Kombucha, un elisir di benessere

Kombutcha

Il mondo del beverage e della gastronomia è in continuo fermento; è il caso di dirlo visto se si parla di kombucha, che altro non è se non una bevanda fermentata.

Si tratta di una sorta di superdrink di origine asiatica, che aiuta a eliminare scorie e tossine, oltre a stimolare il metabolismo.

Tutto inizia per via di un processo simbiotico tra una colonia di lieviti e dei batteri acetici. Queste due entità danno luogo a una sorta di membrana gelatinosa chiamata Scoby (Symbiotic culture of bacteria and yeast) o “fungo del tè”.

Si parte quindi da “Scoby” che è la vera e propria “madre” del Kombucha e consente la fermentazione del tè (prevalentemente verde o nero), questo assimila lo zucchero del tè producendo degli acidi, delle vitamine e degli enzimi che trasformano il tè in kombucha.

Tutto ciò avviene in circa due settimane di fermentazione o per un numero di giorni variabili, a seconda delle condizioni atmosferiche e delle preferenze personali. Il gusto della kombucha può essere personalizzato e arricchito aggiungendo frutta e spezie.

Un universo quello delle fermentazioni, che sta pian piano guadagnando terreno in favore dei benefici che può portare alla salute, ovviamente se trattato in modo scientifico.

La cura della salute e nutrirsi in maniera sana è fondamentale, oltre al fatto che al giorno d’oggi tutti sono alla ricerca di provare la sensazione di immediata digeribilità e il piacere di sentirsi in forma. Il fenomeno dei Kombucha è quindi una realtà in costante ascesa, oltre al fatto che può essere considerata una bevanda sostitutiva dell’alcol, tanto che viene sempre più utilizzata nel mondo della mixology.

Interessante anche il suo utilizzo in cucina, viste le sue qualità aromatiche e l’acidità naturale di cui è corredata. In Italia il suo ambasciatore è il giovane chef Mattia Baroni, originario di Limone sul Garda, che oggi, oltre ad essere il resident chef della splendida struttura di Bad Shörgau nella Val Sarentino, sta affrontando progetti molto interessanti in collaborazione con importanti centri di ricerca.

Tutto è iniziato da una necessità personale di Mattia, pensando all’alimentazione sregolata di chi fa il mestiere di chef, consumandolo insieme ai ragazzi della sua brigata di cucina, come remineralizzante ed energizzante, per poi proporlo anche ai clienti come alternativa al vino o altre bevande.

Si spazia così da quello al tè verde e alla ciliegia, passando per quello ai fiori di sambuco; vista l’astringenza e l’acidità il primo sorso può suonare come una nota stonata e ricordare vagamente un succo di mela non filtrato o le birre Lambic, ma pian piano, sorso dopo sorso se ne apprezza il gusto fruttato e la grande bevibilità.

Kombucha

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