La rapa in tutte le sue declinazioni: il brovedâr
In Friuli la rapa è un ortaggio emblematico.
Soprattutto dei tempi in cui non c’era abbondanza alimentare e si mangiava tutto ciò che era commestibile, con la capacità di renderlo anche gradevole al palato.
Erano i tempi della cucina dell’ingegno.
Della brovada friulana abbiamo scritto alcuni numeri fa sempre qui su @di testa e di gola.
In queste settimane abbiamo la festa del pestih nel Pordenonese.
Ed è appena stato celebrato il brovadâr, altro Presidio Slow Food, in Val d’Aupa nel Parco delle Prealpi Giulie.

Domenica 29 marzo, a Dordolla, in zona Moggio Udinese, si è potuto gustare uno dei sapori più autentici del territorio, Presidio Slow Food e prodotto del Paniere del Parco Naturale delle Prealpi Giulie.

Il brovedâr nasce dalla lavorazione tradizionale di una particolare varietà di rape, che, dopo essere state sbollentate, vengono stratificate – radici e foglie – in mastelli di legno, chiamati anch’essi brovedâr, e lasciate fermentare per circa due mesi.
Quando il tutto è pronto, esso viene tritato finemente come fosse un pesto.

Protagonista della cucina locale della zona, dal sapore acido e intenso tipico dei fermentati, il brovedâr è aggiunto nel minestrone con fagioli, orzo e carne di maiale oppure viene servito saltato in padella come gustoso contorno.
L’importanza alimentare della rapa è sottolineata dal fatto che l’ortaggio è presente nello stemma comunale del comune di Mione e successivamente di Ovaro.

Un po’ di storia
La rapa, originaria della Siberia, in passato ha avuto una grande importanza nei paesi del Nord Europa e dell’Europa centrale.
Il suo uso è diminuito solo dopo l’arrivo di patate, fagioli e mais.
Del resto già Plinio i Vecchio la poneva al terzo posto per importanza nell’alimentazione umana, dopo i cereali e le fave.
La coltivazione di questa Crucifera o Brassicacea che dir si voglia, richiede molta acqua poiché la sua radice è composta al 93% proprio di acqua.
Per la semina in Carnia si era scelto il giorno di sant’Anna.



