La cantina segreta di Stalin
- Il tesoro sommerso che la Georgia riporta alla luce
- Un caveau che profuma di storia:
- Stalin, il vino e la Georgia
- Gori dove il culto di Stalin sopravvive e il vino diventa racconto
- Kazbegi, Koba e l’origine del racconto
- Il museo di Gori: un percorso tra mito, omissioni e cultura materiale
- Vino, memoria e identità: un’eredità ancora in fermento
- Un patrimonio che torna al mondo
- Dal mistero al mito: la storia nel libro “Stalin’s Wine Cellar”
- Un tesoro che guarda al futuro
- L’asta
- Dove
- Quando
- Chi organizza
- Cosa sarà messo all’asta
- Obiettivo dell’asta
- Dove seguire gli aggiornamenti
Il tesoro sommerso che la Georgia riporta alla luce
C’è un luogo, sotto le strade di Tbilisi, dove il tempo non scorre, resta sospeso tra il profumo antico del vino, la polvere che danza nella penombra, le ragnatele che sembrano fili di memoria.
È la cantina segreta di Stalin, un caveau che per decenni ha custodito in silenzio circa 40.000 bottiglie, un patrimonio enologico che intreccia imperi caduti, rivoluzioni, passioni personali e l’identità profonda della Georgia.

Oggi quel luogo si riapre, lo fa non per celebrare un dittatore, ma col nobile scopo di finanziare il futuro dell’enologia georgiana.
Il governo ha deciso di mettere all’asta parte della collezione per creare una nuova scuola dedicata alla formazione vitivinicola.
Un gesto che trasforma un’eredità controversa in un investimento culturale.
Un caveau che profuma di storia:
Entrare in questa preziosa cantina è come varcare la soglia di un romanzo.
La giornalista di Reuters Lucy Papachristou descrive così la scena: «Ragnatele intricate pendono dal soffitto nella penombra e una piacevole dolcezza muschiata pervade l’aria».
Un’immagine che basta da sola a evocare l’atmosfera sospesa di questo luogo.

Tra le volte polverose riposano rarità francesi e georgiane, alcune di queste risalenti all’inizio dell’Ottocento.
Molte provengono dalle collezioni degli zar Alessandro III e Nicola II: confiscate dopo la Rivoluzione del 1917, poi finite nelle mani di Stalin che le arricchì con le sue etichette georgiane preferite.
Per alcuni visitatori, l’apertura del caveau è stata un’esperienza quasi mistica.
Il collezionista americano Victor Chen, arrivato da Dallas, racconta: «Mi sento come Indiana Jones che apre una grotta: potrebbe non esserci nulla, oppure potrebbe esserci qualcosa».
E in effetti, ogni bottiglia è un frammento di una “storia liquida”.
Stalin, il vino e la Georgia

Nato a Gori nel 1878, Stalin non fu solo il leader dell’Unione Sovietica ma anche un appassionato bevitore e collezionista.
Le sue famose “bevute notturne” al Cremlino erano celebri quanto temute: tra un brindisi e l’altro, ministri e funzionari finivano spesso per rivelare più del dovuto.
Bere era per lui allo stesso tempo piacere e strumento di potere.
Il vino era però anche un legame con la sua terra: la Georgia rivendica una tradizione vinicola di 8.000 anni, una delle più antiche al mondo.
Gori dove il culto di Stalin sopravvive e il vino diventa racconto

Per comprendere il legame tra Stalin e il vino georgiano bisogna tornare a Gori, la sua città natale.
Qui, fino al 2010, si trovava l’ultima grande statua del dittatore ancora in piedi nello spazio post‑sovietico.
Qui sorge il Museo di Stato dedicato a Stalin, un luogo rimasto sorprendentemente intatto attraverso la destalinizzazione, la caduta dell’URSS, l’indipendenza della Georgia, la guerra del 2008.
Il museo è un tempio laico, un monumento alla memoria selettiva: un racconto che esalta il leader ma tace sul suo controverso passato.
Proprio in questo silenzio il vino torna protagonista: nelle narrazioni locali Stalin è spesso ricordato come un uomo “di terra”, figlio di una regione dove la vite è sacra e il vino è parte della vita quotidiana.
Il Khvanchkara, in questo immaginario, diventa quasi un simbolo di appartenenza, questo vino che racconta la Georgia più di quanto la racconti Stalin.

Kazbegi, Koba e l’origine del racconto
Per capire l’identità georgiana — e il modo in cui il Paese continua a raccontare Stalin — bisogna risalire allo scrittore Alexander Kazbegi, autore del romanzo Il Patricida.

Il protagonista, Koba, difensore degli oppressi, fu il modello ideale del giovane Stalin, che adottò proprio quel nome come pseudonimo rivoluzionario.
Kazbegi è celebrato nella regione montana che porta il suo nome, lungo la Strada Militare Georgiana, oggi meta di sciatori e trekker. Qui, tra montagne e villaggi, il vino è ancora prodotto secondo metodi antichi, spesso in qvevri interrati, come si faceva migliaia di anni fa.

È un paesaggio che spiega molto della mentalità caucasica descritta da Wojciech Górecki: un mondo dove il vino è rito, identità, memoria.
È qui che Stalin, prima del suo passato politico, è percepito come un “figlio della valle”.
Il museo di Gori: un percorso tra mito, omissioni e cultura materiale
Il museo dedicato a Stalin è un viaggio nella costruzione del mito.
La scalinata monumentale, la statua in marmo bianco, i busti, le foto d’infanzia, i documenti della rivoluzione, tutto concorre a creare un racconto celebrativo.

