La rinascita silenziosa dei vini di Serbia

Come ho già scritto nell’articolo precedente, mi è stato davvero impossibile tracciare una prima mappa dei vini serbi da consigliare; dopo l’ultimo conflitto era crollata la superficie vitata per la produzione di vino da oltre 100.000 ettari a soli 16.000 e in quasi tutte le vigne si rinvenivano ancora i proiettili di uranio impoverito. C’è voluto un decennio affinché la Serbia riuscisse faticosamente a riassestarsi su valori normali e a rimettersi finalmente in pista nella coltivazione dell’uva e nella produzione di vini di qualità. Adesso che anche il consumo del vino in Serbia è aumentato di 400 volte rispetto agli anni successivi ai bombardamenti della NATO ci si può congratulare davvero con i vignaioli di quel bel Paese dei Balcani che si sono riaffacciati nei concorsi internazionali con dei vini interessanti e che si possono visitare grazie all’apertura di un numero sempre crescente di strade del vino e. Mi sembra giusto dar loro una mano anche da queste colonne, con tutti i sacrifici che hanno dovuto fare. Perciò incomincio a citarne qualcuno e a descrivere alcuni dei loro vini bandiera, ma inviterei tutti i lettori che hanno potuto accertarsi, come me, di questo positivo risveglio a intervenire direttamente, scrivendomi le loro impressioni, i loro suggerimenti, le loro critiche, i loro racconti.

Poiché la Serbia è un mondo che sta schiudendosi all’Occidente, c’è un gran bisogno di radunare tutte le esperienze e le conoscenze che la riguardano e che in questo momento possono essere ancora frammentarie. Assicuro che cercherò di proseguire ancora sull’argomento con l’aiuto di tutti quelli che vorranno fornirmelo. La prima buona notizia, intanto, è che si può prendere contatto con l’Associazione dei Sommelier della Serbia, nata cinque anni fa, che ha una sede a Belgrado (SERSA – Udruženje građana profesionalnih somelijera Srbije, Borska 13b/32, 11090 Belgrado, SERBIA, Tel. +381.11.3511282 e +381.64.2292289). Nel suo sito troverete tutti i recapiti e-mail necessari e alcuni link interessantissimi. Raccoglie più di ottanta associati attivi e fin qui ha formato un paio di centinaia di sommelier a livello professionale, alcuni dei quali lavorano anche all’estero con grandi soddisfazioni e proprio lì stanno aumentando le proprie conoscenze ed esperienze, per riportarle poi nel loro Paese d’origine.

L’altra buona notizia sono le medaglie e i riconoscimenti internazionali che stanno sempre più conquistando i vignaioli e i loro migliori vini anche in Occidente e in particolare vorrei citare i seguenti, in rigoroso ordine alfabetico: Aleksandrović, Dibonis, Janko, Jelić, Kiš, Mačkov, Radovanović, Rajković, Rubin, Vinski Dvor. Altri che varrebbero sicuramente una visita e tanti assaggi sono, sempre in ordine alfabetico:Čoka, Dulka, Herceg, Ivanović, Jović, Kosović, Kovačević, Krstov, Miletić, Minića, Navip, Radenković, Srpska Tradicija, Trvdoš, Vila Vinum, Vindulo, Vinik, Vino Grade, Vinskisalaš, Vinum, Vinum Lodi, Vršaćki Vinogradi. Tra tutti questi produttori di cui potrete visitare i siti, spenderei qualche parola in più per quelli che si sono già fatti valere nelle manifestazioni internazionali, in cui è stato possibile anche degustare i loro vini.

Aleksandrović, in regione Šumadija – Velika Morava

Vinarija Aleksandrović è una cantina del villaggio di Vinca, vicino a Topola, che appartiene a una famiglia con una lunga tradizione di vinificazione, nel mondo del vino fin dal 1903 con Miloš Aleksandrović, che è stato uno dei fondatori della cooperativa di Vinča, ma che era emigrato in Canada con l’avvento del regime titino. Quando hanno ricominciato di nuovo nel 1991, sono riusciti a ricostruire la loro cantina fino a produrre da 2.000 a 3.000 ettolitri l’anno dai 20 ettari di cui sono proprietari, nonché da uve provenienti da altri vignaioli della zona. Fanno una bella gamma di vini, tra cui un buon Regent, l’Oplenac (od Oplen, da Riesling Italico e renano), il Varijanta (da Moscato d’Amburgo), l’Harizma (da Chardonnay), l’Euforija, il Rodoslov, ma soprattutto i bianchi del marchio Trijumf, sia da Sauvignon Blanc (il miglior vino già ai tempi del re Petar Aleksandar Karađorđević, ampiamente conosciuto presso tutte le corti europee prima della seconda guerra mondiale), sia da Chardonnay. L’Oplenac mi è piaciuto: molto pulito, risplendente, di buon corpo, dagli aromi fruttati meravigliosamente equilibrati, un sapore né troppo marcato né troppo morbido e un tenore alcoolico del 13,2%. Il Trijumf ha un bel naso floreale, è molto scintillante, dal naso fine, di classe. Ce n’è anche una versione metodo classico da uve Chardonnay con una rifermentazione minima 15 mesi, la cui prima serie di 13.000 bottiglie, presentata il 25 agosto 2010, è nata con la vendemmia 2008, grazie alla collaborazione con l’enologo champenois Pierre Yves Boumerias.

