La Cucina – Non il solito ristorante è la sorpresa a Rho
Quando incappi, quasi per caso, in un posto che non conoscevi prima, fino a scoprire che – nonostante l’alto livello della cucina – è ancora poco menzionato dalle principali guide di ristoranti che abbiamo in Italia, ti poni (marzullianamente) delle domande, alle quali (sempre marzullianamente) non sai dare risposta.
Ci era successo ad agosto con La Curva, ad Ormea, e ci è risuccesso recentemente con Il Cenacolo, a Chieri.
Cambiando ancora di regione, il risultato non cambia: anche nella operosa Rho, in cui la Fiera continua a portare gente su gente, esiste un piccolo posto, La Cucina – Non il solito ristorante, che è tenuta dallo chef, Gaetano Marinaccio, e dalla moglie Nadia Petronio, che vi stupirà.
A partire dall’ambiente – molto intimo, quasi fosse una bomboniera – per finire con loro due, perché sono loro due e basta.

In un’epoca in cui lo sfoggio numerico delle cosiddette brigate sembrerebbe essere diventato un modo per mettere le mani avanti, come ci fosse una proporzionalità fra i tanti che lavorano in un ristorante, col livello dei piatti e del servizio in sala, qui Gaetano è solo in cucina (talvolta si accompagna a un lavapiatti, ma non sempre) e Nadia è sola in sala.
In passato c’era stato un altro aiuto ai fornelli, ma poi questioni d’incomprensione, unite ad altre di sostenibilità, hanno portato all’odierna struttura iperlight.
Risultato?
Nadia si muove sinuosa fra i tavoli come se fosse la versione femminile di Mister Fantastic, che può allungare le sue braccia a piacimento, mentre Gaetano fa uscire dei piatti che non hanno una grinza, a partire dalla temperatura di servizio.
Capiamoci bene, non tutti sono superlativi, perché sennò sembrerebbe che il vostro critico si sia presentato là dopo aver bevuto (da solo) una bottiglia di vino; sono però tutti di alto livello, con uno (addirittura) eccellente.
Ci scoccia un po’ dire che corrisponde al loro signature dish, perché in tal modo ci pare di appiattirci sulle valutazioni altrui, ma è proprio così
Il risotto giallo (un Carnaroli riserva Margherita con zafferano biologico locale, parmigiano 100 mesi, polline, fava tonka e olio al cipresso) ha un’ampiezza gustativa, e soprattutto olfattiva, tale da rimanerti ancora a lungo nelle narici, fra le sue note balsamiche e quelle taniche che equilibrano la parte grassa e sapida del piatto.

La tartare croccante con crudo di giovenca allo yuzu e friariello in sfera di tapioca è più un gioco (grazie alla sua conformazione) per iniziare i giochi, che un piatto memorabile, mentre come un roast beef (picanha in rosa con sapori tonnati e porcino) ha una splendida sapidità che ti fa salivare fino alla colazione del giorno dopo.
La genovese 3.0 (risone con pepe e pecorino, mela annurca, manzo e maiale con cipolle, olio alle erbe e alloro bruciato) è un altro super piatto, intensissimo ma equilibrato allo stesso tempo.
Non ci ha entusiasmato la bavetta alla griglia con friarielli e fondo bruno perché ci è parso un piatto più ordinario, quasi lo avessero catapultato lì i marziani da un altro ristorante, mentre il finale è all’insegna della perfezione, e del divertimento.
Si finisce infatti con una lardiata napoletana, cioè con una pasta corta con pomodoro pippiato e lardo che ti farebbe voglia di ricominciare la cena.

Basta, infatti, con questi dessert pesantemente barocchi, spesso opera di un pasticcere che vuol farci vedere quanto è bravo senza però coordinarsi con quello che è venuto prima
In questo “non dessert” c’è si la dolcezza del pomodoro, ma pure una splendida acidità sgrassante dei tanti (buoni) sapori arrivati prima.
La Cucina: non il solito ristorante
Via Porta Ronca, 86 – 20017 Rho MI
Aperto a pranzo dal lunedì al venerdì solo su prenotazione
Sabato 12:30 – 14:00
Aperto a cena dal lunedì al sabato 19:00 – 23:00


