La Pupariccia: due storie di Napoli si incontrano in una sfogliatella
La sfogliatella di Pintauro incontra il peperone ’mbuttunato di Mimì alla Ferrovia. Nasce così, dalla memoria di due famiglie e da un’amicizia, una nuova interpretazione della tradizione partenopea.
Alcuni incontri non hanno bisogno di essere combinati a tavolino. Succedono perché, in qualche modo, erano già scritti nella storia.
È quello che è accaduto tra Pintauro 1785 e Mimì alla Ferrovia, due nomi che a Napoli non hanno bisogno di presentazioni, due luoghi che appartengono alla memoria gastronomica della città e che oggi si incontrano in una nuova creazione: La Pupariccia, la sfogliatella salata firmata PintaMì.

La presentazione è avvenuta proprio da Mimì alla Ferrovia, nello storico locale a pochi minuti a piedi dalla Stazione Centrale. Un indirizzo che dal 1943 racconta la cucina napoletana e che, attraverso tre generazioni della famiglia Giugliano, è diventato uno dei luoghi simbolo della gastronomia partenopea.
Infatti non è un caso che proprio qui si sia parlato anche della Napoli che cambia e che torna a investire nelle proprie energie.Alla presentazione è intervenuta Teresa Armato,assessora al Turismo e alle Attività produttive del Comune di Napoli, che ha sottolineato il particolare momento che sta vivendo la città.
Una crescita legata al turismo, alla maggiore vivacità delle attività e alla possibilità per gli imprenditori di investire e ampliare l’offerta. Nel suo intervento è emersa anche l’importanza di una città percepita come più sicura e accogliente, condizione che favorisce la vita quotidiana dei residenti e la presenza dei visitatori.

E la gastronomia è certamente uno degli specchi più immediati di questa trasformazione.
Napoli oggi offre una quantità di esperienze gastronomiche diverse, ma la vera forza sta forse nel fatto che molte di queste nascono proprio dalla sua storia: insegne antiche, botteghe, ristoranti, pasticcerie e nuove realtà che non rinunciano alle proprie radici.
Una Napoli da cartolina
Per arrivare da Mimì alla Ferrovia si attraversa una Napoli che sembra uscita da una cartolina o da un film.
È la Napoli delle botteghe, dei piccoli negozi, dei mestieri antichi, delle insegne scurite dal tempo e dei palazzi d’epoca. Una città fatta ancora di prossimità, di artigiani, di luoghi di incontro e di storie che resistono.
A pochi passi dalla Stazione Centrale, questa parte di Napoli conserva un’atmosfera particolare: basta guardarsi intorno per ritrovare quella città che appartiene all’immaginario collettivo, quella fatta di persone, lavoro, vetrine e tradizioni.
Ed è proprio in questa Napoli che si inserisce il progetto di Pintauro.

La storica insegna di via Toledo, nata nel 1785 e legata indissolubilmente alla storia della sfogliatella napoletana, è tornata a vivere dopo un periodo di chiusura grazie all’imprenditore napoletano Francesco Bernardo, che ha scelto di investire in uno dei marchi più rappresentativi della città.
E qui la parola restituire assume un significato che va oltre il commercio.
Riaccendere una vetrina storica di via Toledo significa restituire un pezzo di città ai napoletani e a chi arriva da fuori. Significa rimettere in circolo un luogo che per generazioni è stato appuntamento, passeggiata, profumo e rito,infatti la Pasticceria Pintauro,nel tempo è diventata talmente parte dell’ immaginario cittadino da entrare persino nel linguaggio popolare con l’ espressione “Tene folla Pintauro”,utilizzata per indicare un luogo particolarmente affollato.
Non soltanto business, dunque, ma anche un piccolo atto sociale.
Il peperone entra nella sfogliatella
E allora eccola, La Pupariccia.
All’apparenza è una classica sfogliatella riccia: croccante, stratificata, avvolgente.
Poi arriva il primo morso.
E cambia tutto.
Dentro non c’è la consueta dolcezza della sfogliatella, ma il sapore pieno del peperone ’mbuttunato di Mimì alla Ferrovia.
La ricetta originale viene scomposta e trasformata: peperoni carnosi arrostiti, fiordilatte, caciocavallo, prosciutto cotto, mollica di pane, uova e formaggio grattugiato entrano in un nuovo equilibrio, mantenendo il carattere della preparazione da cui tutto è partito.
Il risultato sorprende perché non sembra una forzatura.
Al primo morso è quasi come ritrovare Mimì dentro una sfoglia.

