In risposta a Luciano Pignataro

Giustino Catalano

In risposta a Luciano Pignataro.

Giorni fa ho chiesto espressamente sulla mia bacheca di essere tenuto fuori da vicende che non occupassero direttamente la mia persona, azienda e testata giornalistica.

Niente da fare!

Ed eccomi costretto per l’ennesima volta a doverlo richiedere. Ma sarò necessariamente più incisivo.

Egregio collega Luciano Pignataro, stamattina uno dei tuoi residuali lettori mi ha informato che ero menzionato sul tuo blog e mi ha inviato un link.

Contrariamente al solito ho dovuto aprire e ti ho anche regalato una lettura.

Come vedi ti voglio sempre bene.

Comincio con il dire che auspico che questa risposta non generi altro.

Alla nostra età è brutto farsi dire due volte NO, non trovi? E poi perché?

Ma veniamo al focus di questo articolo.

Escludere le vicende della Classifica 50Top Pizza dalla mia figura.

Vorrei fosse chiaro a tutti, e per il raggiungimento di tale scopo ho chiesto di creare un pop up permanente sul mio quotidiano dal quale ti scrivo, che a me di stare in questo vostro “bouillion de remouage” (ndr. Brodo di scarti e rimasuglie nella cucina storica francese di fine ‘800) non interessa.

Il tema 50Top Pizza non mi appassiona e non mi interessa minimamente, ancor più per i toni che ha di recente raggiunto.

Risponderò per punti poiché è necessario.

La locuzione “Giustino Catalano, giornalista pubblicista, consulente e oggi ispettore della Guida Identità Golose” contiene in sé vari tentativi di porre l’accento su differenze di status e potenziali conflitti di interesse tra i ruoli.

Ma partiamo da “giornalista pubblicista”

Nessuno più di te sa che l’Ordine dei Giornalisti non gradua i giornalisti tra professionisti e pubblicisti per ribadire la predominanza dei primi sui secondi ma solo ai fini della posizione dei due dal punto di vista dell’aspetto fiscale.

Consentimi di fare informazione ai miei numerosissimi lettori per un istante.

I professionisti sono assunti e retribuiti da una testata. Vivono sostanzialmente dello stipendio del giornale presso il quale prestano la loro opera intellettuale in via esclusiva salvo particolari dispense.

I pubblicisti sono dei free lance, salvo rari casi, dettati anche dall’opportunità, possono scrivere per più testate e sono vincolati solo da un contratto con la testata per la quale scrivono.

Entrambi sono pari grado. Entrambi sono giornalisti e il nostro Presidente dell’OdG Campania Ottavio Lucarelli tiene a precisare questo aspetto con viva forza.

Se poi sono uno in pensione e un altro no, a prescindere dalla qualifica “professionista” o “pubblicista”, come collaboratori esterni sono dei pari grado.

Consulente

Modestamente lo sono da oltre un trentennio.

E devo dire con grande stima degli operatori del settore e di bravi colleghi.

Lo ero da prima che tu cominciassi a fare i libri con i copia incolla degli articoli del tuo blog con l’Editore L’Ippogrifo – dell’ottimo avv. Franco Ciociano – oggi mio editore. A breve edito il libro con una bella prefazione di un nostro valente ed esperto collega.

Al sud sono stato il primo a creare un’Agenzia, tracciando uno spartiacque tra chi lo faceva a casa tra una parmigiana e un ragù e chi lo faceva professionalmente.

Sono stato il primo e forse l’unico (ma proseguirò su questa strada) a non comparire quando uno dei miei committenti (con tutto rispetto i clienti li ha il salumiere) riceveva un premio, arrivando anche a minacciare il premiato di rescissione del contratto se avesse fatto il mio nome.

C’è chi lo può testimoniare.

Io sono una persona perbene e seria.

Alcune volte si è inevitabilmente saputo ma pazienza, non era grave.

