“Il profumo della musica”: armonie di note e di vino
- “Il profumo della musica”: brindisi, Trinklieder e brani conviviali nella musica dei grandi compositori
- La Filarmonica Romana
- I musicisti
- Il Vino
- Giovanni Bietti ed i vini naturali
- Il vino naturale secondo Bietti
- I Vini naturali della tenuta Baroni Campanino
- L’azienda
- Le etichette
- Assolo CRU Umbria IGP BIO
- Sur Lie Umbria IGP BIO
- Campanino Umbria IGP BIO
- Gamay Umbria IGP BIO
- Intenso Umbria IGP BIO
- Il concerto
- Il Programma musicale
- Il racconto delle note e del vino
- Iniziamo con Beethoven
- Il repertorio italiano
- Passiamo a Schumann
- Arriviamo a Mussorgskij e Čajkovskij
- Puccini
- Debussy
- Chiudiamo con Bartók
- Contatti

Si è inaugurata giovedì 18 giugno con la “degustazione musicale” del pianista e divulgatore Giovanni Bietti la nuova edizione del festival estivo dell’Accademia Filarmonica Romana dal titolo “Radici”.
Al via due settimane di concerti, spettacoli, tradizioni e culture da tutto il mondo.

La nuova edizione che ha luogo presso i meravigliosi Giardini della Filarmonica si svolge nella tradizionale formula del doppio appuntamento quotidiano: il primo alle ore 20 in Sala Casella, il successivo alle ore 21.30 all’aperto nei Giardini.

Musica, tradizioni, arte e cultura da tutto il mondo si susseguiranno con numerosi appuntamenti grazie al rapporto consolidato fra la Filarmonica e gli istituti di cultura, ambasciate e associazioni che operano nella capitale.

“Il profumo della musica”: brindisi, Trinklieder e brani conviviali nella musica dei grandi compositori

In una calda serata di inizio estate un’originale “degustazione di musica” e vini naturali condotta da Giovanni Bietti, pianista e celebre divulgatore ma anche appassionato enologo, con la partecipazione del percussionista Luca Caponi.

Un intenso percorso di scoperta musicale e gustativa, un concerto che celebra la convivialità attraverso celebri brindisi e Trinklieder dei più grandi compositori della storia.
Quest’ultimo termine tedesco indica un genere musicale della tradizione popolare per “canzoni da bere” o “canti conviviali”, la sua traduzione in italiano è “canti da osteria” o “brindisi”.

Da Haydn e Beethoven fino a Verdi, Puccini e Debussy, la serata invita ad assaporare magiche melodie dedicate al vino e alla festa. Fa da piacevole cornice al rincorrersi delle note e dei ritmi musicali la degustazione dei vini naturali della tenuta Baroni Campanino.
La Filarmonica Romana

L’Accademia Filarmonica Romana, fondata nel 1821, è una delle più antiche istituzioni musicali italiane. Nata dall’iniziativa di un gruppo di nobili e borghesi dilettanti, si impose nella Roma pontificia grazie all’esecuzione di opere liriche in forma di concerto, spesso censurate o assenti nei teatri cittadini.
Durante l’Ottocento la Filarmonica divenne un luogo di incontro tra dilettanti e professionisti, liberali e papalini, e contribuì a far conoscere a Roma opere di Rossini, Donizetti, Verdi, Meyerbeer, oltre a ospitare figure come Gaetano Donizetti ed Enrico Tamberlick.
Dopo il 1870, con Roma capitale, l’Accademia si trasformò progressivamente in una società corale, promuovendo grandi oratori europei e curando per decenni le commemorazioni dei sovrani d’Italia al Pantheon.

Il vero rinnovamento arrivò nel Novecento: con la sede di via di Ripetta e la guida di direttori artistici come Giovanni Sgambati e poi Alfredo Casella.

