Kizuna 2025: Seguendo la “via del tè”, un angolo di Giappone alle pendici di Monte Mario
Kizuna 2025: Il festival giapponese anni ’80 torna a Roma dal 24 al 26 ottobre.
È un grande evento dedicato alla cultura giapponese che svolge dal 24 al 26 ottobre alle pendici di Monte Mario presso la suggestiva location delle Officine Farneto,

trasformate per l’occasione in un vero e proprio villaggio giapponese ispirato alla Tokyo degli anni ’80 con un’ambientazione scenografica firmata da Valeria Vecellio (vincitrice del David di Donatello e della Chioma di Berenice).
Negli oltre 3.000 metri quadrati troviamo un’ area espositiva e tanti stand gastronomici, bar, un Sake Bar e un temporary restaurant.
Troviamo poi Workshop gratuiti e corsi di cucina giapponese per scoprire tecniche tradizionali e segreti della cucina nipponica.
Due palchi sono dedicati agli spettacoli, performance e show cooking. E poi naturalmente cibo giapponese, sake, wagyu.
Tornano i grandi classici amati nella scorsa edizione: Noodles preparati al momento, degustazioni di Wagyu giapponese, Sakè, Artigianato giapponese, Cultura pop nipponica.

Mi avventuro in viaggio alla scoperta di storie, tendenze e contaminazioni della gastronomia giapponese in Italia ma soprattutto alla ricerca del tè, il pregiatissimo tè verde giapponese.
Un primo approccio goloso: lo stand della pasticceria Hiromi Cake

dove lo sguardo si posa subito su dei deliziosi dolci a base di matcha, il tè verde che tradizionalmente viene usato per la cerimonia del tè ma di cui vi parlerò in dettaglio più avanti: matcha tiramisù, matcha cake, matcha cheesecake, tutti davvero ottimi.

Oltre ai dolci sono subito attratta dal menu delle varie versioni di “matcha latte”: San; Mou; choco dark; mango; fragola.
Sono una tradizionalista per quel che riguarda il tè ma decido lo stesso per un assaggio della specialità più semplice, è buona e accattivante.
Mentre degusto il mio delizioso dolce accompagnato dalla mia profumata bevanda il mio animo di musicista non può che risvegliarsi: inconfondibili mi raggiungono le note del tamburo “taiko” della bravissima Rita Superbi che si sta esibendo sul palco.

Una piccola divagazione per spiegarvi meglio questo strumento a percussione: Il ”Taiko” è la percussione tradizionale della cultura Giapponese, la parola taiko è composta da due ideogrammi 太 tai 鼓 ko “grande tamburo”, la sua vibrazione è in grado di toccare profondamente l’ emotività e per questo motivo tra un suoi usi quello in battaglia per intimorire i nemici. Sempre seguendo il mio obiettivo, la mia “via del tè”,

decido quindi di salire nella parte superiore dove sono collocati alcuni stand dedicati alla vendita.
Subito una piacevole sorpresa: nello stand di Zanzino, della gentilissima Francesca Falco, fanno bella mostra vari set da “cha no yu”( cerimonia del tè 茶の湯); tetsubin( teiere in ghisa) ,chawan( tazza da cerimonia 茶碗) ed altri oggetti legati alla tradizione giapponese.

Proseguo nel mio itinerario trovando finalmente quel che cercavo: lo stand di Spazio Musa, storico importatore di tè di qualità dal Giappone.

