IL RITO DELLA SAGRA DA PURPETTA E’ PASTENACA
Quando ho pensato al nome della rubrica Mater Terrae sin dal principio ho immaginato di dare spazio alle diverse realtà presenti sul territorio di San Valentino Torio, legate, in un modo, al cibo.
Ecco quindi la scelta di raccogliere il racconto su un rito che si ripete ogni anno in occasione della festa del santo patrono: la Sagra da purpetta e’ “pastenaca”.
Messomi alla ricerca di chi potesse aiutarmi, i diversi contatti a cui ho scritto mi hanno risposto di contattare Marilina.
Conosco Marilina da anni, i nostri incontri sono stati a volte in chiesa o altre per le strade del paese con piccoli scambi di parole sempre gentili e piene di fede.
Ascoltare le parole da quella che potremmo chiamare la memoria storica di questo evento nato nel 1982 mi ha fatto ancor di più comprendere il suo spirito devoto.

La tenerezza con cui mi parla di come si decide ad un certo punto di dare vita a questa sagra rispecchia la bontà dei cittadini di San Valentino perché l’obiettivo era ed è ancora quello di aiutare le popolazione della Tanzania.
Tutto nasce proprio per questo motivo.
Nei primi anni 80 ’ oltre all’impegno preso per la raccolta annuale di tutto il necessario da inviare alle popolazioni africane, dopo qualche tempo si sentì la necessita di pensare e dunque cercare di organizzare qualcosa che potesse permettere di raccogliere anche fondi da inviare in quei territori così da permettergli di avere i mezzi per evolvere.
Infatti lo spirito di partecipazione di allora è lo stesso, se non addirittura triplicato, perché nel tempo i figli o i nipoti di chi negli anni ha dedicato il suo tempo a far crescere la manifestazione permette di darle una continuità ancora oggi.
Sono passati 44 anni ed altri ancora ci saranno da vivere perché la fiamma della fede è accesa e resiste e ciò permette di portare avanti un “saporito” progetto di carità.
Chiedo perché poi proprio le carote? Beh, la carota in tempi in cui si soffriva la fame era l’alimento, insieme ad altri più poveri, con cui ci si potesse cibare oltre ad essere il prodotto più coltivato proprio nei campi di San Valentino.
E le polpette di carote fritte, non di carne che era per pochi o per rare occasioni, era un piatto già in uso nelle cucine e si preparava per lo più nei giorni di festa.
La ricetta è antica e tra varie tramandate fu utilizzata quella di una fedele che abitava adiacente alla chiesa, la signora Ida Rosa Buono.
Fu un dona dono agli organizzatori dell’epoca, i giovani dell’Azione Cattolica, proprio per contribuire allo scopo solidale.
In questo modo ebbe inizio un rito divenuto un appuntamento fisso per la festa degli innamorati.
Sono sicuro che vorreste conoscere gli ingredienti, invece vi invito a venire il prossimo anno per degustare questa prelibatezza che è una vera esclusività di San Valentino Torio.

Un suggerimento però voglio darvelo rispetto all’ingrediente segreto e viene proprio dalle parole conclusive dell’incontro con Marilina quando mi ha decantato la ricetta: ci vogliono le carote, il pane e…caro Antonio tanto e tanto AMORE.


