Il pistacchio e il Re di Bronte: storia, biodiversità e valore agroalimentare

pistacchio (Photo Credit: Wikipedia)

Il pistacchio e il Re di Bronte: storia, biodiversità e valore agroalimentare

Settembre: è tempo di raccolta!! 

In Italia, c’è chi lo chiama “oro verde”, chi “diamante siciliano”, il pistacchio non è più soltanto un seme da sgranocchiare: è diventato un’icona del gusto, il Re verde che fa’ impazzire il mondo, capace di trasformare un dolce o un piatto salato in un’esperienza unica.

Ho preparato una mini guida con la quale imparerete a conoscerlo meglio e, perché no, evitare qualche “frode” alla DOP.

Origini storiche

Il pistacchio (Pistacia vera L.) è una specie arborea della famiglia delle Anacardiaceae, diffusa nelle aree aride e semiaride del Mediterraneo e dell’Asia occidentale.

La sua coltivazione, oltre al valore economico, riveste una forte importanza culturale e paesaggistica.

Le prime testimonianze scritte risalgono all’Antica Persia (VII secolo a.C.), dove il pistacchio era considerato cibo pregiato delle élite.

Da lì si diffuse in Grecia e Roma, grazie ai commerci lungo la Via della Seta.

Plinio il Vecchio ne parla nella Naturalis Historia, testimoniando la sua diffusione già nel I secolo d.C.

Produzione e varietà

I principali produttori mondiali sono:

Iran: oltre 200.000 tonnellate annue, varietà Fandoghi e Kaleh Ghouchi.

Stati Uniti (California): più di 400.000 tonnellate, con varietà poco pregiate selezionate a scopo commerciale.

Turchia: circa 300.000 tonnellate, famosa la cultivar Antep.

Italia (Sicilia): circa 3.500 tonnellate annue, ma di altissimo valore qualitativo, in particolare il Pistacchio Verde di Bronte DOP.

la pianta (Photo Credit: Wikipedia)
la pianta (Photo Credit: Wikipedia)

Caratteristiche agronomiche

La pianta è dioica, con fiori unisessuali, e necessita di impollinazione anemofila.

Predilige terreni vulcanici o calcarei, con scarsa disponibilità idrica.

Ha un ciclo produttivo biennale: un anno di “carica” e uno di “scarica”.

Raccolta e lavorazione

La raccolta avviene tra agosto e settembre, spesso manualmente per preservare la qualità.

Dopo il distacco, i frutti vengono sgusciati entro 24 ore per evitare alterazioni.

La tostatura o conservazione in guscio dipende dalla destinazione commerciale.

Il Pistacchio Verde di Bronte D.O.P. la meraviglia naturale che tutto il mondo ci invidia

È una varietà che cresce alle pendici del vulcano Etna, su terreni estremamente ricchi di minerali, elemento chiave che conferisce al pistacchio un caratteristico colore verde smeraldo (clorofilla persistente) e un aroma intenso e unico.

La varietà in uso è la Pistacia vera Napoletana, spesso innestata su terebinto, arbusto spontaneo e dioico (pianta con fiori solo maschili o solo femminili), appartenente alla famiglia delle Anacardiacee. 

La raccolta è manuale, difficile, senza meccanizzazione, su terreni scoscesi, le cosiddette sciare, con condizioni che rendono la produzione piuttosto onerosa.

Una volta sgusciato, il prodotto presenta un alto tasso di umidità ed è per questo motivo che l’essiccazione viene effettuata al sole o in serre esposte al sole; sempre manualmente, il pistacchio viene mescolato ogni due ore per un essiccatura uniforme, evitando, così, che frutti ancora umidi provochino muffe che contaminerebbero l’intero raccolto, una volta racchiuso nei sacchi di juta utilizzati per lo stoccaggio.

Sembra ovvio che questa laboriosa procedura artigianale e storica, aumenta il valore del prodotto in termini di qualità e rendimento finale, nulla a che vedere con il risultato di un processo meccanico industriale.

pistacchio verde di Bronte DOP (Photo Credit: Wikipedia)
pistacchio verde di Bronte DOP (Photo Credit: Wikipedia)

Dopo aver ottenuto la Denominazione di Origine Protetta (D.O.P.) nel 2009, questo pistacchio è diventato simbolo e vanto della gastronomia siciliana e italiana nel mondo.