La Filarmonica si evolse in una moderna società di concerti ospitando i più importanti solisti europei e lanciando giovani talenti italiani.
Nonostante la sospensione durante la guerra, l’istituzione rinacque nel dopoguerra con una programmazione aperta alla musica contemporanea, al teatro da camera e alla danza.[7]
Determinante fu l’opera di Adriana Panni che contribuì all’acquisizione del Teatro Olimpico e alla concessione della sede nella Casina Vagnuzzi, elegante edificio cinquecentesco immerso in un giardino storico, oggi riconosciuto dal FAI come “luogo del cuore”.
La storia della Filarmonica Romana è quella di un’istituzione capace di adattarsi ai mutamenti politici, sociali e culturali della città, mantenendo un ruolo centrale nella vita musicale romana.
I musicisti
Giovanni Bietti

Una delle figure più versatili e riconosciute della cultura musicale italiana contemporanea: compositore, pianista, musicologo e raffinato divulgatore, capace di unire rigore scientifico e talento comunicativo.
Formatosi a Roma, dove ha conseguito i diplomi in pianoforte e composizione al Conservatorio “Santa Cecilia” e la laurea in lettere alla Sapienza, ha collaborato a lungo come consulente artistico con l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, sviluppando proprio lì il suo originale stile di divulgazione dal vivo, a metà tra conferenza e performance pianistica.
Dalle prime esperienze romane sono nate le celebri “Lezioni di musica” dal vivo al Parco della Musica, un format che Bietti ha poi portato nei principali teatri italiani e in contesti internazionali. Parallelamente ha costruito una solida attività editoriale: dirige la collana divulgativa “Dentro la musica” per Carocci e ha pubblicato numerosi volumi dedicati a Beethoven, Mozart, Haydn, Schubert, Chopin e alla storia del linguaggio musicale.
Voce tra le più note di RAI Radio 3, Bietti è autore e conduttore delle “Lezioni di musica” radiofoniche, punto di riferimento per un vasto pubblico di appassionati.
In televisione ha ideato e condotto Musica da Camera con Vista (RAI5) e partecipato a Superquark Musica accanto a Piero Angela.
La grande passione per l’enologia
Accanto all’attività musicale, Bietti coltiva da anni una seconda competenza di grande rilievo: quella enologica.
Critico professionista nel settore, è stato degustatore per la guida Vini d’Italia dell’Espresso e ha dedicato cinque volumi al tema dei vini naturali, contribuendo in modo significativo alla loro diffusione culturale in Italia.

Nei suoi libri affronta il vino come fenomeno agricolo, culturale e antropologico, con lo stesso approccio rigoroso e narrativo che caratterizza la sua divulgazione musicale.
Figura poliedrica Bietti unisce dunque musica e cultura del vino in un percorso intellettuale coerente.
Un profilo raro, capace di parlare a pubblici diversi con chiarezza, passione e competenza.
Luca Caponi

Percussionista e batterista Luca Caponi è un musicista eclettico, capace di muoversi con naturalezza tra linguaggi diversi: dalla musica contemporanea al jazz, dal repertorio colto alla canzone d’autore. La sua formazione e la sua versatilità lo hanno portato a collaborare con alcune delle realtà più prestigiose del panorama italiano, tra cui l’Ars Ludi Ensemble, l’Orchestra Regionale di Roma e del Lazio e l’Orchestra da Camera Italiana diretta da Salvatore Accardo.
Attivo anche nel mondo della produzione audiovisiva, Caponi ha partecipato alla realizzazione di numerose colonne sonore per RAI e Mediaset, lavorando sotto la direzione di grandi maestri, tra cui Ennio Morricone. Parallelamente ha sviluppato un percorso personale nell’ambito non‑classico, collaborando con artisti e progetti come Nada, BalTabarèn, Atlante Sonoro e Ascanio Celestini, confermando una naturale predisposizione al dialogo tra generi e linguaggi.
Musicista di grande sensibilità, Caponi è apprezzato per la capacità di costruire tessiture ritmiche che non si limitano a sostenere la melodia, ma la arricchiscono, creando atmosfere, dinamiche e colori che diventano parte integrante della narrazione musicale.
La sua esperienza trasversale e la sua attitudine alla contaminazione lo rendono un interprete ideale per progetti che richiedono apertura, ascolto e una forte identità espressiva.
Il Vino

Giovanni Bietti ed i vini naturali
Per Giovanni Bietti l’incontro con il vino naturale nasce da un’esperienza personale: scoprire vini più digeribili, capaci di “far dormire bene e svegliare meglio”. Da qui un percorso di studio che lo ha portato a conoscere da vicino i vignaioli artigiani e a dedicare al tema il suo Manuale del bere sano, un’opera che non vuole essere una guida con punteggi e classifiche, ma uno strumento di chiarezza e consapevolezza.