Sta di fatto che questa figura professionale ed attività imprenditoriale, che a dispetto delle malelingue tengo a precisare va “BENISSIMO”, mi consente di dare lavoro a persone che, quando si interfacciano con Istituzioni e CAAF, ricevono i complimenti da farmi tenere per la precisione sui versamenti dei contributi e che, altro racconto “fantastico”, non avanzano nulla.

Esclusi due che per i danni arrecatimi avanzerei ma li ho fatti salvi. 

Ed anche se smettessi oggi ci sarebbe da vivere per tutta la mia famiglia, perché permettimi di fare “outing”, provengo da una famiglia molto “ben posizionata”, con numerosi professionisti, con un nonno che forniva le falanghine maderizzate per i liquer d’expedition di un’importate Maison di champagne francesi con i cui proventi, e non solo di quello,  ha laureato 5 figli maschi e diplomato 6 figlie femmine tra il 1940 e il 1962.

Il piatto a tavola come qualcuno avrebbe detto che non potevo mettere lo metteremmo ugualmente permettendoci anche invitati tutti i giorni.

E spero che certe voci cessino. Ma lo dico per chi le mette in circolazione.

Ispettore della Guida Identità Golose

E mica solo per quella?

Mica devo dire tutto io!

Vorrei precisare che non credo di aver mai trovato un ambiente più sano, signorile, aperto e corretto di quello di Identità Golose e di un’altra Guida con la quale ho cominciato a collaborare, trovandomi non bene ma benissimo.

Spero di proseguire perché è un ambiente consono a me e alla mia provenienza familiare.

Quando sono stato alla presentazione della Guida ristoranti di Identità Golose mi sono reso conto come questo mondo campano, questo piccolo decadente circo, fosse un caso a parte. Un teatrino di burattini di pezza rattoppati.

C’erano tutti oltre quei gran signori di Paolo Marchi, Gabriele Zanatta e Carlo Passera (gente mai sopra le righe o arrogante, cordiale e con un grazie sempre pronto), proprio tutti.

Ma proprio tutto il mondo gastronomico.

Sono stati premiati blogger, direttori di testate che potevano apparire competitors ed hanno presentato i vari spazi anche colleghi del Gambero Rosso.

Sono uscito dalla sala che a 61 anni ho compreso cosa fosse il mondo davvero. Avevo vissuto nel marcio e nell’ombra e mi ero privato di vedere la luce.

Per la cronaca mancavate solo voi. Ma non se ne è accorto nessuno tranne me, sta tranquillo.

Detto ciò e valga per tutti, tengo a dire che tutte le recensioni effettuate da me e dai colleghi (tutte persone di indiscutibile serietà) che compaiono sulla Guida di Identità Golose sono state regolarmente effettuate e pagate e le schede sono sottoscritte con la mia fotografia come per tutti gli altri autori.

La guida non ha necessità di questa difesa ma dato che circolano cose che mettono in dubbio altre guide lo faccio io per ciò che è di mia diretta conoscenza.

Ognuno di questi che nomino, che ho visitato, ha ricevuto regolare pagamento del quale conservo traccia sul mio conto corrente, e della cui cena ho fotografie. Chi mi conosce sa che sono metodico.

Taverna Estia a Brusciano, Il Foro dei Baroni a Puglianello, Vitanova a Civitanova Marche, Pepe Nero a Cupra Marittima, Le Colonne a Caserta, Al Metrò a San Salvo ed Epiro a Roma che pochi giorni dopo la rilevazione dichiarò di chiudere e trasferirsi in Francia e quindi non compare.

Tutte effettuate da solo, in due o anche in tre con conto regolarmente pagato. Comprovabili.

Perché è noto a tutti che io finito di mangiare mi alzo e vado a pagare. Se non mi si conosce, meglio, ma se mi conoscono faccio questioni laddove non intendono farmi pagare.

E di questo, per quel che riguarda ME, lo possono confermare tutti. TUTTI.

