Inarpa: quando l’estate sale in montagna
Ogni anno, tra la fine della primavera e l’inizio dell’estate, le mandrie valdostane risalgono verso gli alpeggi in un movimento antico chiamato Inarpa.
Per gli allevatori è l’inizio della stagione d’alpeggio. Per gli animali, il ritorno ai prati ricchi di essenze spontanee che caratterizzano la montagna alpina. Per chi osserva questo lento trasferimento lungo sentieri e strade di montagna è il segno che l’estate è davvero arrivata.
L’Inarpa rappresenta la fase ascendente della transumanza, una pratica che per secoli ha scandito la vita delle comunità alpine. Bovini e caprini vengono condotti verso pascoli sempre più elevati seguendo la crescita stagionale dell’erba.

La salita verso gli alpeggi non risponde soltanto a una tradizione. Con l’aumentare delle temperature, i prati di quota offrono un’alimentazione diversa rispetto a quella disponibile nel fondovalle. Accanto alle graminacee crescono trifoglio alpino, trifoglio bianco, ginestrino, piantaggine, dente di leone, alchemilla e numerose altre specie che contribuiscono alla ricchezza botanica delle praterie alpine.
Questo cambiamento si riflette anche nel latte. Non tutte queste piante trasferiscono direttamente il proprio aroma al formaggio, ma influenzano la composizione del latte e il profilo aromatico delle produzioni casearie.
L’alpeggio
L’alpeggio non produce soltanto latte e formaggi. La presenza degli animali contribuisce a mantenere aperti i pascoli, limitando l’avanzata di arbusti e bosco e preservando quei prati che da secoli caratterizzano il paesaggio.

La stagione dell’alpeggio coincide anche con uno dei momenti più importanti per la produzione casearia valdostana. Sebbene le DOP regionali siano soltanto due, la Fontina e il Fromadzo, la varietà dei formaggi prodotti in Valle d’Aosta è molto più ampia.
Nei negozi e nelle cooperative del fondovalle, dove confluisce il lavoro svolto negli alpeggi durante l’estate, è possibile trovare Bleu d’Aoste, Reblec, Toma di Gressoney, gorgonzola di capra, numerose tome di valle e una grande varietà di formaggi affinati e stagionati in quota.
I formaggi d’alpeggio rappresentano una delle espressioni più dirette della stagione estiva: il risultato di latte prodotto durante i mesi di pascolo e di aromi speciali catturati nei prati.
Oggi, però, la vita d’alpeggio è molto diversa da quella raccontata nelle immagini bucoliche. La giornata può iniziare alle 4.30 del mattino con la mungitura, spesso ancora eseguita a mano in alcune realtà. Poi bisogna portare gli animali al pascolo, controllare recinti e abbeveratoi, gestire il caseificio e mungere nuovamente la sera.
A fine giornata resta il tempo per una cena frugale e qualche ora di sonno. Il giorno successivo si ricomincia. Per questo motivo il ricambio generazionale rappresenta una delle principali sfide dell’allevamento di montagna: accanto a giovani che scelgono consapevolmente questa vita, sempre meno persone sono disposte ad accettarne i ritmi e le rinunce.
L’Inarpa continua ancora oggi a ripetersi ogni estate, lontano dai riflettori e dalle brochure turistiche.
Se un giorno gli alpeggi dovessero scomparire, non perderemmo soltanto un paesaggio. Sparirebbero anche quei formaggi che ancora oggi raccontano la natura delle montagne valdostane.



