La donna che sussurrava alle erbe

La donna che sussurrava alle erbe

La donna che sussurrava alle erbe

Questo non è un semplice vetro, con sopra delle vetrofanie.

Questa è una storia, di quelle che oggi si è smesso di raccontare perché non fanno girare i like, e i soldi.

Il vetro della foto è una piccolissima parte della storia di Anna Rivera, una delle più grandi chef che abbiamo avuto in Italia, e che in pochi hanno conosciuto.

Mi rendo conto che questo incipit fa pensare a qualcuno che non c’è più, quando invece Anna fortunatamente sta bene.

Chi non c’è più è la chef, che da un po’ di tempo ha chiuso il suo ristorante, Lo Casale, e ora ha venduto l’intero (splendido) agriturismo in cui faceva star bene gli altri.

Perché? Perché non era più sostenibile.

Non solo economicamente, anche (se non soprattutto) umanamente, in quanto era la fatica a essere divenuta insostenibile.

Si trova ad Arquata Scrivia, in provincia di Alessandria, in mezzo a una campagna ancora autentica.

Anche nei colori, perché non devastata dal turismo.

Anna era (ed è, quando ha modo di cucinare per gli amici) la maga delle erbe aromatiche, cioè una delle massime esperte in materia.

Tanti le usano, e ci scrivono su degli articoloni: lei, a differenza degli altri, sapeva parlarci, le conosceva bene.

Così bene che nei suoi piatti le dosava con la mano di un’alchimista.

Al fine di esaltare le altre materie prime, non di coprirle. Se siete incuriositi leggetevi il suo ultimo libro, Mangiare sano con le erbe.

Non è edito da Mondadori, e neanche da Rizzoli, ma su Amazon potete trovarlo.

Dopo anni di esperienze varie (pure in Giappone, e pure nel settore del catering), Anna nel 2002 ha scovato questo angolo di paradiso chiamato Lo Casale.

Prima era un maneggio, con lei sarebbe diventato un luogo dove incontrare gente.

Mangiando bene, frequentando corsi di cucina, chiacchierando ed eventualmente dormendo in stanze tutte diverse.

Una, addirittura, con una raccolta piuttosto estesa di Diabolik.

La notorietà vera gliel’aveva data un certo Carlin Petrini che, nel 2012, le aveva dedicato una pagina di Repubblica, esaltando quel “buono, pulito e giusto” che in Anna trovava la massima espressione.

Eh si, perché la parte di etica alimentare, in lei, è sempre andata a braccetto con quella edonistica, come se fossero le due facce di un’unica medaglia chiamata bellezza.

Sono poi arrivati i riconoscimenti sulle guide, da Slow food a Gambero Rosso, anche se Anna ha preferito rimanere una splendida anarchica, invece d’inginocchiarsi nelle chiese giuste.

Insomma, è stata una specie di Giovanna d’Arco della gastronomia, visti i tempi ossequiosi in cui viviamo.

Ora Anna ha venduto tutto a una coppia di olandesi.

Sono giovani, entusiasti e perbene, ma Lo Casale perderà la sua anima, fatta di piatti eccellenti e di amicizie.

È strutturata così, la vita: il “per sempre” non esiste.

Qualche volta diciamo “per fortuna”, questa volta, invece, “purtroppo”.

Anna se ne andrà in città, ad Alessandria.

Facciamo finta di essere in una favola, e diciamo che, se un giorno passerete di lì, forse sentirete il profumo dei suoi antipasti alle erbe, oppure del suo gentilissimo carpione, o ancora del suo fritto che vola leggero come un aquilone.

Anna, probabilmente, starà cucinando.

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Giornalista e critico cinematografico ed enogastronomico per Il Messaggero, Gambero Rosso, Radio Roma Capitale e Cinecritica. Insegna Giornalismo Culturale e Storia dell'alimentazione in Sapienza, ed è regista del film Fritti dalle stelle, un documentario satirico sull'alta ristorazione visibile su Prime video. È inoltre autore e conduttore del programma "Come ti cucino un film", in onda su Gambero Rosso Channel, nel quale - grazie alla Cinestologia - racconta il cinema con delle associazioni alla tavola.
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