La pizza del sabato: la “Verace” di Giovanni Francesco Haxhiaj 

La pizza del sabato la “Verace” di Giovanni Francesco Haxhiaj 

La pizza del sabato: la “Verace” di Giovanni Francesco Haxhiaj

La pizza del sabato ha il sapore della tradizione, ma quando attraversa confini e culture diventa anche un ponte di emozioni e storie da raccontare.

È in quest’ottica che incontriamo la nuova proposta di Giovanni Francesco Haxhiaj, pizzaiolo e anima creativa del Forno Calabrese di Tirana.

Una pizza che parla di Sud Italia, di ingredienti autentici, di ricerca tecnica e di voglia di portare in Albania un concetto di pizza contemporaneo e appassionato.

La pizza che Giovanni ha deciso di proporre per il sabato è la “Verace”, un incontro tra ingredienti semplici e accostamenti pensati per valorizzare i sapori mediterranei in chiave vegetariana.

È una pizza che pulsa di colore e profumi: il fior di latte morbido e filante dà la base lattica, mentre la provola affumicata regala un tono deciso e caratteristico che cattura il palato fin dal primo morso.

I pomodorini rossi e gialli semi essiccati aggiungono dolcezza concentrata e una nota di freschezza intensa, mentre il pesto vegano, ricco di erbe aromatiche, chiude il cerchio con un tocco di eredità mediterranea e complessità aromatica.

Il risultato è una pizza vegetariana, profonda nel gusto, capace di evocare paesaggi assolati e sapori genuini senza eccessi ma con grande personalità.

La Verace non è solo questione di ingredienti, però.

Dietro questa proposta c’è un percorso umano e professionale che vale la pena raccontare, perché è fatto di incontri, condivisioni e contaminazioni.

Abbiamo conosciuto Giovanni grazie a Michele Friello.

I due hanno realizzato insieme una serata a quattro mani nel cuore di Tirana, un evento pensato per avvicinare il pubblico locale alle tecniche e alle filosofie della Revolution Style di Michele.

Una filosofia che va oltre la semplice esecuzione: è attitudine alla ricerca, equilibrio tra gusto e leggerezza, approfondimento tecnico e capacità di interpretare ingredienti e tradizioni con occhio contemporaneo.

Quella serata a quattro mani non è stata un semplice confronto, ma una vera e propria festa di pizza, impasti e convivialità.

È stato un momento di scambio tra due realtà apparentemente distanti — l’Italia e l’Albania — ma unite dalla stessa passione per l’arte bianca e dalla volontà di raccontare l’identità di un territorio attraverso un prodotto simbolico come la pizza.

Dalle farine ai tempi di lievitazione, dalle tecniche di cottura alle scelte dei topping, l’evento ha messo in evidenza come la pizza possa essere al tempo stesso radicata nella tradizione e aperta all’innovazione.

La proposta di Giovanni alla fine rispecchia proprio questo spirito.

La Verace conserva i sapori del Sud, li celebra, ma lo fa con una personalità tutta sua, in equilibrio tra rispetto per la materia prima e desiderio di esplorare nuovi orizzonti.

La scelta di puntare su ingredienti vegetali, di giocare con la concentrazione dei pomodori attraverso una semi essiccazione e di bilanciare la dolcezza con la nota affumicata della provola, parla di un percorso di pensiero e di una sensibilità che guarda oltre il semplice condimento.

Mangiare questa pizza significa fare un viaggio sensoriale.

Dal delicato abbraccio del fior di latte alla scintilla del pesto, passando per la dolcezza solare dei pomodorini, ogni fetta racconta l’energia del Sud e l’intento di un pizzaiolo che ha saputo fondere le sue radici con nuove suggestioni.

È una pizza da condividere, da gustare in compagnia, perfetta per scandire la convivialità di un sabato sera che si allunga tra chiacchiere, risate e profumi che si intrecciano.

Il Forno Calabrese di Tirana — dove Giovanni ha messo radici e idee — continua così il suo percorso di crescita e notorietà, proponendo una visione della pizza che non è solo cibo, ma anche racconto di un territorio, di un mix culturale e di una passione che supera confini geografici.

La Verace è diventata per molti un simbolo di come la pizza possa evolversi senza tradire la sua anima, rimanendo fedele alle proprie origini ma aprendosi a nuove interpretazioni e pubblici.

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Vesuviana DOC come il pomodoro del piennolo, le albicocche, lo stoccafisso, il baccalà e mille altre cose che qui, alle pendici del Vulcano, crescono e si cucinano. Laureata in giurisprudenza e avvocato, ho da sempre la passione per la scrittura ed il giornalismo che coltivo ormai da anni. Mi divido tra il sociale e culturale e il cibo. Dopo esperienze di rilievo sono approdata in "DI Testa e di Gola" dove ricopro il delicato ruolo di Vicedirettore e scrivo di cibo a tutto tondo.
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