicità, nonostante si trattasse di vini con gradazioni relativamente contenute. È un effetto che può verificarsi quando acidità e struttura non sono ancora perfettamente integrate, soprattutto nei vini più giovani.
Per questo motivo ho avuto la sensazione che lo Sciascinoso sia un vitigno che possa dare risultati molto interessanti dopo un periodo di medio affinamento. Quando le varie componenti trovano un equilibrio più armonico.
Naturalmente si tratta di impressioni personali, legate al mio palato e alla mia sensibilità degustativa. Nel vino, al di là dei tecnicismi, la componente soggettiva resta sempre fondamentale.

Tra i vini più giovani, una menzione particolare spetta, a parer mio, al Costa d’Amalfi Rosato del Viticoltore Giuseppe Apicella. Uno sciascinoso che nella versione rosata sembra trovare una dimensione più immediata e equilibrata.
Per quanto riguarda invece i vini che hanno attirato maggiormente la mia attenzione durante la degustazione, la preferenza è andata agli ultimi tre campioni.
- Irpinia DOC Sciascinoso “Caudio” 2020 – Tenuta Vitagliano
- Irpinia DOC Sciascinoso “Caudio” 2019 – Tenuta Vitagliano
- Roccamonfina IGT Sciascinoso “Aurunco” 2018 – La Masseria di Sessa
È importante precisare che tutti i vini degustati sono stati meritevoli di nota. Soprattutto considerando il grande lavoro di ricerca e sperimentazione che i produttori stanno portando avanti su questo vitigno.
Le citazioni fatte non rappresentano quindi un giudizio di merito o demerito tra i diversi vini. Sono semplicemente considerazioni personali legate al mio gusto e alle mie percezioni durante la degustazione.
In generale, i vini con qualche anno in più sulle spalle, sembravano permettere allo Sciascinoso di esprimersi con maggiore equilibrio. L’affinamento riesce ad attenuare quella spinta acida che nelle annate più giovani risulta molto marcata.
Un vitigno con grandi potenzialità
La masterclass ha mostrato chiaramente come lo Sciascinoso sia un vitigno con grandi margini di crescita.
Oggi i produttori che lo lavorano sono pochi, ma il lavoro che stanno facendo è importante e promettente. È un vitigno che probabilmente richiede: tempo, studio, affinamenti più lunghi ed
una comprensione sempre più approfondita delle sue caratteristiche.
Ma proprio per questo motivo lo Sciascinoso resta uno dei vitigni più affascinanti del panorama campano. Un vino antico che sta lentamente cercando una nuova identità nel presente.