Chi mi ha dato fiducia sa che io quello che chiamano a Firenze il “sudiciaio” non lo faccio.

Se mi proponi un mio committente non faccio la rilevazione.

Lasciai, e ne custodisco ancora mail, la Guida di Osterie d’Italia perché ormai dopo 10 anni di giri in Campania ero conosciuto e la recensione era inevitabilmente viziata.

E nella Guida avevo un ruolo da decano non da ultimo entrato, a me spettava il ritiro della chiocciola.

Ma è storia questa. Storia scritta con la mia serietà professionale che con la tua affermazione fatta potresti porre in ombra.

Vedremo lunedì.

Figurarsi se pensassi di mettermi a fare il gioco delle 3 tavolette come fuori alla stazione centrale!

Vedi Luciano, io ho le possibilità economiche e questo è il mio hobby. Mi diverto.

C’è chi prende e destina un budget per andare in vacanza in un paese esotico, chi per l’acquisto di un bene voluttuario o di lusso, chi per l’acquisto di lingotti d’oro, chi per altro.

Io mi diverto a fare questo. Provo luoghi, ne scrivo (che è cosa che mi piace più di tutto) e giro.

Certo avrei potuto fare altro. Ma a me piace questo.

Rassicuro te ed altri che ci leggono, che se ci saranno situazioni dove ho interessi imprenditoriali, non mancherò di farlo presente astenendomi. Non servono i “giochini di parole” che lasciano intendere.

In queste guide siamo tra persone perbene, tra veri signori.

La vicenda Acerra

Su questa vicenda, io francamente, fossi stato in te, avrei evitato di coinvolgermi.

Non ti ho capito. Ma non era meglio che non mi facevi dire?

Perché devo confermare la mia presenza a tutti gli avvenimenti di quella storia dove, sotto l’effetto di una “narrazione fantastica”, ti ho non solo aiutato ma, con il fondamentale aiuto di Attilio Albachiara, ti salvammo da un fine carriera davvero orribile.

Ricordo di quando ci sedemmo in un locale da me seguito a Portici e un secondo dopo ti alzasti con la faccia bianca come il tovagliolo per la notizia dell’arrivo di Report in Campania. Lo ricordano anche i ristoratori.

Ricordo il pranzo domenicale da Monica dove dettasti ad Attilio la lettera da leggere a Forma Mentis a Palazzo Caracciolo 10 giorni dopo, nella quale ti si invitava ad una riunione ad Acerra (filmata da mio team e che di certo ho in qualche archivio).

Ottimo ragù quello di Monica quel giorno e grande strategia e fantasia la tua.

Ma tu sei molto bravo e astuto. Non posso che riconoscertelo pubblicamente.

Ricordo la cena, sempre con Attilio, a Castellammare di Stabia, dove promettesti di lì in avanti un maggior equilibrio nel mondo Pizza con più attenzione ai piccoli che meritavano una vetrina.

Promesse mantenute per breve tempo. Ma sotto il profilo del mantenere le promesse non sei una novità.

In conclusione

Giusto per non dilungarmi ulteriormente in un argomento che ribadisco non interessarmi in alcun modo, non posso stigmatizzare che prendo le distanze anche da questa modalità di rivolgersi a  terzi come fatto con il COLLEGA Antonio Fucito, con il quale non c’è alcun idillio – tutt’altro -, chiamandolo “Totò”.

Non vorrei, ma di certo mi sbaglio, atteso che non abbia nemmeno tu idillio con lui, che sia di richiamo al Principe della risata come comico. Ti ricordo che era un grandissimo comico ancora oggi osannato.

