La Sabina e Con il Cuore nel Piatto 2025

Con il cuore nel piatto

La Sabina e Con il Cuore nel Piatto 2025

Mi piace pensare alla Sabina come a un dipinto antico, i cui colori – l’argento degli ulivi, il verde profondo dei boschi di querce, l’ocra dei borghi arroccati – raccontano storie millenarie. Camminando tra queste colline, ogni passo risveglia sensazioni che mi portano indietro nel tempo, là dove i Sabini innalzarono templi, castelli e luoghi di culto, traendone una geografia unica e suggestiva.

Geografia e memoria del territorio

Situata a nord-est di Roma, la Sabina si stende dalla riva del Tevere fino alle pendici degli Appennini, toccando Lazio, Umbria, Abruzzo e persino Marche. Il suo territorio, un tempo esteso tra il basso Tevere e l’Appennino marchigiano, accoglie oggi la provincia di Rieti (Alta Sabina) e la Sabina romana nella Città metropolitana di Roma (Bassa Sabina).

Ogni angolo blandisce l’occhio: l’uliveto che si perde all’orizzonte, la valle del Tevere incuneata tra i monti, e quella rete di borghi, chiese e monasteri medioevali che punteggiano i crinali, testimoni di un territorio rimasto intatto, immune al caos del progresso urbano .

Camminando per i vicoli di Monte San Giovanni in Sabina o Mompeo, si avverte il respiro del passato: un santuario rupestre, una rocca dimenticata, un affresco quattrocentesco che racconta fede e comunità.

Storia: dai Sabini a Roma, tra mito e archeologia

I Sabini – popolazione osco-umbre – dettero origine a centri come Reate (Rieti), Cures, Nursia, Amiternum. Tra il mito e la realtà, il “ratto delle Sabine” trova eco nei racconti di Dionigi d’Alicarnasso, mentre la progressiva integrazione nell’Urbe è nota a partire dal III secolo a.C.. Il console Curio Dentato nel 290 a.C. annette definitivamente la Sabina, rendendo i suoi abitanti “cives sine suffragio”, per poi concedere – nel 268 a.C. – piena cittadinanza romana.

In epoca imperiale si diffuse un’agricoltura intensiva: testimonia questo il prosciugamento della piana reatina e la nascita della Cascata delle Marmore, opera prima di un’azione umana in equilibrio con l’ambiente. Il paesaggio descritto da Strabone – oliveti, vigneti, boschi – è ancora oggi sorprendentemente simile.

Medioevo: incastellamenti e potere papale

Nella piena caduta dell’Impero, la Sabina si incastella: nascono borghi fortificati, “castra” arroccati, difese contro barbari. Le famiglie feudali Savelli, Orsini, Colonna prendono progressivamente il controllo, mentre Rieti diviene sede di Delegazione Apostolica.

Il grande abbazia di Farfa, fondazione longobarda, diviene centro spirituale e culturale, poi attaccata dai Saraceni nel 898. Wagner la definirebbe “il cuore spirituale dell’Alta Sabina”, evocando atmosfere di preghiera e gloria.

L’uva e l’olivo sono protagonisti da millenni: strade campestri lastricate, filari ordinati sui crinali, viti intessute di storia. Strabone ne parlava già nel I secolo a.C., descrivendo un panorama agrario ricolmo di oliveti e vigneti.

Oggi la Sabina DOP è sinonimo di olio extravergine eccellente: la prima DOP italiana, certificata nel 1995, valorizza cultivar come Frantoio, Moraiolo, Carboncella, Rosciola, e molte altre. Le particelle vitate, spesso a conduzione familiare, accompagnano la vendemmia con gesti antichi, mentre i frantoi – com’è visibile nel Museo dell’Olio di Castelnuovo di Farfa – raccontano macchinari settecenteschi e tradizioni profonde.

La tavola sabina è un’elegia di sapori: bruschette di pane casereccio unto d’olio DOP, salumi rigorosamente di cinta senese o di cinta troiana, formaggi caprini e di mucca, accompagnati da vini locali o da gin e distillati artigianali.

Non mancano legumi, ceci e lenticchie, spesso coltivati secondo metodi biologici, e dolci come la ciambella reatina, fragrante e semplice. Nei mercati, tra i banchi, si avvertono i profumi del timo, rosmarino, e delle creme spalmabili di nocciole o mandorle.