La produzione è modesta: negli anni dispari Bronte produce circa 3.400 tonnellate ogni due anni, una frazione minima rispetto alla produzione mondiale, che ne giustifica il prezzo elevato: può arrivare a 70€ al chilo a motivo della rarità, delle difficoltà nella coltivazione e del valore gastronomico.

Benefici per la salute

Oltre ad essere una cultivar d’eccezione, il pistacchio di Bronte fa bene al nostro organismo. Vediamo in dettaglio:

  • Cuore e circolazione

Ricco di grassi monoinsaturi e polinsaturi, aiutano a ridurre il colesterolo LDL (“cattivo”) e aumentare l’HDL (“buono”).

L’alto contenuto di potassio favorisce la regolazione della pressione sanguigna.

  • Controllo del peso

Nonostante sia calorico (600kcal per 100gr), il buon apporto di proteine e fibre aumenta il senso di sazietà, riducendo gli attacchi di fame.

  • Salute intestinale

La forte presenza di fibre alimentari nutrono la flora batterica intestinale, favorendo la regolarità e la produzione di acidi grassi benefici per il colon.

  • Sistema nervoso ed energia

L’alto contenuto di vitamine del gruppo B supporta la funzione cerebrale e il metabolismo energetico.

  • Occhi e pelle

Contiene luteina, zeaxantina e carotenoidi che proteggono la retina dalla degenerazione maculare.

La vitamina E contribuisce a mantenere la pelle elastica e protetta dai radicali liberi.

  • Ossa e muscoli

Grazie a fosforo, magnesio e calcio, è utile al mantenimento della salute ossea e al recupero muscolare.

Etichetta e marchio DOP (Photo Credit: Consorzio a tutela del pistacchio verde di Bronte)
Etichetta e marchio DOP (Photo Credit: Consorzio a tutela del pistacchio verde di Bronte)

Come riconoscere la frode al pistacchio DOP

Il Pistacchio Verde di Bronte D.O.P. in realtà non si distingue in più varietà locali: la denominazione riconosciuta riguarda una sola cultivar, la Napoletana, che è quella tradizionalmente coltivata da secoli a Bronte, innestata su terebinto, che rappresenta un unicum mondiale.

In Sicilia il pistacchio è coltivato in più aree oltre che a Bronte, e vengono usate diverse cultivar.

Oltre la Napoletana, le principali sono:

  • la Kerman, varietà introdotta dall’Iran, diffusa soprattutto a Raffadali (AG). Chicco più grosso, meno aromatico, molto apprezzato dall’industria dolciaria per la resa.
  • la Larnaka, originaria di Cipro, coltivata in alcune zone di Caltanissetta ed Enna. Meno diffusa, buona produttività, colore verde chiaro.
  • la Mateur, provenienza tunisina, resistente e produttiva, coltivata in piccole aree siciliane, ma poco valorizzata sul mercato rispetto alla Napoletana e la Kerman.

Purtroppo, come tutti i prodotti costosi e pregiati,  il Pistacchio Verde di Bronte D.O.P. è spesso oggetto di frodi.

Di seguito, i principali criteri per riconoscere se un prodotto è davvero Bronte D.O.P. o un falso.

pistacchio verde di Bronte DOP (Photo Credit: Wikipedia)
pistacchio verde di Bronte DOP (Photo Credit: Wikipedia)

Caratteristiche autentiche del Pistacchio di Bronte D.O.P.

  • Colore

Verde smeraldo brillante (interno del seme), ricoperto da una pellicola rosso rubino.

Non tende al giallo o al marrone come altri pistacchi (es. iraniani o californiani).

  • Forma

Chicco allungato e sottile, non tondeggiante.

Il guscio è stretto e leggermente allungato.

  • Aroma e gusto

Profumo molto intenso, fortemente aromatico.

Persistenza lunga al palato, con note “burrose” e quasi resinose (dovute ai terreni vulcanici).

Non viene sottoposto né a tostatura né a salatura.

  • Etichetta D.O.P.

Deve riportare chiaramente la dicitura “Pistacchio Verde di Bronte D.O.P.” e il bollino europeo D.O.P.

L’assenza di questa certificazione è il primo campanello d’allarme.