Il peperone arrosto, i formaggi, la parte sapida e mediterranea del ripieno arrivano insieme alla croccantezza della sfoglia.
A completare la presentazione, una spolverata di parmigiano e basilico.
E c’è anche un piccolo gioco sui tempi del gusto: È una bontà da assaggiare in tre tempi: appena sfornata, tiepida oppure fredda. E cambia, anche sensibilmente, il modo in cui si percepiscono consistenze e sapori.
Un pranzo racchiuso in una sfogliatella.
Il vero problema, forse, è riuscire a mangiarla tutta.
Ma considerata la bontà, è un sacrificio che si fa volentieri.
L’amicizia prima del prodotto
La cosa che rende speciale questo progetto, però, non è soltanto la ricetta,ma l’amicizia tra le famiglie, c’è la stima reciproca e c’è il desiderio di mettere in dialogo due patrimoni gastronomici senza snaturarli.
Francesco Bernardo lo racconta così:
“La Pupariccia nasce da una storia personale e da un legame che mi accompagna da sempre con la famiglia Giuliano e il loro storico locale che ha rappresentato negli anni un luogo di celebrazione e di convivialità familiare. Quando abbiamo immaginato una nuova creazione capace di uscire dai confini della pasticceria e interpretare il mondo del salato, ho pensato naturalmente a Mimì alla Ferrovia e al suo iconico peperone imbottito. Da questo incontro nasce La Pupariccia: un progetto che avvicina due insegne storiche della tradizione gastronomica napoletana, attraverso un prodotto inedito che unisce memoria, identità e innovazione”.
Gli fa eco Salvatore Giugliano, che racconta come proprio la grande amicizia e la stima che legano le due famiglie siano state la scintilla del progetto.
“Quando Francesco ha rilevato il marchio Pintauro, è stato naturale immaginare un progetto capace di mettere in dialogo due insegne storiche della gastronomia napoletana. Abbiamo scelto il peperone ’mbuttunato, il nostro piatto e uno dei suoi preferiti, per scomporre la ricetta originale, trasformando il peperone arrostito in una crema e integrandone gli altri elementi nella sfoglia. Il risultato è una creazione inedita, che nasce dall’incontro di due storie e restituisce, in una forma nuova, un gusto profondamente napoletano”.
È questo, in fondo, il senso più bello di PintaMì: non inventare una Napoli nuova, ma far dialogare due Napoli che già esistono.
Due storie, un morso di Napoli
Pintauro e Mimì alla Ferrovia appartengono a due momenti diversi della storia napoletana, ma hanno qualcosa di profondamente comune: sono luoghi che hanno saputo attraversare il tempo rimanendo riconoscibili.
Pintauro continua a raccontare la sfogliatella nata oltre due secoli fa; Mimì, dal 1943, continua a portare in tavola la cucina partenopea e quel calore che ha fatto della sua sala un luogo di incontro.
La Pupariccia è il loro incontro.

È croccante e morbida, antica e nuova, popolare e contemporanea.
È una sfogliatella che ha smesso per un momento di essere dolce per raccontare un altro pezzo di Napoli.
E forse è proprio questa la tradizione quando è viva: non quella che resta immobile, ma quella che continua a trovare il modo di farsi riconoscere.
A rendere ancora più interessante il progetto è stato anche l’intervento di Tommaso Luongo, presidente AIS Campania, che ha proposto una lettura della Pupariccia anche in chiave di abbinamento.
Dal Piedirosso allo Champagne, la sfogliatella salata può uscire dalla dimensione dello spuntino e diventare protagonista di un aperitivo, di un percorso gastronomico o di un momento conviviale.
E dopo il salato, torna il dolce
La Pupariccia è un incontro, una sorpresa, persino un piccolo viaggio dentro Napoli. Ma se siete arrivati fin qui, non pensate che il viaggio possa finire con il salato.
Perché dopo aver assaggiato la nuova sfogliatella di Pintauro, resta un rito al quale è difficile sottrarsi: la sfogliatella dolce.
Riccia o frolla? Qui non mi permetto di scegliere per voi. Anche perché, trovandosi da Pintauro, la soluzione più semplice è prenderle entrambe.
La riccia, con quelle sfoglie sottili e croccanti che si spezzano sotto i denti; la frolla, più morbida e delicata. Due modi diversi di raccontare la stessa storia, quella di una città che nella sfogliatella ha trovato uno dei suoi simboli più riconoscibili.
E allora sì, La Pupariccia può essere il pranzo, lo sfizio, l’aperitivo, la sorpresa da raccontare.
Ma a Napoli, si sa, una storia bella non può finire senza qualcosa di dolce.
E quella, da Pintauro, ha ancora la forma inconfondibile di una sfogliatella.


