Il vino è il nuovo ambasciatore delle Juventus
Si sa, il calcio sarebbe nato per unire.
Non solo i tifosi di una stessa squadra, anche quelli di club avversari, se l’arte dello sfottò è fatta con ironia, e rispetto.
Purtroppo non è sempre così, anche se nel mondo di odio ce n’è già troppo.
Ma da ieri è stato scomodato un nuovo ambasciatore, il vino, che potrebbe aiutarci a vivere il tifo in maniera sana, e aggregante.
Eh già, perché la terza maglia della tanto odiata e amata Juventus è un omaggio al vino, cioè a una delle principali componenti identitarie della sua regione, il Piemonte: non solo in termini enogastronomici, anche culturali.
Il disegno, impresso come una trama sulla maglia di color grigio scuro, è infatti quello di una vite con tanto di foglie, e tralci, e grappoli d’uva.
Oltre a questo, sulle maniche ci sono dei riporti verdi, a evidenziare la componente ambientale del vino, e altri (più discreti) che richiamano il colore rossiccio degli acini.
Insomma, da oggi in avanti si potrà usare più a ragion veduta l’espressione “un dribbling ubriacante”, se un attaccante della Juventus l’avrà realizzato, oppure subito dal difensore della squadra avversaria.
Andando indietro nel tempo, scopriamo che la Juventus non è la prima ad aver inserito un richiamo enogastronomico all’interno della propria maglia.
Nel 2014 fu il Deportivo Lugo.
Una squadra galiziana attualmente militante nella terza serie del campionato spagnolo, equivalente grosso modo alla nostra serie C, disegnò una maglia con all’interno un boccale di birra, e un’altra un polpo.
Nel primo caso la scelta rispose a delle mere ragioni commerciali: lo sponsor di allora era Estrella Galicia, una nota marca di birra.
Nel secondo, invece, partendo dal bisogno di abbinare un buon piatto a un boccale di birra, si scelse di omaggiare un piatto tipico del territorio, il polpo alla galiziana.
Anche in questo caso, quindi, la maglia fu un modo per legare due elementi sociali di un territorio: lo sport e la cucina.



