Il Singersangio di Tommaso Inghirami: presentata la nuova linea della Fattoria di Grignano al Merano Wine Fest

Tommaso Inghirami

Il Singersangio di Tommaso Inghirami: presentata la nuova linea della Fattoria di Grignano al Merano Wine Fest

Tutto scorre, tutto è in movimento, tutto in evoluzione.

Anche e soprattutto la tradizione.

La nuova linea di vini “Singersangio” di Grignano, fortemente voluta da Tommaso Inghirami e presentata in occasione del Merano Wine Fest, testimonia e conferma che il vino può aprirsi a nuove frontiere e forse superarle, anche in un territorio fortemente conservatore come la Toscana.

E ciò grazie ad un “linguaggio” materiale e materico, universale ed emozionale.

Un linguaggio che sintetizza in nuovi progetti l’essenza di una famiglia dall’anima tessile e dalla vocazione vitivinicola.

Una famiglia, quella degli Inghirami di San Sepolcro, che dagli anni Settanta sa preservare con cura il patrimonio di biodiversità della Tenuta di Grignano, in cui convivono perfettamente filosofia e sostanza, pensiero critico ed azione.

il vigneto
il vigneto

Non è un caso, infatti, che la Cantina sia nota per quel complesso equilibrio tra storicità ed avanguardia, che sposta il vino ad un senso corale del fare per portarlo oltre i limiti dello stereotipo.

Tommaso Inghirami, infatti, ha saputo ridisegnare i profili dell’azienda, esaltando le radici di una produzione vitivinicola d’élite e “cucendo su misura” le linee di avanguardia, dando continuità alla tradizione.

Tradizione che non vuole dire “subire”, ma fare; procedere e non fermarsi.

Il nome dei vini “Singersangio” nasce dall’armonica combinazione delle due passioni di Tommaso: le macchine da cucire e il Sangiovese.

Nella Villa di Grignano, Tommaso ha una collezione privata di oltre 300 macchine da cucire a manovella, usate dalla fine del 1800 fino al secondo Dopoguerra.

Un simbolo di famiglia, e non già una mera passione, che si deve al nonno, Fabio Inghirami.

Singersangio reinterpreta in maniera avanguardista il Sangiovese, il vitigno principe della Toscana, proponendo tre etichette – un bianco, un rosato ed un rosso – che sanno parlare ad un pubblico generalista, senza pregiudizi e senza confini.

il rosso
il rosso

Il rosso è il compagno ideale di ogni occasione per l’indiscutibile trasversalità.

Abbinato ad un primo piatto, ad una pizza o semplicemente ad una chiacchierata con amici e parenti, è la bevuta disimpegnata per antonomasia.

Semplice e non banale, conserva le note fruttate e più croccanti del vitigno.

Bocca tesa, giustamente persistente.

il rosato
il rosato

Il rosato è il compromesso ideale, la bottiglia che salva il pasto e le relazioni.

Divertente, si lascia apprezzare per un sorso mai scontato che sa prendersi piacevolmente in giro.

Un vino che, tuttavia, testimonia la verve del Sangiovese e si presta anche ad abbinamenti più fusion e fuori dagli schemi.

il bianco
il bianco

Il bianco incarna appieno l’anima del progetto, ponendo il Sangiovese su piano comunicativo più universale.

Un calice che sa raccontare, ma sa anche ascoltare; un’etichetta in grado di omaggiare il “qui e ora”, ma anche il “lontano”.

Un vino POP e glocal che cuce un vestito inusuale per il vitigno, ma non per questo scontato o denigrare.

Tre bottiglie, tre interpretazioni differenti ma un unico credo: imprimere una nuova velocità alla tradizione vitivinicola toscana.

Photo Credit: PR Comunicare il Vino

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Classe 1987, dopo una laura in Economia e Finanza ed un parallelo percorso in ambito enogastronomico, Manuela Mancino si specializza nella consulenza all’Ho.Re.Ca., ad aziende di produzione e nella selezione di cibi e vini. Da sempre appassionata di food&wine, traccia i profili della propria figura professionale in età adolescenziale, con l’obiettivo di acquisire le competenze necessarie ad impiantare l’assetto strategico, gestionale ed operativo degli operatori di settore. Tecnico assaggiatore di numerose materie prime (dal vino all’acqua, dai formaggi alla pasta, passando per i salumi), si dedica in maniera peculiare allo studio del settore olivicolo, divenendo Sommelier di olio, assaggiatore di olio e di olive da mensa. Con all’attivo la partecipazione a diversi panel e giurie di settore, continua a formarsi in tale ambito tra libri, campagne e altrettanta pratica. Convinta fautrice della sostenibilità, ne fa una mission nella vita privata e lavorativa, dedicandosi allo sviluppo di variegati progetti enogastronomici. In continuo viaggio tra l’Italia e all’estero, trova spunti interessanti per la propria attività di critica di settore, nella speranza di fornirne una visione trasversale ed una lettura “dal campo alla tavola”.
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