IoVino 2026 tra Marche e Campania, un focus sulle giovani aziende.
Un mondo diversificato quello della viticoltura in Campania e Marche, due regioni talentuosissime che ogni anno, nella rassegna di IoVino di Manilo Frattari e Romina Lombardi, si riconfermano come fari e apripista per le realtà enoiche.
L’evento si è svolto lo scorso 15 marzo a Roma e come sempre le proposte si sono rivelate molto interessanti.
“Il mio terreno esalta un vitigno internazionale, il Cabernet Sauvignon”.
Queste sono le parole di Renato Cosimato dell’omonima azienda Cosimato Renato, tra l’Irpinia e il Cilento, a Baronissi.

Nasce nel 2016 e battezza nel 2021 l’uscita del primo vino. Renato ha scommesso con tutti i suoi vicini, allevando un vitigno internazionale insolito nella zona.
In effetti è stata una prova di coraggio dettata dalla consulenza dell’enologo irpino Carmine Valentino, che ha pronosticato un’alta qualità.
Certo è che in un’azienda giovane i cambiamenti e gli adattamenti devono essere repentini, in competizione con altri produttori e in continua evoluzione rispetto a un clima che si presenta sempre più instabile e imprevedibile.

L’idea è nuova ma le radici sono profonde in un passato che risale al 1822, anno in cui fu fondata l’azienda della famiglia Bracale, da cui Cosimato prende le mosse.
Con la sua chiusura negli anni ’50 l’eredità vitivinicola sembrava persa, ma Renato Cosimato, forte di una preparazione come sommelier professionista e della spalla vigile di un enologo di grande competenza, decide di far riemergere le antiche glorie.
Oggi la produzione è ancora limitata a una manciata di ettari, ma la sua capacità intuitiva e lo spirito di intraprendenza che connota le sue scelte soprattutto in vigna e in cantina, lo annoverano nella letteratura enoica campana con grande stile e in un posto di tutto rispetto.
Partiamo dai rossi, Campania Rosso Igp, 2022, anche chiamato Diciotto Ventitre, ha un carattere molto identitario, affinato in anfora esprime in maniera nitida le caratteristiche, i piccoli frutti di bosco, il tabacco, le note vegetali tipiche della varietà. La trama tannica è ben tessuta e si integra con un sorso minerale.

Diciotto Ventidue, Colli di Salerno Rosso Igp 2021, elegante e complesso.
Vino ricco di profumi varietali, ampio e integro grazie a note di ciliegia, prugna secca, finanche scorza d’arancia, sentori mentolati che poi virano al vegetale.
Ma non finisce qui, perché all’olfatto continua a sprigionare spezie, noce moscata, pepe verde, terziarizzazione di caffè, tabacco, incenso e goudron.
Il sorso è ampio, ricco, strutturato, di gran corpo, solido, avventuroso. In bocca rimane teso, persistente, voluttuoso, caparbio e tannico.
Con molta eleganza rilascia una scia sapida interessante.

Diciotto Ventiquattro, Campania Aglianico Igp 2022, blend di Aglianico all’85% e il resto Cabernet Sauvignon.
Vendemmia effettuata a metà ottobre. Maturazione in acciaio e poi affinamento in bottiglia per 18/24 mesi.
Naso pimpante con grande varietà di profumi inizialmente fruttati, ciliegia, susina, e a seguire la frutta secca, mandorla, mallo di noce, infine il bosco con ribes e mirtilli.
Nella sua complessità offre anche un bouquet floreale, accompagnato dalle note vegetali e speziate di pepe nero, zenzero e noce moscata.
Sorso scalpitante, morbido, con scie sapide definite.
Una trama tannica fitta e ben equilibrata, per un finale lungo e promettente.

Non dimentichiamo i bianchi e vi raccontiamo Diciotto Venticinque, Campania Fiano Igp 2023, acciaio e bottiglia.
In apertura la frutta, pera, melone bianco, pesca tabacchiera. A seguire frutta secca come mandorla fresca, per passare ai fiori di biancospino, ginestra, camomilla.
Il palato è tagliente, molto raffinato, con incedere lento si appresta a frutta succosa, note gliceriche di miele, ha un passo graduale e intrigante.
Ci piace per la sua promessa e un occhio al futuro senza inciampi.

