La Croazia del vino: Graševina vinogorje Slavonski Brod 2011 Zdjelarević

Vigneto

Ogni sei mesi, tornando a casa dal Centro Cardiologico di Zabrze (dove vado a farmi controllare l’ICD, il defibrillatore cardioversore impiantabile che porto da quattro anni), passo sempre da Katowice per andare a trovare l’amico Wiktor Żelazny, titolare della Winoteka Burgundia che è uno dei centri più importanti per la diffusione della cultura del vino in Polonia.

Per me è impareggiabile. Vi si organizzano riunioni di appassionati di vino per presentare le diverse zone vinicole del mondo, partecipano i produttori che offrono la degustazione di alcune bottiglie della propria gamma, gli animatori sono personaggi del mondo della civiltà enogastronomica polacca e a volte lo è stato anche il sottoscritto. Cercavo dei vini bianchi tedeschi di una regione che non esporta molto, data la produzione limitata e consumata perlopiù dagli intenditori del luogo, la Franconia. Wiktor c’è stato, quei vini gli piacciono, ne ha importati un po’ per lanciarli sul mercato dell’Alta Slesia e non potevo mancare di passare a comprarne un po’.

E così mi sono portato a casa, tra l’altro, alcune bottiglie davvero interessanti come quelle dellIphöfer Silvaner 2012 Weinhaus Hans Wirsching e dell’Eibelstadter Kapellenberg Silvaner kabinett feinherb 2011 Weingut W. Leininger che, se tanto mi dà tanto (vista la qualità), saranno presto seguite anche dall’Iphöfer Julius-Echter-Berg Silvaner kabinett trocken 2012 Weinhaus Hans Wirsching e dall’Eibelstadter Mönchsleite Silvaner spätlese trocken 2011 Weingut W. Leininger.

Non è di questi vini che vorrei parlarvi adesso. Fra amici, quando ci si vede per parlare di vino, non si beve caffè né succo di frutta, ma si stappa qualcosa di nuovo, ci si presenta delle novità. E così Wiktor va a frugare nel frigo della sua tavernetta e mi propone di sederci a parlare in compagnia di una bottiglia di Graševina vinogorje Slavonski Brod 2011 della Vinarija Zdjelarević di Brodski Stupnik in Croazia, nel cuore della Slovenia, a due passi dal confine con la Bosnia-Erzegovina.

Aveva trovato questo vino in una bellissima regione dai paesaggi collinari stupendi, fermandosi a pranzare e poi a riposare nel ristorante-hotel di proprietà della cantina.

Bevo volentieri il Riesling Italico dell’Oltrepò Pavese fresco, specialmente d’estate, ma riconosco che è tutt’altra cosa rispetto al Riesling Renano che alcuni saggi e lungimiranti critici di vino propongono da anni ai vignaioli di quella benedetta zona vitivinicola, ma sopporto a malapena gli altri vini dello stesso ceppo che nei vari Paesi dell’Europa centro-orientale si chiamano per esempio Olaszrizling, Laški Rizling, Welschriesling, Vlassky Riesling eccetera.

In Slovenia ne avevo anche assaggiati diversi, ma non questo, che sta in una zona per me allora un po’ troppo pericolosa, proprio al confine con la Bosnia-Erzegovina, quindi da evitare.

Alla tempertatura giusta sembrava già ottimo, un gran vino per discutere di tappi di sughero o di polietilene, di tappi a vite (come i Silvaner della Franconia che mi stavano impacchettando), ma ho cominciato a perdere un treno dopo l’altro e in un paio d’ore è arrivato alla temperatura della tavernetta, circa 18° C. È stato in questo mutare con calma delle temperature nel calice che è emerso in tutta la sua classe. Una cosa imprevedibile, almeno per me, per un bianco della Slavonia.

Questo mi fa riflettere molto su una cosa. Bisogna girare per le varie regioni vinicole, andare a pranzare e cenare nei vari ristoranti lungo la strada, provare di tutto, perché a volte s’incontrano vini eccezionali come questo. Sinceramente, lo preferirei a tutti i nostri Riesling Italico. Per questo vitigno, è un capolavoro. Wiktor mi diceva che è soprattutto per il clima. Io sostengo che ci vuole anche una buona dose di genio del vignaiolo, anche se devo riconoscere che in questo capolavoro è il territorio ad avere il sopravvento.

Cosa vi devo dire? Provate. La Croazia non è lontana per andarci in ferie.
Qualità dei suoli e clima veramente adatti alla produzione di uva e di vino di alta qualità. L’intera regione è caratterizzata da un clima continentale temperato con inverni miti, a volte freddi, ed estati piacevolmente calde, a volte anche aride, che permettono una maturazione perfetta dell’uva e vini strutturalmente ricchi.

Il vigneto della zona di Slavonski Brod si estende lungo circa 80 chilometri nella valle del fiume Sava a sud, circondata dalle dolci colline Dilj (resti del Mare Pannonico con strati di argille alluvionali) che dominano  le grandi superfici d’acqua degli stagni; in tutto sono circa 1.000 ettari, ma c’è da dire che durante la recente guerra ne sono stati persi altri 800.

La storia della tradizione vinicola famigliare è inizia nel 1866 ma è rimasta sospesa per i 40 anni di regime della ex Jugoslavia. Crollato lo statalismo, Davor Zdjelarević ha vinto la sua lotta per il riconoscimento dello status e della legittimità dei propri vini, diventando uno dei primi produttori privati di vini della Croazia con l’indicazione geografica protetta. Nel 1987 va a imparare enologia in America e al suo rientro conosce l’agronoma Višnja Žugaj, che diventa sua moglie. Oggi producono circa 150.000 bottiglie da circa 20 ettari.

Mario Crosta

Di formazione tecnica industriale è stato professionalmente impegnato fin dal 1980 nell’assicurazione della Qualità in diverse aziende del settore gomma-plastica in Italia e in alcuni cantieri di costruzione d’impianti nel settore energetico in Polonia, dove ha promosso la cultura del vino attraverso alcune riviste specialistiche polacche come Rynki Alkoholowe e alcuni portali specializzati come collegiumvini.pl, vinisfera.pl, winnica.golesz.pl, podkarpackiewinnice.pl e altri. Ha collaborato ad alcune riviste web enogastronomiche come enotime.it, winereport.com, acquabuona.it e oggi scrive per lavinium.it, nonché per alcuni blog. Un fico d’India dal caratteraccio spinoso e dal cuore dolce, ma enostrippato come pochi.

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