Chi ha percorso la “Strada dell’olio” sa bene quanto la raccolta degli ulivi rimanga un rito: famiglie intere al lavoro tra fronde argentate, gavettoni d’olio fresco spremuto il giorno stesso. È un’esperienza che tocca il cuore, tra suoni e sbuffi dei frantoi, racconti sull’acino ideale, e mani grondanti “oro verde”.

Esperienze personali e suggestioni

Ricordo una serata ad agosto, a Mompeo: la luce del tramonto faceva risplendere la torre medievale e i grappoli neri delle viti, mentre un anziano mi offriva un bicchiere di vino novello: “Assaggia, è la terra che parla”. E lo era davvero: ogni sorso restituiva sale, vento e fatica.

Oppure una passeggiata in Alta Sabina, dove una guida mi mostrò una stanza in una villa romana immersa nella vegetazione: mura rosate, mosaici perduti, un lampo d’umano tra le pietre.

E allora, come disse Plinio il Vecchio: “Segue la regione quarta, in cui vivono le genti forse più coraggiose d’Italia… i Reatini, i Norcini”. È un richiamo che mi trasmette fierezza, un senso di appartenenza antica.

L’evento del 26 giugno: “Con il Cuore nel Piatto”

È in questo scenario di bellezza e autenticità che si colloca l’evento benefico Con il Cuore nel Piatto, giunto alla sua undicesima edizione. Si terrà giovedì 26 giugno 2025 alle ore 20:00 nella splendida cornice della Tenuta del Ristorante “Gli Angeli” a Magliano Sabina.

Un percorso enogastronomico sotto le stelle: oltre 60 postazioni gourmet, tra piscina, parco, chiesetta e giardini, con chef provenienti da tutta Italia. Accanto alla cucina, una selezione di 20 cantine, champagne, sake, gin e distillati artigianali, salumi, formaggi, dolci, creme, cioccolato e gelati, e intrattenimento musicale dal vivo. La serata si chiuderà con uno spettacolo pirotecnico che illuminerà la notte sabina..

Importante: il ricavato della serata – biglietto a 80 € – sarà interamente devoluto al Centro Clinico NEMO del Policlinico Gemelli di Roma, per supportare assistenza e ricerca sulle malattie neuromuscolari in età pediatrica e adulta .

Chi ha partecipato lo scorso anno racconta: “un momento tanto difficile da descrivere quanto ‘riempitivo’… nel momento in cui decidi di viverlo di persona”. Vivere la Sabina stasera significa metterci cuore, gusto e solidarietà.

Associazioni, persone e voglia di futuro

L’evento è nato nel 2014 da un’idea di Laura Marciani, chef e anima della serata. La sua passione si traduce da anni in beneficenza, sostenendo associazioni, ospedali e famiglie verso bambini con patologie gravi.

Nel 2025 questo gesto è più significativo: racconta di comunità, di un territorio che unisce agricoltura, cultura, gastronomia e umanità. I prodotti tipici – l’olio DOP, i salumi, i formaggi, i vini – diventano ambasciatori di una terra che sa emozionare.

Ho cercato di condividere quello che provo quando respiro l’aria tra le sue colline, ascolto il vento tra le viti e cammino tra ulivi secolari. La Sabina è un luogo dove la Storia convive con le tradizioni, dove ogni borgo è un libro aperto, e la terra dà frutti con gesti antichi, rispettosi, profondi.

L’evento del 26 giugno – Con il Cuore nel Piatto – è un invito a vivere questa solidarietà, assaporando la cucina d’autore in un paesaggio che resta nel cuore. Un’esperienza sensoriale e umana, che ti lascia dentro un piccolo seme di speranza.

Se venite, portate con voi occhi curiosi, mani pronte a stringere e cuore aperto. In Sabina, sotto le stelle, si può davvero sperimentare la bellezza di un tempo sospeso, fatto di relazioni, eccellenze, radici.

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Sommelier e commissario enologico internazionale, Chocolate Tester, degustatrice di olio, formaggi e miele.. Fondatrice dell’agenzia FoodandWineAngels, marketing strategist esperta e selezionatrice di prodotti enogastronomici per mercati esteri ed e-commerce internazionale. Nel 2021 ha pubblicato il libro “Cena con Fattura d’Amore” (Ronca Editore). È editrice del magazine Papillae.it e ideatrice di progetti editoriali innovativi che uniscono radio web e altre piattaforme per fare squadra nella divulgazione del settore enogastronomico. La rubrica “In viaggio con Carol” include podcast enogastronomici che raccontano territori e produttori.
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