La curva è il ristorante in curva
I ristoranti dei piccoli centri abitati sono nelle curve, da un punto di vista economico.
Possono anche trovarsi in una nota località di villeggiatura, il risultato non cambia.
Se poi si trovano in un posto di transito fra le città e il mare, devono sfruttare il periodo estivo, come anche la Pasqua e il Natale, per guadagnare in pochi mesi quello che un ristorante di città può raccogliere in un anno.
Succede così a Ormea, una cittadina che si trova sulla statale del Colle di Nava.
Immersa com’è fra boschi rigogliosi e paesini pittoreschi, la statale è una piacevole alternativa all’autostrada per raggiungere la Riviera di Ponente della Liguria, venendo da Torino o da Milano.
Purtroppo da anni i ristoranti di Ormea si trovano nelle suddette curve, che hanno portato i più a chiudere.
Sembra un paradosso, ma a sopravvivere è un locale (di altissima qualità, naturalmente) che si chiama proprio La Curva, trovandosi su una curva a gomito.
A portarlo avanti è una coppia, i coniugi Fulvio Michelis e Marzia Ceresoli.
Il tipo di cucina è autenticamente tradizionale, proponendo quei piatti che mettono insieme le materie prime dell’appennino ligure con quelle del mare.
Un loro classico, molto amato, è la lasagnetta di Ormea con fonduta di Raschera e nocciola tostata, ma sono altre le cose che mi hanno letteralmente stupito.
Innanzitutto il classico brandacujun, un piatto equilibratissimo in cui la patata (di Isola Scura, un’azienda agricola di Ormea) prevale incredibilmente sulla potenza del baccalà e sull’incisività del prezzemolo.
Poi, la trippa in zimino con cicerchie e cavolo nero, un secondo pieno di eleganza e ampiezza, a sfatare i miti (sbagliati) sul quinto quarto.
E ancora, la ghiottissima polenta magut (di mais blu) con gorgonzola e salame.
In chiusura: un semifreddo allo zabaione con caramello e granella a dir poco fantastico, perché la temperatura di servizio non comprime neanche un poco il sapore di fondo, dando l’idea di assaporare uno zabaione caldo.
“Questo dessert era nato come piatto di cucina circolare, diretto a utilizzare gli avanzi di un altro piatto, lo zabaione con meliga: il successo è stato tale che da un po’ dobbiamo preparare dello zabaione in più apposta per il semifreddo“, mi ha detto Fulvio.
Anche a livello di bere La Curva sa stupire.
Il lavoro sui vini naturali è serio e ampio, e lo stesso dicasi delle poche birre di qualità proposte (ad esempio una a base di genepì, favolosa).
Qualche recensione parla di un locale consumato dal tempo: non fateci caso.
Non lo era prima di una recente ristrutturazione, e tantomeno lo è ora, con il pavimento rifatto, e i tavoli ristrutturati, e le sedie nuove.
(PS Il locale non si trova in nessuna guida gastronomica, come mai? D’accordo, il luogo è fuori dai percorsi che fanno muovere i soldi, e lo stile non è glamour, ma questa mancanza è un’omissione che i complottisti potrebbero anche catalogare come non casuale).



