La beffa oltre l’orgoglio: fa discutere la scelta di affidare ad Andrea Berton la cena di gala per l’apertura dei Giochi del Mediterraneo in Puglia
Uno schiaffo a chi, come noi, si impegna quotidianamente a rappresentare l’eccellenza di un settore agroalimentare di elevata qualità, espressione di un patrimonio di straordinario valore culturale, nutrizionale e legato alla salute.
Sia chiaro: nulla da eccepire sulle qualità professionali di Andrea Berton, chef milanese di indiscusso prestigio. La sua presenza avrebbe certamente potuto rappresentare una scelta capace di suscitare curiosità, attenzione e interesse mediatico.
Ma la domanda è inevitabile: era davvero questa la scelta più rappresentativa per raccontare la Puglia proprio nella notte inaugurale dei Giochi del Mediterraneo?
In un’occasione di tale portata, Berton avrebbe potuto essere affiancato e sostenuto dagli osti, dai ristoratori, dai cuochi e dalle trattorie di Taranto e della sua provincia. Non sarebbe stata una concessione al localismo, ma una precisa scelta culturale e strategica: mettere in vetrina, davanti a una platea internazionale, chi ogni giorno lavora per custodire, trasformare e valorizzare le materie prime e le tradizioni gastronomiche del territorio.
Sarebbe stato un modo concreto per lanciare un messaggio forte e identitario: l’abbinamento virtuoso tra sport, cibo e salute, attraverso la valorizzazione delle peculiarità dell’agroalimentare pugliese.
Perché i Giochi del Mediterraneo non sono soltanto una manifestazione sportiva. Sono una straordinaria occasione per raccontare un territorio, la sua cultura, le sue produzioni e il suo stile di vita.
E allora viene spontaneo chiedersi: perché non utilizzare proprio la cena inaugurale per raccontare questa Puglia?
E non ci si venga a dire che, in compenso, i piatti saranno serviti su ceramiche realizzate dalle prestigiose fornaci di Grottaglie, Terlizzi o Laterza.
Ben venga la valorizzazione della straordinaria tradizione ceramica pugliese. Ma proprio questo rafforza la domanda: perché valorizzare il contenitore e non, con la stessa convinzione, anche il contenuto?
La Puglia possiede una filiera agroalimentare di assoluto valore. Possiede produttori, cuochi, ristoratori, osti e artigiani del gusto capaci di raccontare una storia che non ha bisogno di essere importata da Milano.
Quella storia è già qui.
Ed è una storia fatta di olio, grano, vino, ortaggi, pesce, legumi, carni, formaggi, tradizioni contadine e competenze gastronomiche tramandate e rinnovate di generazione in generazione.
Affidare a un grande chef esterno la cena di gala non è necessariamente un errore. L’errore, semmai, è non averlo messo nelle condizioni di raccontare la Puglia insieme a chi la rappresenta ogni giorno.
Perché la vera sfida non era scegliere tra Berton e i cuochi pugliesi.
La vera sfida era farli lavorare insieme.
Sarebbe stato il modo più efficace per mandare al Mediterraneo e al mondo un messaggio semplice e potentissimo:
lo sport è salute, la salute passa anche dall’alimentazione e l’alimentazione, in Puglia, è cultura, economia, identità e futuro.
Questa sì sarebbe stata una cena capace di rappresentare i Giochi del Mediterraneo.
E soprattutto, una cena capace di rappresentare la Puglia.