Maurizio Poloni e Chef Angelina (Photo Credit: Angela D'Esposito)
Maurizio Poloni e Chef Angelina (Photo Credit: Angela D’Esposito)

Tecniche di frode più comuni

  • Taglio o sostituzione con pistacchi esteri (soprattutto iraniani o turchi, più grandi e più economici).
  • Colorazioni artificiali per rendere i pistacchi meno verdi più simili a quelli di Bronte.
  • Etichettatura ingannevole: uso di termini come “pistacchio siciliano” o “pistacchio dell’Etna” senza la dicitura D.O.P., che non garantiscono la provenienza da Bronte.
  • Creme e prodotti trasformati (gelati, pesto, spalmabili) che contengono solo una minima parte di pistacchio D.O.P. ma vengono venduti come “al pistacchio di Bronte”.

A proposito di gelato, apro una parentesi.

Il mio maestro Maurizio Poloni della scuola di gelateria e gelaterie Artico di Milano, dedicò  una lezione a riguardo.

Ricordate che un buon gelato al vero pistacchio di Bronte DOP non ha un colore verde acceso come la prateria di Heidi e non è disgustosamente dolce.

Quindi diffidate dalle vetrine sgargianti.

Se, poi, vi trovate in quel di Milano, vi consiglio la degustazione di un gelato tra i migliori in Europa.

Gelato al pistacchio by Artico Milano (Photo Credit: Angela D'Esposito)
Gelato al pistacchio by Artico Milano (Photo Credit: Angela D’Esposito)

Consigli pratici per non cadere in trappola

Controllate sempre l’etichetta: cercate la dicitura completa “Pistacchio Verde di Bronte D.O.P.” e il marchio ufficiale D.O.P.

Diffidate da prezzi troppo bassi: se costa poco, difficilmente è Bronte.

Osservate il colore del seme: deve essere di un verde brillante, mai spento o giallastro.

Preferite canali certificati: aziende produttrici locali, consorzi, rivenditori autorizzati.

Conclusione

Il pistacchio è oggi non solo un alimento di pregio, ma anche una risorsa agricola sostenibile in aree marginali.

La sua valorizzazione passa attraverso la tutela delle varietà autoctone, le certificazioni di origine e la ricerca scientifica.

Un plauso a tutti i coltivatori che con passione ed enorme sacrificio portano sulle tavole del mondo e nei laboratori d’élite un prodotto così eccezionale.

Info su coltivazione e produttori locali certificati:

Consorzio a tutela del pistacchio verde di Bronte DOP

Piazza Nunzio Azzia, 14

Bronte (CT)

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Mi chiamo Angela D'Esposito, meglio conosciuta come "Chef Angelina" e ribattezzata “larockchef” dai miei ragazzi di brigata visto che senza rock and roll la mia linea non sarebbe la stessa cosa. Classe 1968, napoletana doc, a 20 anni, con una valigia piena di sogni e tanta curiosità, decisi di varcare il confine per scoprire le bellezze del mondo. Nel 1990, fui una delle prime donne ad integrare una brigata di cucina (prevalentemente maschile) in quel di Parigi, indossando una giacca corazzata di coraggio e perseveranza. Sono fiera di poter dire che ho alle spalle una brillante carriera, completamente costruita da autodidatta, con passione e sacrificio. Ho portato in giro per il mondo la cucina napoletana e le bellezze enogastronomiche del nostro bel paese. Per questi moviti, amo talmente il mio lavoro e rispetto talmente chi come me esercita la professione di cuoco che non amo quelli che considero gli “usurpatori del food”. Essere cuoco è una missione; regaliamo momenti di benessere a tutti coloro che si siedono alla nostra tavola ai quali dobbiamo rispetto, professionalità e sincerità, aspetti sempre più rari in una società dove la visibilità e i falsi riconoscimenti per carriere inesistenti, hanno preso il posto delle competenze e dell’onestà verso il pubblico. Da qualche anno ho scoperto la passione per la scrittura ed il giornalismo che ho affiancato, con successo, alle mie attività professionali di Personal Chef, Consulente f&b ed Event Planner. Le scoperte di Chef Angelina hanno avuto un impatto notevole tra i lettori che, attraverso i miei racconti, hanno potuto scoprire nuove realtà fin'ora rimaste nell’ombra. Oggi approdo con orgoglio a “Di testa e di gola” con la ferma intenzione di continuare sulla stessa scia delle mie passate esperienze giornalistiche e continuare a regalare, ai nostri lettori, nuove ed interessanti scoperte, tante buone ricette, sempre con buon umore, sincerità ed integrità.
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