La cucina come idea: alla Beninoteca

La cucina come idea: alla Beninoteca

 

La cucina come idea: alla Beninoteca

La lavatrice pende dal soffitto.

Sotto, impavidi, mille oggetti in equilibrio: libri, barattoli, conserve, cioccolato, bottiglie, cianfrusaglie. Nessuna tovaglia, nemmeno una posata. Fotografie, (auto)citazioni, frammenti di colore alla Mondrian.

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L’ingresso alla Beninoteca è un colpo d’occhio dadaista.
Il surreale non è irreale. Ed è realissimo il mondo di Andrea Benin, da cui Beninoteca. Nome rivelativo.

Qui si mangia, si beve, si compra, ci si intrattiene, si filosofeggia. Solo prelibatezze. Selezionate dal simposiarca, dall’anfitrione, dal cazzone (all’occorrenza), one man band della sala.

Il menù, in cornice laccata di rosso, è già metafora: un quadro, un’opera, una passione ben curata.
Vasto, c’è tutto, per tutti, vegetariani inclusi. Carni, pesci, paste, formaggi, salumi, invenzioni, grafie, dolci.

Temo possa offendersi, il Benin, se ci leggessi un pizzico di futurismo. Pare evidente l’attitudine, l’obiettivo della riflessione, dell’intrattenimento. E, appunto, per intrattenere l’ospite propone agli ospiti gli antipasti.

“Ops, ci siamo dimenticati il pane” è il titolo dell’opera “doppio medaglione di melanzana croccante, formaggio fuso, insalata e pomodorini in tegame, senape allo zucchero, crumble di grissino, patate fritte cucchiaio e mano”.

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Un sandwich di melanzane, che non avrei mai scelto se non fossi stato in compagnia veg, è esaltante e dissacrante. Spesso, morbido, coccoloso e pizzicante.

Vegetale, ma saporito. Il bluff del sandwich da fast food ovvero come irridere lo junk food con l’idea.

Ecco, la Beninoteca è idea.

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Tutto è cucinato al momento, su richiesta. Il risotto è almeno per due persone (ma poi perché? chi l’ha detto che non si possa mangiare 250 grammi di riso da soli?). In verità, si tratta di risotti. Il menù qui, infatti, è strutturato per temi e varianti: i risotti, e giù tutte le possibilità di condimento; le paste secche, e giù tutti i sughi; le paste di casa, e vai con un mondo di possibilità.

Nessun primo delude. Ci sono vette, tuttavia, da cui ascendere al paraorgasmo gastronomico.
Due su tutte: lo spaghettone affumicato con cipollotti brasati, acciughe e buccia di lime, e il risotto con stracciatella e liquirizia.

Il paradigma della cotoletta esce da questa cucina. Si intitola, sempre per alludere ad opere e burlarsi sottilmente dei fast food, MC Milano Croccante.
Un doppio megatello di vitello con super osso e tanta ciccia ben impanata, a grana grossa, e meglio fritta.

Nel menù-quadro non compaiono dolci, sicché, dopo l’assiette de fromage — una selezione capace di dar pace ai menefreghisti del colesterolo — si resta un po’ disorientati.
Ma tra Kant, Eco, la matematica, la fotografia, dalla libreria-dispensa-enoteca vien fuori il paginone delle delizie.
Tra esse, un sublime gelato alla vaniglia, per l’occasione corredato da incomparabile colomba pasquale.

E i vini? Lo scibile è tutto qui e si può studiare anche al bicchiere. Per una cena in due sono arrivato a contarne tredici.

Si va via con rammarico, interrogandosi su che mondo sarebbe senza la Beninoteca?
Senza Andrea Benin, parole sue, “il mondo non esisterebbe”. E noi siamo d’accordo.
Non fosse per lui e la sua tana, il suo bazar ghiotto, non ci si sognerebbe di deviar per Bresso.
E tanto basta: non esisterebbe questo mondo senza Benin, così come esiste un mondo — solo perché esiste Andrea Benin.

Vinalia Beninoteca

via Vittorio veneto, 35 – Bresso (MI)

02 610 0247

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Zang tumb tumb è il rumore del suo passo, del suo cuore e della sua mente. Giornalista, commercialista e docente, ha collaborato con diverse testate giornalistiche (Roma, Sannio quotidiano, giancristianodesiderio.com, Sonar Magazine), scrivendo di enogastronomia, cultura e paesaggi umani. Nel 2019 è stato premiato dal Centro Pannunzio di Torino come finalista del Premio Mario Soldati, sezione enogastronomia, per un articolo sui vini delle Cinque Terre. Nel 2021 ha pubblicato L'ingordo. La gola, il vino, le donne, il piacere e il dolore della forchetta. Ha un blog (www.ilgourman.it) su cui scrive saltuariamente storie ispirate alla sua relazione segreta e pubblica con Irene. È un lettore accanito, cinefilo indefesso e animatore di convivi. Vive con tre donne: Marina, Anna Stella e Marialaura. Insomma, fa… tante cose. Ma tutte con gusto.
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