Bietti definisce il vino naturale per sottrazione: meno interventi in vigna e in cantina, meno chimica, meno tecnologia. Al centro c’è il suolo, l’humus come organismo vivo da cui nasce una pianta sana e un’uva capace di trasformarsi in vino senza forzature. Per questo, nei vini naturali ideali, l’etichetta dovrebbe recitare soltanto: “contiene uva ed eventualmente anidride solforosa”.
Il vino naturale secondo Bietti
Il movimento del vino naturale, secondo Bietti, risponde a una necessità culturale e alimentare: riportare il vino alla sua dimensione quotidiana, farlo tornare un alimento e non un prodotto manipolato e pesante. Molti vini naturali sono pensati per essere freschi, immediati, gastronomici, perfetti per accompagnare il cibo. Il rischio, semmai, è che il fenomeno diventi una moda, perdendo l’etica artigianale che lo sostiene.
Bietti denuncia anche le difficoltà strutturali dell’agricoltura italiana: terreni agricoli sempre più rari, spesso sacrificati a impianti fotovoltaici e speculazioni edilizie; burocrazia pensata per l’industria e non per chi produce ventimila bottiglie l’anno; un mercato che paga troppo poco il cibo e non riconosce il valore del lavoro manuale. Eppure, proprio l’approccio artigianale — quantità limitate, qualità rigorosa, comunicazione onesta — resta, per lui, la strada più solida.
Il Sud Italia, protagonista del terzo volume del suo Manuale, è per Bietti un territorio di contrasti: vigne secolari uniche al mondo accanto a discariche e abbandono. Qui, come altrove, la viticoltura naturale è possibile, soprattutto nei territori vulcanici dove le piante a piede franco si difendono da sole e richiedono meno chimica. Ma serve una rete culturale più forte, capace di diffondere conoscenza e sostenere i piccoli produttori.
I Vini naturali della tenuta Baroni Campanino

La Tenuta Baroni Campanino, fondata nel 2006 sulle montagne dell’Appennino umbro alle spalle di Assisi, porta il nome di un’antica famiglia nobiliare del Regno di Napoli, i Baroni Campanino, cui si ispira per valori, cura del territorio e visione agricola.
La tenuta si trova tra i 500 e i 900 metri di altitudine, all’interno del Parco del Monte Subasio, in un contesto naturale di grande fascino che rende possibile una viticoltura rara e impegnativa: la viticoltura eroica.
Le forti pendenze dei terreni impediscono l’uso di macchinari e richiedono interventi esclusivamente manuali, con gradoni, corde e punti di ancoraggio che testimoniano la difficoltà e la dedizione necessarie per coltivare questi vigneti.
I dieci ettari vitati sono condotti secondo i principi della biodinamica, nel pieno rispetto della certificazione biologica.
Le lavorazioni seguono le fasi lunari, le fermentazioni e gli affinamenti non vengono controllati artificialmente, e l’intervento umano è ridotto al minimo per lasciare alla natura la possibilità di esprimere il carattere autentico del luogo.
L’altitudine, la luce, la composizione dei suoli e la ricca biodiversità creano un equilibrio pedo‑climatico unico, che la tenuta tutela attraverso un sistema di allevamento a controspalliera e potatura a guyot capovolto.
La produzione è volutamente limitata, con rese basse per concentrare nei grappoli la massima qualità.
Alcune etichette vengono prodotte solo nelle annate che rispettano pienamente i criteri della tenuta, a conferma di un approccio rigoroso e artigianale.
I vini che ne derivano sono pura espressione del terroir, caratterizzati da naturalezza, identità e forte legame con il paesaggio montano umbro.
La Tenuta Baroni Campanino aderisce inoltre al progetto Evoluzione Naturale, condividendo una visione di agricoltura sostenibile e di valorizzazione del vino come prodotto culturale.
L’azienda
Tipologia di vino prodotto: Rosso, Bianco, Rosè e Spumante
Varietà di uva: Sangiovese, Merlot, Colorino, Gamay, Grechetto, Trebbiano Spoletino, Malvasia e Riesling Italico
Superficie: 11 Ettari
Produzione annuale: 50000 Bottiglie
Tipicità: Vigne ben esposte sia a nord che a sud
Tipologia di suoli: Argilloso e Calcareo
Proprietario: Andrea Caracciolo
Enologo: Michele Lorenzetti & Mattia Di Bartolo
Associati con Vinnatur
Le etichette