Detto questo e nel riportare in copia incolla il tuo articolo (spero ti piacerà la modalità che ti è consona e spero comprenderai che regalarti una lettura è già un bel regalo) ti voglio invitare pubblicamente (anche se valuterò privatamente se ci sono gli estremi) d’ora in avanti a:

  1. Non nominarmi in alcun modo in vicende afferenti alla tua classifica ricordandoti, che è mio diritto costituzionale e giuridico effettuare una critica giornalistica come giornalista tuo collega e come direttore ed editore di testata giornalistica come lo sei tu;
  2. Non coinvolgermi in video i cui contenuti non sono consoni alla mia persona e alla mia provenienza familiare;
  3. Non effettuare telefonate a destra e manca. Gli effetti li conosci sulla tua pelle e sai che risponderei per le rime. E ti avviso, i pizzaioli e i distributori parlano. Ma lo sai già.

Sono certo che mi sono capito o dovrò farti scrivere per fartelo capire meglio. Dimenticati, anzi dimenticatevi, che esisto. (Grazie)

Spero la vicenda di questa nostra grande amicizia ventennale, purtroppo sbagliata per mia errata interpretazione della stessa, voglia chiudersi qui.

Ti ringrazio per avermi cancellato dai tuoi contatti all’indomani della nomina dell’Avv. Annatina Franzese, nostra COLLEGA, e Vicedirettore della mia testata.

Cerco ancora oggi di sapere da lei, i genitori e una persona presente cosa tu abbia detto in quella telefonata a tua insaputa in viva voce per colpa del telefono della stessa guasto, ma nessuno vuole dirmelo.

Spero non esca mai nulla di grave fuori. Mi dispiacerebbe dover tornare altrove sull’argomento. Ma so che hai potuto parlare solo bene di me.

A chiusura

Vorrei fare una riflessione con te che sei mio coetaneo quasi (ci separano 7 anni soltanto a tuo sfavore che ora sei alla soglia dei 70 anni – ed auguri per 100 in buona salute).

Non ci resta molto tempo.

Io l’ho capito per una vicenda molto seria che ha colpito la mia famiglia facendoci comprendere come la vita sia qualcosa che va vissuto godendone ogni secondo senza buttare via il tempo in sciocchezze e futilità.

Per il momento in casa ci ha detto bene e come promesso a Dio ho smesso di imprecarlo, lo prego ogni momento della giornata e me lo sto tatuando su tutto il corpo. Sono i miei voti a lui affinché tutti li vedano.

Presto finiremo chi sotto terra e chi in un’urna.

Chi ha figli come ne ho io sarà ricordato come il mio prozio caduto il 22/07/1916 sull’altopiano di Asiago ancora oggi vivo nella memoria di tutti. Chi non ne ha sarà anche dimenticato.

Facciamo cose che ci fanno stare bene e che siano degne di farci ricordare da qualcuno.

La nostra polvere finisce sotto le suole anche di chi abbiamo offeso.

ARTICOLO DI RIFERIMENTO INCOLLATO

 

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Di formazione classica sono approdato al cibo per testa e per gola sin dall’infanzia. Un giorno, poi, a diciannove anni è scattata una molla improvvisa e mi sono ritrovato sempre con maggior impegno a provare prodotti, ad approfondire argomenti e categorie merceologiche, a conoscere produttori e ristoratori. Da questo mondo ho appreso molte cose ma più di ogni altra che esiste il cibo di qualità e il cibo spazzatura e che il secondo spesso si mistifica fin troppo bene nel primo. Infinitamente curioso cerco sempre qualcosa che mi dia quell’emozione che il cibo dovrebbe dare ad ognuno di noi, quel concetto o idea che dovrebbe essere ben leggibile dietro ogni piatto, quella produzione ormai dimenticata o sconosciuta. Quando ho immaginato questo sito non l’ho pensato per soddisfare un mio desiderio di visibilità ma per creare un contenitore di idee dove tutti coloro che avevano piacere di parteciparvi potessero apportare, secondo le proprie possibilità e conoscenze, un contributo alla conoscenza del cibo. Spero di esservi riuscito. Il mio è un viaggio continuo che ho consapevolezza non terminerà mai. Ma è il viaggio più bello che potessi fare.
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