Le brochure — solo in russo e georgiano — non menzionano gli elementi critici di questa complessa storia politica.
Ciò che colpisce è il modo in cui la narrazione si intreccia con la cultura materiale: le immagini di Stalin con contadini, donne del popolo, bambini; la rappresentazione di un leader vicino alla terra, alla fatica, alla vita rurale.
L’ immaginario si sovrappone perfettamente alla tradizione vinicola georgiana, dove la vite è simbolo di resilienza e identità.
Vino, memoria e identità: un’eredità ancora in fermento
Il vino nella Georgia di oggi,è molto più di un prodotto agricolo, è un archivio vivente.
Nel caso di Stalin diventa un modo per raccontare la complessità della memoria nazionale: il rapporto irrisolto con il passato sovietico, la volontà di riscrivere la propria identità attraverso la cultura enologica.
Il Khvanchkara, conteso tra Georgia e Stati Uniti, è solo la punta dell’iceberg: un vino che porta con sé storia, geopolitica, mito e mercato.
A Stalin piaceva questo vino che pare avesse offerto anche a Franklin D. Roosevelt e al premier britannico Winston Churchill nello storico incontro di Yalta nel 1945, almeno secondo la versione offerta nel sito dell’azienda americana.

Un vino che, come la Georgia stessa, continua a fermentare.
Un patrimonio che torna al mondo

L’apertura della cantina ha attirato a Tbilisi collezionisti e figure di spicco del panorama enologico internazionale.
Tra loro anche Pierre Lurton, presidente di Château d’Yquem e Cheval Blanc, che ha definito il caveau «un pantheon del vino».
Secondo Irakli Gilauri, proprietario di Gilauri Wines e partner del progetto, l’asta rappresenta un’occasione unica: «Metterà la Georgia sulla mappa dei collezionisti».

Non è difficile credergli: poche collezioni al mondo possono vantare un simile intreccio di storia imperiale, epoca sovietica e tradizione georgiana.
Dal mistero al mito: la storia nel libro “Stalin’s Wine Cellar”
La leggenda della cantina non nasce oggi.

Già nel 2020 il commerciante australiano John Baker aveva raccontato la sua avventura alla ricerca del caveau nel libro “Stalin’s Wine Cellar”, scritto con il giornalista Nick Place.
Tutto partiva da una lettera misteriosa, una lista di bottiglie forse appartenute ai Romanov.
Da lì si dipanava un articolato viaggio tra trattative misteriose, uomini armati e il caos post-sovietico: un vero thriller enologico.
Un tesoro che guarda al futuro

La collezione oggi appartiene al governo georgiano, che ha scelto di trasformarla in un ponte tra passato e futuro.
L’asta non è solo un evento per collezionisti, è un atto simbolico, un modo per restituire alla Georgia il ruolo che le spetta nella storia del vino.
Un Paese che ha custodito per millenni la cultura del “qvevri”, pratica ancestrale legata ad un’anfora di terracotta utilizzata da oltre 8000 anni, che ha visto passare imperi e rivoluzioni, oggi sceglie di ripartire proprio da ciò che la rende unica: il vino come identità, memoria e rinascita.
L’asta
Come partecipare a un’asta enologica?

- Come si partecipa
Si può prendere parte a un’asta:in sala, al telefono, online, registrandosi gratuitamente sulla piattaforma della casa d’aste.
Basta fornire i propri dati, seguire l’asta e fare le offerte. Se la propria è la più alta, ci si aggiudica il lotto.
- Come leggere il catalogo
Prima di fare offerte, è utile chiarire l’obiettivo: Investimento, collezionismo, consumo immediato.
Il catalogo online permette di filtrare i lotti, vedere foto, descrizioni e stime di valore.
- Offerte preliminari
È possibile fare offerte prima dell’asta: la piattaforma mostra sempre l’offerta più alta registrata fino a quel momento, utile per orientare eventuali rilanci.
- Valutare lo stato delle bottiglie
Per vini d’annata o destinati al consumo è importante controllare:
livello di riempimento, capsula, colore del vino, eventuali sedimenti,
integrità dell’etichetta.
In caso di dubbi, si può richiedere un “condition report” agli esperti della casa d’aste.
Quando si svolgerà l’asta?
Ad oggi, le fonti ufficiali (Reuters, Il Sole 24 Ore, Rai News) indicano che l’iniziativa è stata avviata a fine maggio 2026, ma la data dell’asta non è stata ancora annunciata.
Le autorità georgiane hanno comunicato solo l’intenzione di mettere all’asta la collezione, senza fissare un calendario preciso.
Le testate suggeriscono di seguire gli aggiornamenti tramite i canali ufficiali del Ministero dell’Agricoltura della Georgia, che sarà l’ente responsabile della comunicazione delle date.
Chi curerà l’asta?
L’asta sarà gestita dal Governo della Georgia, proprietario della collezione in collaborazione con Irakli Gilauri, imprenditore e proprietario di Gilauri Wines, coinvolto direttamente nel progetto
Dove

Tbilisi, Georgia — caveau storico situato sotto il complesso governativo.
Quando
Data non ancora annunciata.
Le autorità georgiane hanno avviato il progetto a fine maggio 2026, ma la calendarizzazione ufficiale dell’asta è attesa.
Chi organizza
Governo della Georgia, proprietario della collezione
In collaborazione con Irakli Gilauri, imprenditore e proprietario di Gilauri Wines
Cosa sarà messo all’asta
- Parte delle circa 40.000 bottiglie appartenute a Stalin
- Etichette francesi di grandi château bordolesi
- Vini georgiani rari
- Bottiglie provenienti dalle collezioni imperiali degli zar Alessandro III e Nicola II
Obiettivo dell’asta
Finanziare la creazione di una nuova scuola di enologia georgiana, per rilanciare la tradizione vitivinicola del Paese.
Dove seguire gli aggiornamenti
Canali ufficiali del Ministero dell’Agricoltura della Georgia



