In Puglia la colazione è surrealista

In Puglia la colazione è surrealista

In Puglia la colazione è surrealista

Il surrealismo torna a rivivere in Puglia, declinandosi in chiave salentina.

E lo fa a Palazzo Piccinno, un’antica dimora dei primi del ‘900 di Parabita, un borgo di mezza collina dove Gallipoli si scruta dall’alto e d’estate il vento di terra mitiga le torride serate.

Il tutto grazie all’iniziativa dei titolari, Marco Lolli e Richard Sena, che hanno scelto di tornare a ritmi slow, dando vita, nel giro di poco tempo, a una struttura capace di essere pienamente divergente, e di superare le convenzioni.

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Divenendo non un hotel-galleria o un semplice spazio espositivo, ma un luogo in cui la creatività prende forma e viene vissuta, percepita e, the last but not the least, assaporata.

“Colazione surrealista” è, non a caso, il fil rouge della proposta cui sta lavorando lo chef parabitano Marco Cataldo, che prenderà il volo a partire dalla fine di marzo.

Un progetto gastronomico che segue la stessa filosofia del tema di fondo.

Ingredienti locali, stagionalità, memoria pugliese e leggere deviazioni surreali fatte di abbinamenti inaspettati, giochi di consistenze, piccoli spostamenti di senso che trasformano ciò che al palato è familiare. 

Innanzitutto, cosa ti ha spinto a contribuire a sviluppare un progetto “surrealista” e quanto il surrealismo, che è una corrente artistica, può trovare attinenze con la cucina?

La mia passione per l’arte moderna sicuramente ha influito con lo sviluppo di un progetto arduo e complesso come questo.

Altro motivo per il quale ho intrapreso questo progetto è la voglia di rimanere in contatto con la mia terra, che ho sempre creduto surrealista e profonda, più di quanto si possa pensare, quindi perché non volerci provare a fare passare la mia terra come surrealista?

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Il surrealismo è fatto di sogni e speranze che si trovano nel nostro inconscio e chi meglio di un cuoco può fare sua questa corrente artistica?

Io ci credo, e cercherò di trasmettere tutto questo con la mia semplice cucina e le mie conoscenze artistiche.

Esistono radici storiche di una “cucina surrealista” negli scritti degli autori che hai approfondito?

La fonte più importante di una cucina surrealista c’è la dà Salvador Dalì, con il ricettario “Les dîners de Gala”.

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Lui parla di una cucina surrealista espressa in materie prime semplici, comuni a tutti noi, ma esposte al commensale in modo artistico, anche semplicemente aiutandosi con un piedistallo da tavola, un bicchiere o un piatto girato nel senso opposto, questo a dimostrare che le cose, viste da un’altra prospettiva o un uomo che vive esperienze opposte alle proprie, trova comunque una risposta e un modo di essere.

In cosa si contraddistinguerà, a livello di tecniche, la colazione surrealista e quali sono gli elementi distintivi che la rendono differente dalle colazioni continentali che tradizionalmente vengono servite negli alberghi?

Sarà sicuramente una colazione originale e unica nel suo genere.

Il commensale a primo impatto noterà il diverso tramite i colori decisi, le forme e la presenza di ceramiche insolite, ma il vero surrealismo lo vivrà nel momento del pasto, dove verrà seguito comunque uno schema di colazione preciso, comune ad altri hotel, ma con materie prime locali lavorate e servite in consistenze e sapori non comuni.

Questo, proprio a fare riferimento alla corrente artistica da noi seguita, dove materie prime comuni trovano una forma e un modo di essere differenti.

Hai scelto di riprodurre opere specifiche rendendole piatti?

Per morale personale non ci siamo permessi di scomodare grandi opere riportandole nel piatto, per quanto artistica e surreale voglia essere la nostra annata 2026.

Proveremo cercando di riuscirci a portare l’idea e il nostro modo di essere surreali, in fondo, Palazzo Piccinno in parte lo è già da sé.

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Classe 1996, mi formo tra numeri e parole: Economia dopo la maturità classica, e oggi sono dottore commercialista e giornalista freelance: mi occupo non solo di food ma anche di cronaca e politica. Mi definisco un cittadino del Sud, un universo sconfinato che provo a conoscere giorno dopo giorno. Ho radici partenopee e salernitane, vivo la Puglia, conosco e frequento regolarmente la Basilicata e la Calabria. La mia prospettiva osservazionale è quella del territorio e delle sue peculiarità. Mi piace assaporare la magia di quel crogiolo di produzioni, identità e atmosfere tutte da gustare, lungo quel fil rouge ideale che va da Capo Miseno a Santa Maria di Leuca. Apprezzo un locale non solo per i piatti, ma anche per la storia che ha alle spalle.
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