Il vino bianco e i suoi colori. Go Wine ce lo racconta
Sono tante le sfumature del colore del vino bianco e Massimo Corrado, presidente dell’associazione di Alba Go Wine, lo dimostra organizzando una degustazione chiamata tutti i colori del bianco, evento dedicato a tante aziende e diverse etichette da ogni parte d’Italia.

Abbiamo partecipato il 27 ottobre scorso presso il Metropole di Roma.
Molti i presenti nelle due sale organizzate con banchi di assaggio, il pubblico più o meno esperto ha avuto la possibilità di conoscere nuove realtà.
Sono molti i motivi per cui i bianchi possono assumere diverse tonalità, se così vogliamo chiamarle.
Partiamo innanzitutto dalla vinificazione alla quale è sottoposto il vino.
In bianco prevede la divisione immediata delle bucce dal mosto, mentre ricordiamo che per i rossi le bucce rimangono a contatto con il mosto durante la fermentazione.
Così come per i rossi, anche per i bianchi è prevista la vinificazione in rosso che porta a colori come il rosato per alcune varietà o il ramato (vedi alcuni Pinot Grigio o i macerati).
Le bucce a contatto con il mosto rilasciano polifenoli e donano al vino profumi e profondità.
Spesso in questo tipo di lavorazione si tende ad avere una leggera ossidazione che a sua volta può condizionare il colore.
Emilio Bulfon
Tra i produttori presenti all’evento abbiamo incontrato quelli che prediligono le varietà rare, come l’azienda di Emilio Bulfon.
Situata in provincia di Pordenone, in Friuli, le varietà indicate in etichetta sono tutti vitigni rari.
Prima non molto diffusi perché mescolati ad altri vini.
Il padre di Emilio ha fatto un’opera di riscoperta di alcuni cloni dal 1964 e da allora l’azienda ha sempre seguito questo percorso, resistendo a scapito dell’acquisizione di vitigni internazionali.

Rientrano in Igp Tre Venezie e Venezia Giulia.
Il Friuli è ricchissimo in patrimonio genetico, ma un tempo il vino era alimento e moneta di scambio quindi in purezza non li faceva nessuno.
A seconda delle destinazioni i vini vengono affinati in acciaio, legno e ceramica, tramite assemblaggi che poi vengono messi insieme.
Assaggiamo Cividin, Tre Venezie Igp, 2023.
Uva rara un tempo coltivata anche a 1300 metri.
La moderna lavorazione in acciaio regala profumi erbacei e speziati con cenni di frutta a polpa bianca.
Al gusto è intenso, i richiami sono di pompelmo rosa e fragolina di bosco.
Il finale molto sapido.
Cantina Le Macchie
Ci spostiamo in provincia di Rieti, con la Cantina Le Macchie, nata per la volontà di Antonio di Carlo, in una zona dove questa realtà risulta essere un’eccezione.
L’abbiamo già incontrata in passato e apprezzata per la qualità dei suoi prodotti.

Assaggiamo un vino che esce fuori dagli schemi, da uve Gewurtztraminer, semi aromatiche, molto profumato al naso.
Un vino che si comunica bene e che si abbina ai piatti del territorio.
Le bucce rimangono a contatto con il mosto per 21 giorni, e questo regala al vino un colore leggermente rosato, anche perché per questo tipo di uve si prevede una raccolta a piena maturazione.
Il profumo è dolce, somiglia a un passito, percepiamo tocchi di frutta secca come il fico, accompagnati da dattero e miele.
Al palato si presenta del tutto diverso.
La dolcezza è bilanciata da un’intensa spalla acido-sapida, che in pochi istanti richiama al sorso.
Una vera sorpresa.
Lo hanno chiamato Scarpe Toste Unplugged, annata 2024, un nome che è già racconto.

Villa Simone
Il Lazio continua a riservarci un’ottima carrellata di assaggi con Villa Simone, che ci viene raccontata dalla brillante figlia dei titolari, Sara.

Siamo nella zona di Frascati, dove l’azienda si mette in risalto per la Malvasia del Lazio, lavorata sempre in modo impeccabile.
Insieme anche alle altre varietà autoctone che sono bandiera di una produzione nel solco della denominazione Doc e Docg Frascati Superiore.
Assaggiamo pertanto il Frascati Doc 2024, da uve Malvasia al 60% e Trebbiano al 40%, una resa limitata e il terreno vulcanico donano a questo vino freschezza e sapidità, con richiami di frutta a polpa gialla, susine e tocchi di erbe aromatiche.
Un vino ottimo per il pasto da abbinare a piatti anche poco elaborati.

Il Passito di Villa Simone
Terminiamo in dolcezza con il Passito di Villa Simone, Malvasia del Lazio annata 2022.
Bottiglia che nasce per caso.
Nel 2018 a ottobre c’è stata una brutta grandinata che ha distrutto l’uva destinata al cannellino.
L’anno successivo hanno raccolto le uve a fine settembre, e messo un paio di filari in appassimento in terrazza, per non saltare il terzo anno di fila di produzione, a causa del meteo avverso.
Di fatto è un cannellino da vendemmia tardiva.
Queste uve in appassimento sui graticci, dopo 50 giorni sono state destinate a questa nuova bottiglia.
La fermentazione avviene in acciaio, il primo affinamento sempre in acciaio per otto mesi e i successivi quattro mesi va in legno usato.
Molto delicato, fresco, mantiene le caratteristiche territoriali.
Per i più golosi e per gli amanti del genere!
Attenzione a non abusarne, perché crea dipendenza!





