Il vino forte del Sud e Milano industriale

Il vino forte del Sud e Milano industriale

Tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, la Puglia produceva enormi quantità di vino robusto e fortemente alcolico: un prodotto ideale per il taglio dei vini più deboli del Nord, capace di resistere ai lunghi trasporti e, soprattutto, dal costo contenuto.

Milano, città industriale in rapida espansione, ne divenne una delle principali destinazioni di consumo. Il vino pugliese viaggiava in botti caricate sui treni e scaricate in scali strategici come Porta Romana e lo Scalo Farini — cui se ne aggiunsero presto altri — per poi raggiungere i luoghi della mescita: osterie, rivendite e ambienti popolari dove operai, barcaioli e manodopera urbana trovavano ristoro, in un clima spesso attraversato dalla microcriminalità tipica dell’epoca.

Il vino era venduto sfuso, come si addiceva a una bevanda per stomaci forti: travasato direttamente nei recipienti dei clienti, senza mediazioni. A renderlo iconico furono i “trani”, locali a metà strada tra la rivendita e la trattoria, che presero il nome proprio dalle città pugliesi di Trani e Barletta, diventando una vera cartolina urbana del tempo.

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I Trani del Nord
I Trani del Nord

Il vino pugliese veniva spesso chiamato semplicemente “vino forte” o “vino del Sud”. Non mancavano — come oggi — appropriazioni indebite e nomi di fantasia, tutti orientati a fuorviare l’attenzione dell’avventore dalla reale provenienza del prodotto: talvolta non dichiarato, talvolta miscelato e rivenduto come “vino lombardo” o “vino da pasto”.

Era un segreto di Pulcinella, che tuttavia non riuscì a oscurare la tenacia e l’intelligenza commerciale di alcuni produttori pugliesi. Da quel commercio nacquero fortune, ascese sociali e un vissuto che ancora oggi viene ricordato con una certa nostalgia.

La famiglia Zullo: un caso esemplare

La famiglia Zullo di Santeramo in Colle rappresenta un caso quasi didattico del successo del vino sfuso pugliese, con origini tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento — senza dimenticare il ruolo fondamentale dei talentuosi produttori tarantini — e una continuità che arriva fino ai giorni nostri.

Le origini

Santeramo e l’uva “da forza”

Santeramo in Colle, nel cuore della Murgia barese, offriva condizioni ideali per la coltivazione di uve molto zuccherine, capaci di generare vini scuri, alcolici e stabili: perfetti per il taglio dei vini del Nord. Come molti altri produttori pugliesi, anche gli Zullo compresero presto che il vero mercato non era locale, bensì settentrionale.

La chiave del successo fu la rete ferroviaria, che garantiva collegamenti rapidi con Milano e con il resto d’Italia.

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Le scelte strategiche furono chiare:

  • non vendere solo uva, ma vino già pronto
  • spedirlo in grandi botti, poi divenute cisterne
  • aggirare intermediari inutili

Milano divenne il centro del business. Il modello dello sfuso era perfetto per l’epoca:

  • niente bottiglie
  • niente etichette
  • niente marketing

Solo tre elementi contavano davvero:

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  • quantità
  • grado alcolico
  • prezzo competitivo

Un vino così concepito serviva sia a “rinforzare” i vini lombardi e piemontesi sia alla mescita quotidiana. Il motto non scritto era semplice: la reputazione vale più di un’insegna.

Reinvestimento e ascesa sociale

Giovanni Zullo, ultima generazione di viticultori, interprete della continuità familiare.
Giovanni Zullo, ultima generazione di viticultori, interprete della continuità familiare.

I frutti di quel successo furono ben compresi dalle generazioni successive. Con intelligenza produttiva, la famiglia intuì la necessità di affiancare alla produzione tradizionale anche vini di maggiore finezza, capaci di affrontare i tempi moderni.

Il passaggio decisivo avvenne quando Giovanni Zullo, attuale proprietario, decise di abbandonare gli studi di Medicina per dedicarsi completamente alla viticoltura, raccogliendo l’eredità del padre e del nonno.

Marpione - Prodotto simbolico della tradizione agricola murgiana
simbolico della tradizione agricola murgiana

Negli anni Settanta del Novecento, quando l’AGEA incentivò l’estirpazione dei vigneti, la famiglia Zullo non cedette al facile guadagno e scelse di mantenere le proprie vigne, scommettendo con convinzione sul futuro del comparto vitivinicolo.

