Il suono saporito dell’acqua
L’acqua è innanzitutto cibo, ma anche musica.
A partire da quella che beviamo: le sinfonie che produce, semplicemente scendendo in un bicchiere, sono le prime a toglierci la sete.
Se a Corato, come abbiamo già scritto, sono riusciti a trasformare il suono prodotto dalla linfa dell’albero madre della Coratina in vera e propria musica, Andrea Vettoretti, un noto chitarrista e compositore italiano che insegna presso il Conservatorio di Venezia, è partito dall’acqua per costruire buona parte della sua discografia.
Un lavoro importante, che lo ha condotto a diventare ambasciatore del Global Network of Water Museums – Faro UNESCO per diffondere, attraverso la musica, un messaggio di sostenibilità e uso responsabile.
Dopo la produzione di Rain, nel 2015, e dopo essere stato invitato al G7 Agricoltura, nel 2024, il 22 marzo del 2026 – in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua – uscirà The Breath of Water.
Il nuovo album è stato presentato lo scorso 19 ottobre in anteprima, dal vivo, al Teatro La Fenice di Venezia.
All’interno di The Breath of Water si può ascoltare l’acqua in tutte le sue forme.
Dal fluire dei fiumi al mormorio dei ruscelli, dal fragore delle cascate fino alla vastità degli oceani.
Questi suoni, provenienti da circa 40 Paesi del mondo, sono stati raccolti grazie al lavoro del succitato Global Network of Water Museums, e con il contributo di ANBI, l’Associazione Nazionale dei Consorzi di gestione e tutela del territorio e delle acque irrigue.
L’album include anche dei suoni ancestrali.
I canti dei marinai, che un tempo scandivano il ritmo della voga, e il suono dei flauti, che intessevano dei brani propiziatori per i pescatori.
Il risultato è una specie di respiro sonoro collettivo, in cui l’acqua si fa elemento di connessione vitale fra l’uomo e il pianeta.
Noi abbiamo ascoltato, in anteprima per i lettori Di Testa e di Gola, quattro (splendidi) brani di The breath of water.
In The eye of the Sea abbiamo percepito la chitarra che si fa goccia che insiste sulle nostre anime, nella speranza di renderle più morbide nei confronti degli altri.
In The Water we want abbiamo colto una (gioiosa) sensazione sonora di ampiezza, a ricordarci che noi gocce, tutte insieme, potremmo molto, come collettività.
The voice of Water ci è invece sembrata una sorta di lungo grido sussurrato, a pregarci di rispettare l’acqua e quindi la madre Terra.
In Life, che ci ha riportato ad alcune delle prime sonorità di Michael Nyman, abbiamo infine sentito quanto grande possa essere la gioia del lavoro in direzione del bene, e della fatica che ha un senso perché indirizzata al pianeta.