Assolo CRU Umbria IGP BIO
Sangiovese in purezza raccolto a 900 S.L.M nel periodo di fine ottobre, segue l’antica ricetta del Brunello di Montalcino.
Rimane a riposare in una botte Tronco conica di legno per 4 anni per poi fare la stabilità proteica direttamente in bottiglia per 1 anno prima di entrare in commercio.
E’ prodotto senza alcun utilizzo di elementi chimici seguendo una linea temporale del tutto naturale dalla viticoltura Biologica e Biodinamica alla produzione di un prodotto di qualità Natural
Sur Lie Umbria IGP BIO
Metodo Ancestrale, da uve Colorino coltivate a 900 metri nei vigneti del monastero di San Biagio condotti secondo il metodo naturale.
Il vino fermenta spontaneamente la prima volta a ottobre in legno vecchio di 500 litri e poi rifermenta in bottiglia nella primavera successiva grazie ai suoi lieviti.
Non si aggiungono solfiti in nessuna fase della produzione
Campanino Umbria IGP BIO
Dal colore rosso rubino intenso, questo vino rappresenta la migliore espressione di Sangiovese di Tenuta Baroni Campanino.
Note di frutta matura, per una bevuta corpulenta di ciliegia con finale minerale.
Tannini vellutati e persistenza che lasciano il segno.
La freschezza tipica dei vini d’altura è in equilibrio con i gradi alcolici abbondanti.
Gamay Umbria IGP BIO
Vino ricco di aromi che vanno dai frutti rossi di montagna a quelli più strutturati e complessi come banana oppure più insoliti come quelli di terra.
Si percepiscono note di corteccia, humus e tartufo. Il corpo rimane leggero così come la bevuta, resa più morbida dall’affinamento in botti di legno
Intenso Umbria IGP BIO
Un Sangiovese da bere fresco, già nel calice presenta un colore rosso acceso e giovane dato dalle fase di affinamento in cemento. Il corpo leggero sorprende per essere in equilibrio con aromi fruttati ben definiti e la classica mineralità.
Il concerto

Un repertorio musicale collocato nell’ambito della musica colta che si accosta direttamente al regno di Bacco.
Numerosi grandi compositori infatti hanno avuto una interazione privilegiata e stretta con il vino giungendo in alcuni casi ad affermarne un ruolo di amplificatore delle proprie facoltà creative.
Il Programma musicale
Franz Joseph Haydn Die Beredsamkeit
Ludwig van Beethoven Come fill, fill, my good fellow
Gioachino Rossini L’orgia
Giuseppe Verdi Brindisi (da camera)
Robert Schumann Weinlesezeit, fröhliche Zeit
Pëtr Il’ič Čajkovskij La vendemmia
Giacomo Puccini Bevo al tuo fresco sorriso
Claude Debussy La puerta del vino
Béla Bartók Trinklied
Il racconto delle note e del vino