Se di aziende giovani ed emergenti vogliamo parlare, tra gli assaggi meritevoli di menzione c’è l’azienda Andrea Giorgetti, con la varietà Ribona, bianco, e le due versioni di gioco in rosso tra Sangiovese e Montepulciano.
Sono Andrea Giorgetti e Nicolò Marchetti, due amici ed enologi, a imbarcarsi in questa avventura, nel 2005, con i primi impianti.

Siamo nelle Marche, a Contrada Monte Priori a Potenza Picena, con affaccio sul mare Adriatico, in un posto pieno di vento e benessere.
Dove le uve non potevano che essere sane e per questo i due decidono di dedicarsi, tra le varie opzioni, alla viticoltura.
La storia di Andrea e Nicolò è l’epopea di una bellissima amicizia nata da giovanissimi e prolungatasi sui banchi dell’università, insieme hanno interpellato aziende blasonate a cui chiedevano lumi su come e perché coltivare alcune varietà.
Nel 2015 le prime vendemmie e nel 2016 l’azienda Andrea Giorgetti celebra la sua aurora, e il nome non incide sull’amicizia che va oltre le questioni burocratiche, in cantina sono sempre in due. Partono con la Ribona che è una varietà difficilissima, ma loro sono marchigiani e hanno la testa dura.
Sangiovese e Montepulciano hanno di certo creato meno problemi.
Nel 2020 la Ribona prende il premio di Berebene Gambero Rosso e poco dopo anche Aganìta, il rosato che in queste zone non è proprio a casa sua. Eppure, gli esce benissimo.
Dai tre ettari e mezzo producono cinque etichette.
Adele è il blend di Montepulciano e Sangiovese, fa solo acciaio.
Un vino agile, schietto, scalpitante e pur sempre di struttura, eleva il sorso e garantisce una freschezza invitante.

Aganìta, Marche rosato Igt, è il rosato da uve Sangiovese al 90% e Montepulciano 10%, un vino balsamico ma che risente della vicinanza al mare; quindi, mineralità e note iodate ad accompagnare un buon frutto croccante.

L’omaggio al papà, che ha contribuito alla nascita dell’azienda con i suoi sacrifici, Andrea lo fa con il Ribona Flosis, Colli Maceratesi Doc, nome del fiume che scorreva sotto la cantina e di ascendenza romana.
Il vino fa fermentazioni lunghissime e la temperatura in cantina è controllata in maniera quasi maniacale.
La frutta qui è rotonda, ricorda l’ananas, poi il miele, il cedro, note saline non mancano al sorso, inizialmente avvolgente e poi molto diritto e scattante.

Il primo spumante già esiste e si chiama Giulia, Brut Rosé, da uve Sangiovese al 90% e Montepulciano 10%, omaggio alla sorella di Andrea, mente e braccio instancabili che hanno permesso tutto quello che c’è oggi in azienda, con perseveranza silenziosa e senza mai essere sotto il riflettore.
Il metodo è Charmat o Martinotti (rifermentazione in autoclave e non bottiglia), un vino che nella sua semplicità lascia il segno per eleganza e discrezione di bollicina, fine e copiosa, preludio a frutto delicato e freschezza.
Sante, Rosso Piceno Doc, blend di Sangiovese e Montepulciano.
Prodotto solo nelle annate migliori, affina in barrique e tonneau.
Profondità di sorso e frutta matura, per un sorso lungo e appagante.
Tante altre le aziende di cui vorremmo raccontare, riserviamo altri assaggi a prossime uscite.
Grazie all’organizzazione di IoVino con Manilo Frattari e la moglie e collaboratrice Romina Lombardi, veri talent scout e grandi appassionati di vino e aziende, in cui cercano identità e visione da proporre a un pubblico sempre più preparato ed esigente.