Mi soffermo nell’osservare tutte le tipologie proposte che, secondo la loro tradizionale “vocazione” provengono da Uji, località collocata nella prefettura di Kyoto, dalla produzione della famiglia Harima.
Il signor Harima oltre ad essere un produttore è anche un educatore e bio-educatore e proprietario di campi biologici che si trovano a Ujitawara: propone la coltivazione a livello “familiare” di particolari tipi di tè pregiati.
Sono particolarmente attratta dallo shincha “dell’anno”, il primo tè della nuova stagione 2025, quello che noi occidentali definiremmo una “primizia”.
Un vero peccato che non sia stato possibile assaggiarlo.
Tutti i tè esposti sono davvero interessanti ed è anche molto piacevole intrattenermi con la titolare che ascolto con attenzione raccontarmi a proposito di dettagli sulla produzione e sul raccolto di quest’anno e delle previsioni sull’anno prossimo che si prevede non sarà molto abbondante, facendo intravedere un relativo aumento dei prezzi.
Tra i tè in foglia in vendita: Bancha Aoyanagi bio, Shincha Uji bio, Gyokuro Uji bio, Matcha Uji premium bio, Matcha Uji bio Top.
A proposito di tè giapponesi

La storia

Si ha notizie della consumazione del tè in Giappone già dall’VIII secolo ma dopo un periodo di circa 400 anni di eclissi si ripresenta definitivamente nella cultura nipponica nel XII secolo.
Il monaco Buddista Eisai riporta con sé da un viaggio effettuato in Cina dei semi di Camelia Sinensis, pianta del tè, che verranno messi a dimora in vari distretti, in particolare in quello di Uji.
Alla fine del XVI secolo il celebre monaco Zen Sen-no Rikyu codifica la cerimonia del tè, il buddismo e le varie “scuole”.
Nella prima fase il tè veniva preparato secondo le antiche tradizioni cinesi della dinastia Song in cui veniva adoperato nella sua interezza, una sorta di decotto, in forma polverizzata.
Fu solamente nel XVII secolo che il monaco cinese Yin Yuan introdusse il nuovo metodo basato sull’infusione delle foglie.
Due secoli più tardi, sempre nella regione di Uji, Nagatani Soen migliorò ulteriormente la tecnica di infusione.
Nel 1859 con l’apertura del porto di Yokohama e la firma del trattato commerciale con gli Stati Uniti il tè comincia ad essere esportato.
Alla fine del XIX secolo la meccanizzazione della raccolta aumentò notevolmente il volume della raccolta e della produzione.
Il tè è uno dei pilastri della società giapponese, è sotto diverse forme la bevanda quotidiana: servita nei ristoranti, oggetto di convivialità ma anche elemento centrale della filosofia e dell’estetica Zen.
Attualmente le zone di cultura si suddividono in varie prefetture: Shizuoka ( soprattutto per il tè Sencha); Kyoto ( soprattutto per il Matcha ed il Gyokuro); Kagoshima e Kyushu.
Le tipologie

Sencha
Ne esistono numerose varietà, rappresenta l’80% della produzione del paese. Apprezzato per il profumo fresco. Ottenuto con una lavorazione a vapore. Più elevata è la sua qualità più l’infusione richiede una temperatura bassa. Il primo raccolto dell’anno avviene in aprile ed è indicato con il nome di Shincha
Gyokuro
Prezioso e ricercato, è uno dei migliori tè giapponesi. Tre settimane prima della raccolta le foglie vengono ombreggiate con particolari teli di tessuto. Questo permette alle foglie denominate tencha di sviluppare delle note caratteristiche che lo rendono meno amaro e più aromatico.
Matcha
Realizzato anch’esso con il tencha ma con una lavorazione diversa delle foglie che vengono polverizzate. Ne esistono diversi gradi di qualità a partire da quello “alimentare” fino ad arrivare a quelli più raffinati usati nella cerimonia del tè
Bancha
Termine che definisce il tè comune, proviene dall’ultima raccolta dell’anno, oltre alle foglie di solito confine anche piccole parti dei rametti. Può essere una buona scelta per chi si approccia per la prima volta ai tè giapponesi. Ne esiste una versione tostata definita Hojicha.
Informazioni utili

KIZUNA 2025
Luogo: Officine Farneto, Via dei Monti della Farnesina 77, Roma Date: 24 – 26 ottobre 2025
Sito ufficiale: www.kizunaexpo.com