Kovačević, in regione Srem

La Vinarija Kovačević è un’azienda che ha una tradizione di coltivazione della vite e di produzione di vino di oltre 100 anni e si trova in una zona pittoresca di Irig, presso la chiesa ortodossa, non lontano dal centro della città. Possiede 10 ettari di vigneti situati sulle pendici meridionali delle colline della Fruška Gora. Nel 2001 hanno completato la costruzione della nuova cantina ben attrezzata per una produzione moderna, con tutti gli impianti realizzati secondo i postulati della moderna tecnologia. Produce circa 350.000 bottiglie tra Riesling Renano, Sauvignon, Chardonnay, Rosetto (Cabernet Sauvignon rosato) e ha lanciato la produzione di spumanti metodo classico. Fa anche un Bermet dorato, tradizionale vino liquoroso aromatizzato con le erbe fini della Fruška Gora, dal tenore alcoolico 17%, da servire leggermente fresco come accompagnamento dei dessert.

Jelić, in regione Pocerje.

Questa cantina del villaggio di Bujačić, vicino a Valjevo, si trova alle pendici dei monti Valjevo nella Serbia occidentale, in condizioni microclimatiche ideali per la coltivazione della vite, ed è stata fondata da Milijan Jelić nel 2002 su una superficie di oltre 20 ettari, dove dominano i vitigni bianchi Morava, Chardonnay, Sauvignon Blanc, Pinot Grigio, Petka e i rossi Pinot Nero, Prokupac e Merlot. Di fama mondiale ho annotato il Morava e il Mammoth Pinot Noir. Il primo vino commerciale fatto qui nel 2005, il bianco Tamuz Morava, vinse subito il titolo dei bianchi alla fiera di Novi Sad già l’anno successivo, nel 2006. È di colore giallo paglierino con riflessi argentati, intensi aromi di buone erbe e fiori di campo essiccati, freschezza eccellente, fragranza di pesca bianca e lici, un corpo medio con finale gradevole e succoso, tenore alcoolico 13%. Fra i vini fatti da Jelić ci sono anche il taglio bordolese Millennium, i popolari Riesling Renano, Chardonnay, Belle Epoque e due buoni Tamuz rosé da Pinot Noir e da Cabernet.

Radenković, in regione Zapadna Morava.

WinEco, meglio conosciuta come Podrum Radenković, è una delle migliori cantine non solo della regione di Župa, ma anche di tutta la Serbia. Fondata da Milun Radenković (1854-1913), si è sviluppata con suo nipote Đorđe Radenković (1907-1976) che al suo ritorno in Serbia dopo gli studi di enologia a Bordeaux ha partecipato alla fondazione delle più grandi aziende del vino serbo, come Navip e Rubin, creando anche il famoso brandy serbo, il popolare Vinjak. Utilizzando sia la tecnologia avanzata moderna sia le conoscenze tradizionali, produce alcuni vini veramente eccezionali, come: Chardonnay, Riesling Renano e Sauvignon, dalle sue tenute di Ada nell’isola di Biserno sul fiume Tisa, circa 30 ettari. Possiede vigneti anche a Trnavci, dove produce due vini con 60% Prokupac, 20% Cabernet Sauvignon, 20% Merlot (tutte provenienti per il 60% da uve locali e per il 40% da uve della regione Povardarje in Macedonia): il rosso Carigrad e il rosato Ruška.

Radovanović,in regione Šumadija – Velika Morava.

La cantina Mali Podrum Radovanović si trova sui versanti ben soleggiati attorno al villaggio di Krnjevo, nei pressi di Velika Plana. Il titolare, Miodrag Mija Radovanovic, l’ha fondata nei primi anni del 1990 dopo una vasta esperienza come manager della produzione di vino della grande cantina NAVIP. Oggi produce oltre 400.000 bottiglie di vino l’anno. In quanto ad attrezzature, impianti e competenza non ha nulla da invidiare alle grandi cantine di Francia, Spagna o Italia. Vitigni principali: Riesling Renano, Chardonnay, Cabernet Sauvignon, con una caratteristica consistenza del gusto, che è stata il motivo principale del successo di questi vini squisiti, diventati un sinonimo di buon vino tra tutti gli appassionati del vino serbo.

Rubin, in regione Zapadna Morava.

