La Sardegna dell’enologo Andrea Pala: un viaggio tra identità, territorio e longevità
- Vitigni autoctoni e territori: il Vermentino come filo conduttore
- Sardegna: quantità, cooperative e cambiamento del modello produttivo
- I vini in degustazione
- Culuccia – Santa Teresa di Gallura
- Li Signori – Aglientu (Gallura)
- Campianatu – Arzachena (Gallura)
- I produttori: voci e territori a confronto
- Conclusione
Raccontare la Sardegna attraverso il vino significa entrare in un mosaico complesso, fatto di territori molto diversi tra loro, vitigni autoctoni fortemente identitari. Una storia produttiva che, soprattutto negli ultimi decenni, ha conosciuto un’evoluzione profonda. Non una Sardegna unica, ma molte, ciascuna con una propria voce, un proprio paesaggio e un modo distinto di interpretare la vigna.
È da questa consapevolezza che ha preso forma la master class “La Sardegna dell’enologo Andrea Pala”, presentata lo scorso 13 Dicembre alla manifestazione La Sardegna di Vino da Bere.
Un appuntamento pensato come un vero e proprio viaggio sensoriale tra alcune delle aree più rappresentative dell’isola. Un percorso guidato non solo dall’assaggio, ma dal racconto del lavoro in vigna e in cantina, dalla lettura dei suoli, dal clima e dalla scelta sempre più consapevole, di valorizzare i vitigni autoctoni come chiave per esprimere il territorio.
Protagonista dell’incontro è stato Andrea Pala, enologo tra i più apprezzati del panorama italiano, che collabora con numerose cantine in diverse aree dell’isola e non solo. Il suo approccio mette al centro l’identità del luogo: il vino, per Pala, deve essere prima di tutto espressione del territorio, evitando omologazioni stilistiche e lasciando che siano il vitigno e l’ambiente a guidare il risultato finale. La sperimentazione non manca, ma è sempre funzionale a valorizzare ciò che rende unico un determinato vino.

La master class è stata moderata da Maurizio Valeriani, giornalista e direttore di Vinodabere e da Raffaele Mosca (Decanter, Gambero Rosso) che hanno accompagnato il racconto mantenendo il focus sui temi centrali. L’evoluzione della viticoltura sarda, il ruolo delle cooperative, il nuovo posizionamento qualitativo dell’isola e, soprattutto, la crescente consapevolezza del potenziale di alcuni vini nel tempo.
Vitigni autoctoni e territori: il Vermentino come filo conduttore
Sebbene il Vermentino abbia rappresentato il filo conduttore della degustazione, la masterclass ha offerto una lettura più ampia della viticoltura sarda, includendo anche altri vitigni autoctoni, a testimonianza della ricchezza e della diversità dei territori dell’isola.
Il Vermentino, spesso raccontato come vino di facile beva e di consumo prevalentemente estivo, ha mostrato invece una notevole capacità di cambiare espressione in base all’area di provenienza. Un Vermentino di Gallura è sicuramente diverso da un Vermentino prodotto nel Coros o nel territorio di Usini, cambiano i suoli, l’esposizione, il clima e di conseguenza, struttura, tensione, profilo aromatico e capacità evolutiva. Proprio il Vermentino di Usini è stato indicato come una delle espressioni più interessanti in termini di longevità, capace di evolvere nel tempo mantenendo identità e freschezza.
Accanto ai bianchi, l’assaggio di vini a bacca rossa come Cagnulari e Bovale ha completato il quadro, confermando come la Sardegna non possa essere raccontata attraverso un solo vitigno, ma attraverso una pluralità di interpretazioni coerenti con i territori.
Sardegna: quantità, cooperative e cambiamento del modello produttivo
Nel corso della masterclass, Andrea Pala ha dedicato un ampio spazio anche alla lettura storica e produttiva della Sardegna vitivinicola, fornendo alcuni dati utili a comprendere l’evoluzione dell’isola negli ultimi decenni.
La Sardegna è una delle regioni più estese d’Italia, ma dal punto di vista vitivinicolo rappresenta circa l’1% della produzione nazionale. Negli anni Settanta e nei primi anni Ottanta la superficie vitata superava i 70.000 ettari, con una produzione fortemente orientata al vino sfuso e all’esportazione di prodotto non imbottigliato.
Il vitigno più diffuso era il Nuragus, coltivato soprattutto per quantità, con scarsa attenzione al valore territoriale e identitario del vino. Il cambiamento è avvenuto progressivamente negli ultimi quarant’anni, anche attraverso una drastica riduzione delle superfici vitate.
Dopo gli incentivi all’espianto, oggi la Sardegna conta circa 27.000 ettari di vigneto, un terzo rispetto al passato, ma con un modello produttivo completamente diverso. In questo processo, un ruolo fondamentale è stato svolto dalle cooperative, spesso sottovalutate nel racconto mediatico del vino italiano.
