La margherita sbagliata di Franco Pepe. Se una copia è un tributo

Caiazzo in the world

La margherita sbagliata di Franco Pepe. Se una copia è un tributo

C’è una differenza fondamentale tra copiare e rendere tributo.

Copiare significa replicare qualcosa senza aggiungere nulla di proprio, spesso con l’intento di trarre vantaggio dall’originale, e chi viene copiato può sentirsi derubato o sminuito.

Al contrario, rendere tributo è un atto di omaggio che riconosce l’influenza e l’ispirazione di un’opera o di una persona, e il creatore originale spesso si sente onorato e felice di vedere la propria eredità riconosciuta e celebrata.

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Questo è il caso che si è verificato oggi tra un giovane pizzaiolo, già conosciuto e di un piccolo paese del Sannio, ed il grande e celebrato ovunque nel mondo Cavaliere Franco Pepe.

Ma per gradi. Oggetto della questione è l’iconica Margherita sbagliata di Franco Pepe, creata nel 2015, della quale lo stesso 13 maggio Luciano Pignataro sul suo sito ne diede notizia.

Può il grande Franco Pepe sbagliare una pizza margherita? Naaaa. E’ solo il nome ironico che ha dato alla pizza che vedete“.

E ancora soggiungeva “Il genio guarda quello che tutti vedono ed è così che nasce questa pizza, una vera e propria margherita con fiordilatte, gocce di basilico e spennellata di purissimo pomodoro.

Margherita sbagliata - copyright Pepe in grani
Margherita sbagliata – copyright Pepe in grani

Quel pomodoro era il pomodoro riccio dell’alto casertano che sapientemente il Cavalier Pepe aveva ridotto e messo a crudo sopra la pizza.

Un risultato a dir poco esplosivo al punto tale che lo stesso Pignataro si lasciava andare all’espressione “…  è aver centrato questo obiettivo, che in bocca si fonde con i sapori della tradizione in modo ancora più netto e preciso, che rivela la grandezza creativa di Franco Pepe“.

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Pignataro che abbracciato con Pepe si fa un selfie 10 anni dopo a maggio del 2024
Pignataro che abbracciato con Pepe si fa un selfie 10 anni dopo a maggio del 2024

La pizza negli anni a seguire ha girato il globo tra applausi, estasi e grandi successi.

Ieri il giovane Antonio Grasso, che non negherò essere un mio amico ed un mio compaesano, chissà perché, ha realizzato una margherita sbagliata, assolutamente identica, con una crema di datterino e una riduzione di basilico e limone.

L’ha chiamata “Caiazzo in the world” facendone video, storia con tanto di “tag” a Franco Pepe.

Caiazzo in the world
Caiazzo in the world

Cosa ci si sarebbe aspettato? che si montasse su tutte le furie e nascessero post pubblici con schiere di fan a dare addosso ad Antonio Grasso de Il Pascià di Apollosa (BN) ed invece….

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Invece, siamo in presenza di una persona acculturata, di uno che non si sente sminuito da una copia, di uno che sa leggere tra le righe se quello è uno “scopiazzamento” o un tributo.

Così Franco Peppe nella sua storia quotidiana ha condiviso quella di Antonio Grasso.

La condivisione di Franco Pepe della storia di Antonio Grasso
La condivisione di Franco Pepe della storia di Antonio Grasso

Se tutti facessero così davvero il mondo pizza sarebbe fantastico.

Purtroppo alle volte c’è chi “inquina i pozzi” e ama creare contrasti anche con racconti fantastici e fantasiosi.

Ma l’uomo, quello vero, degno di chiamarsi tale, ha sempre la meglio sui mediocri.

Bravo Cavalier Pepe, così si fa. Ne uccide più la penna che il carboidrato.

 

 

 

 

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Di formazione classica sono approdato al cibo per testa e per gola sin dall’infanzia. Un giorno, poi, a diciannove anni è scattata una molla improvvisa e mi sono ritrovato sempre con maggior impegno a provare prodotti, ad approfondire argomenti e categorie merceologiche, a conoscere produttori e ristoratori. Da questo mondo ho appreso molte cose ma più di ogni altra che esiste il cibo di qualità e il cibo spazzatura e che il secondo spesso si mistifica fin troppo bene nel primo. Infinitamente curioso cerco sempre qualcosa che mi dia quell’emozione che il cibo dovrebbe dare ad ognuno di noi, quel concetto o idea che dovrebbe essere ben leggibile dietro ogni piatto, quella produzione ormai dimenticata o sconosciuta. Quando ho immaginato questo sito non l’ho pensato per soddisfare un mio desiderio di visibilità ma per creare un contenitore di idee dove tutti coloro che avevano piacere di parteciparvi potessero apportare, secondo le proprie possibilità e conoscenze, un contributo alla conoscenza del cibo. Spero di esservi riuscito. Il mio è un viaggio continuo che ho consapevolezza non terminerà mai. Ma è il viaggio più bello che potessi fare.
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