È il caso più interessante di una cooperativa statale che, dopo aver resistito a lungo alle privatizzazioni iniziate dovunque nel 1990, alla fin fine è stata acquistata nel 2005 dalla compagnia INVEJ di Belgrado. A Kruševac produce tre milioni di bottiglie vino l’anno, acquistando le uve da tutta la regione e perfino dalla Macedonia e dai suoi vigneti del Kosovo. Data la vasta scala e le precedenti consuetudini, ci si aspetterebbe una minore attenzione per la qualità e invece, incredibilmente, i suoi vini, in particolare quelli della linea Terra Lazarica, sono più che buoni e degni di ogni attenzione. Il Sauvignon Blanc, per esempio, con un fruttato corposo, beverino, equilibrato, fine, di buon corpo. Ce n’è anche una versione da vendemmia tardiva, da uve stramature vinificate in rovere nuovo sui propri lieviti, sorprendente negli aromi di frutta esotica, miele e vaniglia: ottimo a 4-6 ºC con antipasti e formaggi dai sapori forti, dolci e frittelle viene prodotto in partite limitate. Il Cabernet Sauvignon è però più emozionante, con un bel naso floreale che è anche molto pulito e fresco, qualcosa di simile a un buon Bordeaux. Di struttura non imponente come il naso, ha una tessitura raffinata che si armonizza con una bella terrosità ed è levigato, anche se i tannini lo rendono asciutto come pochi. Prezzi decisamente abbordabili.

Dulka, in regione Srem.

Nell’agro della bellissima città di Sremski Karlovci in Fruška Gora, è dal 1880 che la famiglia Dunka si occupa di agricoltura e frutticoltura, iniziando a fare seriamente vino dal 1920 e resistendo ostinatamente al regime titino. Oggi, con Đorđe Dragojlović, in 8 ettari di vigneto produce circa 360 ettolitri di buoni vini Župljanka, Cabernet Sauvignon, Riesling Italico e 50 ettolitri del famoso vino liquoroso Bermet (un gioiello che ha fornito in passato anche alla corte di Vienna) sotto la supervisione della facoltà di Enologia dell’università di Novi Sad. Il Bermet è ottenuto solo da uve dei vigneti della collina arricchite fino a un quarto con erbe medicinali e aromatiche, tra cui l’assenzio. È prodotto, ma con un maggior tenore alcoolico, anche da poche altre aziende, mentre in questa cantina rivela tutto il suo spessore a un tenore soltanto del 16%: il Bermet rosso è ottimo alla fine di un buon pasto a base di carni e formaggi, mentre il Beli Bermet bianco accompagna divinamente i dessert. Un approccio davvero molto interessante di quello che sembra essere il mondo relativamente sconosciuto dei vini tipici serbi.

Rajković, in regione Zapadna Morava.

Podrum Braća Rajković è una delle migliori cantine del territorio di Župa, nei pressi di Aleksandrovac, almeno fin dal 1834 (data del primo censimento in Serbia), anche se la storia della famiglia proprietaria risale nel tempo ancora per un altro secolo. Questa è una delle regioni vitivinicole più antiche dei Balcani, con un gran numero di giorni di sole durante l’anno, nota almeno dal XII secolo, quando il monarca serbo Stefan Nemanja concesse al monastero di Studenica alcuni terreni per la coltivazione della vite. La cantina Rajković si trova nel villaggio di Gornje Zleginje nella regione di Župa e produce un vino tipico dall’uva autoctona Rskavac, che oggi è coltivata per lo più soltanto da queste parti. La cantina Rajković produce il suo vino principale Prince proprio da questo vitigno (con l’aggiunta dell’8% di un altro autoctono, il Bojadiser, e di un tocco del 3% di Merlot), e altri buoni vini, creati combinando tradizione e dedizione, come l’Opium (un tipico trittico dell’enologia serba da uve Vranac, Prokupac, Začinka) e come il Dina Pinot Noir, che hanno raccolto i massimi riconoscimenti in tutte le fiere vinicole serbe.

Mario Crosta

Mario Crosta

Di formazione tecnica industriale è stato professionalmente impegnato fin dal 1980 nell’assicurazione della Qualità in diverse aziende del settore gomma-plastica in Italia e in alcuni cantieri di costruzione d’impianti nel settore energetico in Polonia, dove ha promosso la cultura del vino attraverso alcune riviste specialistiche polacche come Rynki Alkoholowe e alcuni portali specializzati come collegiumvini.pl, vinisfera.pl, winnica.golesz.pl, podkarpackiewinnice.pl e altri. Ha collaborato ad alcune riviste web enogastronomiche come enotime.it, winereport.com, acquabuona.it e oggi scrive per lavinium.it, nonché per alcuni blog. Un fico d’India dal caratteraccio spinoso e dal cuore dolce, ma enostrippato come pochi.

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