Giovanni, ultima generazione di viticultori, porta avanti le antiche tradizioni della Murgia bilanciandole con le tecniche più moderne, anche grazie alla consulenza di un enologo di grande esperienza. Il suo impulso è stato quello di trasformare una produzione prevalentemente locale in un progetto qualitativo più ambizioso.

La cantina si trova nella DOC Gioia del Colle, a Santeramo in Colle, in contrada Viglione, lungo il tracciato dell’antica Via Appia, all’incrocio delle province di Bari, Taranto e Matera.

Vitigni, territorio e nuove sfide

Il vitigno principale è il Primitivo. La tenuta comprende una vigna di oltre 80 anni, allevata con il tradizionale sistema ad alberello, di grande valore storico e culturale.

Accanto al Primitivo si coltivano:

  • Susumaniello
  • Negroamaro
  • Nero di Troia
  • Aleatico
  • Falanghina

La già ampia gamma aziendale si è recentemente arricchita di due nuove etichette nate dall’idea di spumantizzare parte delle uve: Altitude Brut e Altitude Brut Rosé

Le nuove espressioni della cantina_Altitude Brut e Altitude Brut Rosé.
Le nuove espressioni della cantina_Altitude Brut e Altitude Brut Rosé.

La mano è sapiente: lunghi affinamenti sui lieviti — fino a 60 mesi per il Rosé — donano vini dalla beva sensuale, con sentori di frutta, fiori e agrumi. Il perlage è fine e persistente, a suggello di un lavoro attento e consapevole.

Le poche bottiglie prodotte in questa fase difficilmente varcheranno i confini nazionali, a differenza delle altre etichette della cantina, ormai apprezzate nei più importanti mercati internazionali.

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Nato in Calabria nel marzo del 58 da genitori pugliesi, esercita la professione di Medico Veterinario Igienista (Qualità e Sicurezza Alimentare) presso la ASL BARI come Dirigente Medico Veterinario Area Ispezione e Controllo degli Alimenti di Origine Animale. Laureatosi in Medicina Veterinaria nel 1985,  consegue la seconda Laurea in Scienze della Maricoltura ed Igiene dei Prodotti Ittici presso l'UNIBA nel 2007. Esercita per quanto previsto per i medici e veterinari del Servizio Sanitario Nazionale, la libera professione intra moenia ad Altamura a favore di animali d’affezione.  Si occupa da sempre di produzione agro alimentare, è stato curatore/relatore per corsi sui formaggi, sulle carni e  salumi, oltre  referente regionale in Puglia, dal 2007 al 2014, del progetto educativo e di formazione per i docenti del MIUR "Orto in Condotta". Fonda nel 2007 l’Associazione “Il Sogno di Arlecchino_Ricerca e tutela della Biodiversità” che candida alla gestione del progetto pilota “CENTRO STUDI PER LA TUTELA DELLA BIODIVERSITA’ E DEL TURISMO SOSTENIBILE” ed all’utilizzo di terapie “altre” nel contesto del disagio mentale. Sommelier con diploma AIS , ha collaborato al progetto editoriale dell’A.I.S. Puglia “Messaggi in Bottiglia” e di Slow Food Editore "Extravergine". E’ Iscritto dal 2011, presso il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, all’Albo Nazionale degli Assaggiatori di Olii di Oliva Vergine ed Extravergine ed è   membro effettivo del Gruppo Panel di assaggio olio DOP Terre di Bari, presso la Camera di Commercio di Bari.  Impegna la propria competenza istituzionale, per declinare al meglio le tematiche inerenti la produzione agro zootecnica e la valorizzazione dei prodotti di qualità sanitaria, etica e nutrizionale anche in attività extra professionali, attraverso l'organizzazione in ambito Universitario di eventi a carattere scientifico e di aggiornamento professionale; nel 2015 consegue il Master Universitario in Cultura dell'Alimentazione e delle Tradizioni eno gastronomiche, presso l'Università degli Studi UNIROMA 2 di Tor Vergata.Ha governato la Condotta Slow Food delle Murge dal 2010 al 2018
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