Nel concerto‑racconto “Il profumo della musica” Giovanni Bietti ha guidato il pubblico in un percorso affascinante attraverso brindisi, Trinklieder e pagine conviviali della grande tradizione musicale europea, intrecciando esecuzione pianistica e narrazione con la naturalezza che lo contraddistingue.
Un viaggio che parte dai Simposi greci, dove musica e vino erano già inseparabili, per arrivare ai compositori dell’Ottocento e del Novecento, spesso — come ricorda Bietti con ironia — “storicamente dei bevitori”.
Iniziamo con Beethoven
L’inizio della serata è con Beethoven, definito da Bietti “il più grande compositore‑bevitore”.
Nella Vienna del primo Ottocento il vino era una bevanda quotidiana, molto meno alcolica di quella odierna, se ne consumavano anche due o tre litri al giorno.
Beethoven non faceva eccezione: frequentatore di osterie, grande estimatore del vino, lasciò tracce di questa passione nel suo epistolario e in numerosi brani conviviali, spesso lontani dall’immagine austera con cui oggi lo identifichiamo.
Bietti ricorda come il repertorio che abitualmente si esegue rappresenti appena il 40% della sua produzione e come molti canti popolari scozzesi e britannici da lui armonizzati — i Trinklieder — rivelino un lato sorprendentemente leggero e giocoso.
Il repertorio italiano
La serata prosegue con il repertorio italiano, dove il brindisi diventa un vero genere musicale.
Da Rossini, con la sua Orgia costruita su un’irresistibile sfasatura ritmica che simula l’ebbrezza, a Verdi e ai brindisi da salotto ottocenteschi, spesso modellati sul valzer.
Bietti ricorda anche l’Otello e il celebre brindisi di Jago, nato per una scena d’osteria, sottolinea come in questo repertorio l’improvvisazione fosse pratica comune, più che eccezione.
Passiamo a Schumann
Il mondo tedesco offre altre prospettive: Schumann, che nei suoi diari giovanili annota di comporre meglio da ubriaco.
inserisce nell’Album per la gioventù un “tempo di vendemmia” costruito su cambi di melodia ogni quattro battute, quasi a restituire musicalmente l’allegria disordinata della festa.
Arriviamo a Mussorgskij e Čajkovskij
Da qui Bietti si sposta verso Mussorgskij e Čajkovskij: quest’ultimo, nelle “Stagioni” dedica il mese di settembre alla vendemmia. Una sezione centrale del brano suggerisce un sentimento amoroso tra due immaginari vendemmiatori.
Puccini
Il percorso tocca poi Puccini, con il brindisi della Rondine, nato curiosamente come ninna nanna.
Bietti ricorda lo spirito conviviale del compositore, fondatore nel1896 del club goliardico “La Bohème”, dove il vino era parte integrante della socialità artistica.
Debussy
Dalla Francia e dalla Spagna arriviamo a Debussy, che pur non avendo mai visitato la penisola iberica, nel preludio “La puerta del vino” (1912) evoca l’ingresso a Granada dei carri carichi d’uva alternando delicatezza e impeti ritmici di habanera.
Chiudiamo con Bartók
Chiude il percorso Bartók, grande etnomusicologo, che nei suoi Trinklieder rielabora canti contadini ungheresi e inglesi, trasformando la convivialità popolare in materia musicale raffinata.
Il risultato è un affresco vivissimo, un concerto che non si limita a presentare brani sul vino, ma mostra come il vino sia stato per secoli un motore culturale, un elemento di ispirazione, un linguaggio parallelo alla musica.
Bietti intreccia aneddoti, storia e analisi con la sua consueta chiarezza, restituendo al pubblico non solo un ascolto, ma un’esperienza sensoriale completa — un vero “profumo della musica”.
Contatti
- Accademia Filarmonica Romana
Sala Casella e Giardini della Filarmonica Romana
via Flaminia 118
il programma è disponibile su filarmonicaromana.org
Biglietti: da 5,50 a 26 euro (comprensivi di prevendita). Info: tel. 342 9550100, promozione@filarmonicaromana.org
Acquisto on line su https://www.vivaticket.com/it/tour/i-giardini-della-filarmonica/4832
- Tenuta Baroni Campanino
Via Santa Maria di Lignano, 44.
Email: info@tenutacampanino.com.
Telefono: +39 075 969.8046. Mobile: +39 366.7139309.
https://www.tenutacampanino.com/azienda_vinicola/
- Il punto ristoro presso i Giardini della Filarmonica è curato da OSTEnse “vini, birre, fermenti e vivande”
Via Ostiense 152a cell 3457141115