Maurizio Valeriani ha sottolineato come le cooperative sarde rappresentino oggi un esempio virtuoso di qualità media elevata. E’ paragonabile, per solidità e risultati a quella di territori storicamente più celebrati come l’Alto Adige.
Dal punto di vista varietale, circa il 58% della superficie vitata è dedicato ai vitigni a bacca rossa, con il Cannonau come varietà principale. Il restante 43% è occupato da uve bianche, in larga parte Vermentino. Di questi, circa 1.500 ettari si trovano in Gallura, l’unica area a denominazione DOCG dell’isola.
Negli ultimi anni, accanto al lavoro delle cooperative, sono entrate in gioco anche famiglie storiche e nuovi investitori, contribuendo a un diverso posizionamento dei vini sardi, anche sui mercati internazionali.
Un’evoluzione che ha permesso alla Sardegna di confrontarsi con territori dalla storia vitivinicola più lunga, mantenendo però una propria identità.
Il Vermentino, oggi, è tra i vini bianchi più venduti in Italia, non solo nella sua versione sarda.
Un dato che spiega perché la produzione di questo vitigno sia aumentata nel tempo, spesso a discapito del Nuragus, penalizzato sia da difficoltà agronomiche sia da minore richiesta commerciale.
I vini in degustazione
Culuccia – Santa Teresa di Gallura
Donna Lù
Vermentino di Gallura Spumante 2023 – Metodo Classico
Uno dei rarissimi esempi di Vermentino di Gallura spumantizzato con Metodo Classico, Donna Lù nasce in un contesto estremo: vigneti piantati su suoli sabbiosi, a pochissimi metri dal mare, costantemente esposti al vento e alla salsedine. Andrea Pala ha spiegato come queste condizioni inducano la pianta a produrre una maggiore quantità di pruina, la sostanza cerosa che ricopre la buccia dell’acino e che ha un ruolo determinante anche nel comportamento del vino nel bicchiere.
Nel Metodo Classico, questa caratteristica si traduce in una bollicina più delicata e meno persistente, non per una questione di pressione, ma per l’interazione tra le componenti cerose dell’uva e il perlage. Il vino affina circa 18 mesi sui lieviti e si presenta con un colore giallo paglierino brillante. Al naso emergono note di macchia mediterranea, ginepro e una chiara impronta marina. In bocca è teso, sapido, con una chiusura lievemente amaricante, tipica del Vermentino, che ne rafforza il legame con il territorio.
Donna Ma’
Vermentino IGT 2024
Questo vino rappresenta uno dei progetti più sperimentali raccontati durante la master class. Parte delle uve, raccolte integre, vengono immerse nei fondali marini dell’isola di Culuccia per un periodo definito prima della vinificazione. Andrea Pala ha spiegato come l’obiettivo non sia quello di “salare” il vino, ma di sfruttare la pressione osmotica dell’acqua marina, che contribuisce a sottrarre una parte dell’acqua dall’acino concentrando le sostanze aromatiche e gustative.
Dopo l’emersione, una parte delle uve viene lavata, mentre il resto viene vinificato normalmente. Il risultato è un vino dalla personalità unica: al naso si avvertono sentori fruttati insoliti per un Vermentino, con richiami all’albicocca, mentre al palato colpisce la morbidezza del sorso, bilanciata da una marcata salinità. Un vino complesso, non immediato, che racconta in modo diretto il rapporto tra vigna e mare.

Li Signori – Aglientu (Gallura)
Tandu
Vermentino di Gallura 2024
Espressione diretta e territoriale del Vermentino di Gallura, Tandu nasce in un’area fortemente influenzata dai venti e dalla vicinanza al mare. Al naso si apre su profumi di frutta esotica, fiori bianchi e macchia mediterranea. In bocca il sorso è fresco, verticale, con una spiccata sapidità che accompagna il finale lungo e pulito.
Un Vermentino che interpreta in chiave immediata e autentica il territorio, senza forzature stilistiche.
Emmu
Vermentino di Gallura Superiore 2024
Rispetto a Tandu, Emmu si colloca su un piano più strutturato e profondo. Il profilo aromatico richiama la frutta a polpa bianca, gli agrumi e leggere note iodate. Al palato è più ampio, sostenuto da una buona tensione acida e da una materia che gli consente di affrontare anche un’evoluzione nel tempo.
Un Vermentino che dimostra come la Gallura possa esprimere non solo vini di pronta beva, ma anche interpretazioni più complesse.
Campianatu – Arzachena (Gallura)
Junior
Vermentino di Gallura 2024
Junior rappresenta la versione più giovane e dinamica della produzione Campianatu. Al naso emergono aromi di frutta bianca ed erbe mediterranee, mentre al palato la beva è scorrevole, fresca e ben bilanciata. Un vino pensato per esprimere immediatezza senza rinunciare all’identità territoriale.
Campianatu
Vermentino di Gallura Superiore 2023
La versione 2023 mostra un profilo più maturo e complesso. La mineralità è più marcata, la struttura più ampia e il sorso lascia intravedere interessanti prospettive evolutive. Un Vermentino che si allontana dallo stereotipo del vino esclusivamente estivo, dimostrando capacità di crescita nel tempo.
