Il vino a seconda dell’età e delle latitudini.
- A livello globale, il consumo di vino ha mostrato un calo negli ultimi anni, raggiungendo i minimi storici in alcuni periodi.
- In Italia, i consumatori di vino si attestano intorno ai 29,4 milioni, circa la metà della popolazione, sebbene una parte significativa lo faccia solo occasionalmente.
- Paesi come la Francia, con un numero più contenuto di varietà principali che coprono gran parte della loro produzione, riescono a veicolare un messaggio più semplice e immediato.
- In Italia, pur essendoci una crescente cultura del vino di qualità e dell’enoturismo, il consumo è ancora fortemente radicato nella quotidianità, associato ai pasti e alla convivialità familiare.
- Il rapporto tra i giovani e il vino è un tema di grande interesse e dibattito.
Il vino, da secoli, è un elemento intrinseco alla cultura europea, simbolo di convivialità, territorio e tradizione. Tuttavia, il suo consumo e l’approccio ad esso variano notevolmente tra i diversi paesi del continente e, all’interno dell’Italia stessa, tra Nord e Sud, e tra le diverse generazioni.
A livello globale, il consumo di vino ha mostrato un calo negli ultimi anni, raggiungendo i minimi storici in alcuni periodi.
Tuttavia, l’Europa rimane un baluardo importante per il consumo e la produzione di vino.
Paesi come Francia e Italia si contendono il primato per la produzione ed esportazione, anche se la Francia primeggia per valore.
In Italia, i consumatori di vino si attestano intorno ai 29,4 milioni, circa la metà della popolazione, sebbene una parte significativa lo faccia solo occasionalmente.
C’è una preferenza per i vini bianchi sui rossi e un crescente orientamento verso i vini di qualità, che quasi eguagliano quelli da tavola.
Il consumo pro capite in Italia ha mostrato una certa stabilità o un leggero aumento in periodi recenti, distinguendosi in controtendenza rispetto ad altri paesi.
Ad esempio, la Romania è l’unico mercato europeo in cui il consumo di vino è cresciuto a doppia cifra nel 2023.
L’Italia, con la sua ricchezza di vitigni autoctoni e denominazioni (oltre 341 DOC, 78 DOCG e 120 IGT), presenta un panorama enologico di incredibile diversità.
Questo patrimonio, se da un lato è una grande opportunità in termini di qualità e unicità, dall’altro può rappresentare una sfida a livello comunicativo sui mercati esteri, dove l’eterogeneità può essere percepita come complessità.
Paesi come la Francia, con un numero più contenuto di varietà principali che coprono gran parte della loro produzione, riescono a veicolare un messaggio più semplice e immediato.
All’estero, l’approccio al vino può essere più orientato al “terroir” e alla singola etichetta di prestigio, con una forte enfasi sulla narrazione del produttore.
Il vino è spesso visto come un prodotto di lusso o un’esperienza da degustare con attenzione, specialmente nei mercati emergenti.
In Italia, pur essendoci una crescente cultura del vino di qualità e dell’enoturismo, il consumo è ancora fortemente radicato nella quotidianità, associato ai pasti e alla convivialità familiare.
Non a caso, la maggior parte dei consumatori italiani preferisce il vino italiano, prediligendo vini DOP e IGP.
All’interno dell’Italia, il consumo e l’approccio al vino mostrano sfumature significative tra Nord e Sud. Tradizionalmente, il Nord Italia, in particolare le regioni del Nord-Est, ha mostrato un consumo pro capite di alcolici (incluso il vino) più elevato e una maggiore frequenza di consumo giornaliero.
Questo può essere attribuito a fattori culturali e storici legati alla viticoltura, più intensa e storicamente strutturata in molte regioni settentrionali.
Le cantine del Nord, con le loro tradizioni secolari e le produzioni di fama mondiale (pensiamo al Barolo, Amarone, Prosecco), hanno contribuito a radicare il vino come parte integrante della vita quotidiana e della socialità.
Nel Sud Italia, il consumo di vino è ugualmente profondo, ma forse con un’enfasi maggiore sulla sua funzione di accompagnamento ai pasti e sulla condivisione in famiglia.
Le tradizioni vinicole meridionali, pur essendo ricchissime e antiche (basti pensare ai vini siciliani, pugliesi, campani), hanno talvolta avuto una minore visibilità internazionale rispetto a quelle del Nord, pur producendo eccellenze uniche e apprezzatissime.
C’è una cultura del “vino della casa” più diffusa e una percezione del vino più legata alla territorialità e alla specificità dei vitigni locali, spesso autoctoni e meno noti al grande pubblico.
Il rapporto tra i giovani e il vino è un tema di grande interesse e dibattito.
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, i dati più recenti (come quelli dell’Osservatorio UIV-Vinitaly e Censis) indicano che i giovani, in particolare Millennials (28-44 anni) e Gen Z (dalla legal drinking age ai 27 anni), stanno giocando un ruolo cruciale nel sostenere il mercato del vino, specialmente quello premium.
Mentre gli over 40 tendono a percepire il vino principalmente come un accompagnamento al cibo (“il vino esalta il cibo”), i giovani mostrano un approccio più sfaccettato.
Per molti di loro, il vino è un veicolo di relazionalità e convivialità, un “fashion statement”, un simbolo di status e un’esperienza da condividere in contesti sociali.
C’è una crescente apertura a sperimentare vini nuovi, diversi e originali, anche di Paesi emergenti, e una maggiore attenzione alla sostenibilità e al biologico, per cui sono disposti a spendere di più.
Il vino supera la birra come bevanda alcolica preferita da quasi la metà dei giovani intervistati.
Gli over 40, pur essendo ancora i maggiori consumatori in termini di volume, mostrano un calo più generalizzato nei consumi.
Il loro approccio è spesso più legato alla tradizione, alla conoscenza consolidata delle etichette e alla scelta basata sulla provenienza e sulla reputazione storica.
Il consumo può essere più abitudinario e meno orientato alla sperimentazione di nuove tipologie o tendenze.
In sintesi, il panorama del consumo di vino in Europa e in Italia è in continua evoluzione.
Se da un lato il vino rimane un pilastro culturale, specialmente in Italia, le nuove generazioni stanno ridefinendo le modalità e le motivazioni del suo consumo, spingendo verso una maggiore qualità, sostenibilità e un approccio più esperienziale e sociale, che promette di rinnovare e rivitalizzare il settore vinicolo per il futuro.