Galavera – Usini
Promissa Vermentino di Sardegna 2024
Durante la master class, Andrea Pala ha sottolineato più volte come Usini rappresenti uno dei territori più interessanti della Sardegna per il Vermentino, soprattutto in termini di tenuta nel tempo. Qui il vitigno assume caratteristiche diverse rispetto alla Gallura: meno immediatezza aromatica, maggiore struttura e una freschezza che sostiene l’evoluzione.
Promissa nasce in un contesto collinare, ventilato, con suoli che favoriscono una maturazione equilibrata. Al naso emergono note fruttate e floreali più contenute, mentre al palato il vino mostra una spinta acida ben definita, una sapidità misurata e una struttura che lascia intuire una buona capacità di evoluzione. È proprio questo equilibrio, ha spiegato Pala, a rendere il Vermentino di Usini uno dei più adatti a resistere nel tempo, andando oltre l’idea di vino da consumo immediato
Galavera
Cagnulari –Beranu 2023
Il Cagnulari rappresenta uno dei vitigni autoctoni più identitari del nord-ovest della Sardegna e trova nel territorio di Usini una delle sue espressioni più interessanti. Durante la masterclass è stato citato come esempio di come la Sardegna non sia solo terra di grandi bianchi, ma anche di rossi profondamente legati al territorio.
Beranu si presenta con un colore rubino intenso e profumi di frutta rossa matura, spezie e leggere note di affinamento. In bocca il vino è strutturato ma equilibrato, con tannini ben integrati e una buona persistenza. Un assaggio che amplia lo sguardo sulla viticoltura sarda, mostrando come anche i rossi partecipino pienamente alla narrazione identitaria dell’isola.
Nuraghe Antigori
Cardile Vermentino di Sardegna 2024
Con Cardile, la degustazione si è spostata nel sud dell’isola, offrendo un’ulteriore chiave di lettura del Vermentino. Qui il vitigno si esprime in modo più lineare ed equilibrato, lontano sia dalle estremizzazioni marine della Gallura sia dalla struttura del Vermentino di Usini.
Andrea Pala ha richiamato l’attenzione sul fatto che la Sardegna non è un blocco unico, e Cardile ne è un esempio concreto: profumi di frutta a polpa bianca e fiori, un sorso pulito, sostenuto da una freschezza costante e da una sapidità discreta. Un Vermentino coerente, che dimostra come il vitigno sappia adattarsi a contesti diversi mantenendo riconoscibilità.
Nuraghe Antigori
Bovale 2024
Il Bovale ha chiuso la masterclass riportando l’attenzione su un altro vitigno simbolo della Sardegna. Durante l’incontro è stato utilizzato come chiave di chiusura concettuale: la Sardegna del vino non può essere raccontata attraverso un solo vitigno, per quanto importante.
Il profilo del Bovale è intenso e mediterraneo, con aromi di frutta rossa matura e spezie. Al palato il vino mostra struttura e carattere, ma senza eccessi, confermando l’approccio equilibrato che ha guidato l’intera selezione. Un assaggio che ribadisce la pluralità della viticoltura sarda e rafforza il messaggio centrale della master class.
I produttori: voci e territori a confronto
Uno dei momenti centrali della master class è stato il confronto diretto con alcuni produttori, chiamati a raccontare il proprio lavoro a partire dai vini in degustazione. Un dialogo che ha permesso di entrare nel merito delle scelte agronomiche e di cantina, mettendo in relazione territori diversi attraverso esperienze concrete.
Nel loro insieme, gli interventi dei produttori hanno restituito un’immagine concreta e non stereotipata della Sardegna vitivinicola: una regione plurale, fatta di territori diversi, scelte consapevoli e interpretazioni coerenti, in dialogo continuo con il lavoro dell’enologo.
Le voci di Giorgio Stock di Li Signori , Antonllo Orecchioni di Campianatu ed Andrea Murgia di Nuraghe Antigori hanno ribadito quanto già espresso da Andrea Pala. Avere dei vini espressione del territorio attraverso una continua sperimentazione in vigna nonostante le asperità e le difficoltà climatiche della Sardegna.
Nessun artifizio in cantina dove sarebbe molto facile lavorare per ottenere vini immediatamente commerciabili e di sicuro appeal, in breve tempo.
Conclusione
La masterclass dedicata ad Andrea Pala ha restituito l’immagine di una Sardegna vitivinicola consapevole, plurale e in continua evoluzione. Il Vermentino emerge come filo conduttore, ma non come unico protagonista: accanto ad esso convivono vitigni, territori e interpretazioni differenti, capaci di raccontare un’isola complessa e autentica.
Un viaggio che, calice dopo calice, dimostra come il vino possa essere uno strumento potente per leggere il territorio, il tempo e l’identità di una Sardegna tutt’altro che scontata.







