La Sicilitudine di Massimiliano Ferro, tra crudo e cotto
Si è appena concluso, a Palermo, il progetto itinerante “Santi e Sapuri Fest – Storie di Fidi e Tavulati Siciliani“, promosso e organizzato dall’associazione Castello e Parco di Maredolce, patrocinato dall’assessorato regionale all’Identità Siciliana, in collaborazione con il Centro regionale per l’Inventario, la catalogazione e la documentazione, l’Associazione nazionale Fante e Palermo Ente per il Terzo Settore.
L’evento al Castello di Maredolce
Dal 9 al 20 settembre 2025, al Castello di Maredolce, nello splendido Villino Florio ed al Circolo Unificato dell’Esercito, si sono svolte le “affabulazioni“ di gusto, narrazioni su aneddoti e curiosità culinarie tra quotidianità e festività, da parte dell’esperto locale Gaetano Basile; uno spettacolo teatrale, che ha dato il nome alla rassegna, che ha visto in scena, tra canti e cunti, l’attrice e regista Francesca Picciurro nel ruolo di Santa Rosalia; e la mostra fotografica “Sicilitudine“ di Massimiliano Ferro.
Ogni evento della rassegna ha declinato in parole ed immagini il legame profondo tra le tradizioni enogastronomiche siciliane (i sapuri) e una radicata devozione popolare verso santi e patroni (la fidi).
La mostra fotografico “Sicilitudine” di Massimiliano Ferro
Degna di nota è stata la mostra personale “Sicilitudine“ dello street photographer palermitano Massimiliano Ferro.
L’esposizione, ospitata al Castello di Maredolce, ha riunito 40 suggestivi scatti in bianco e nero che riproducono volti, espressioni, mimiche e gesti della sicilitudine, termine coniato ad hoc da Leonardo Sciascia per significare l‘elaborato sentimento di inappagata perifericità, assenza, solitudine e silenzio che caratterizza i siciliani.
Gli scatti di Ferro, infatti, immortalano gli abitanti di paesi dell’entroterra rurale come Petralia Soprana e della costa dedita alla pesca, come la località di Aspra.
Ritraggono spesso volti bruciati dal sole e segnati dalla fatica di gesti ripetitivi calati in un’atmosfera sospesa che eterna il loro lavoro e la loro vita.
Ed ecco che troviamo il venditore di trizzi d’agghia indossate come collane, i venditori di patate bollite assorti nella pulitura dei tuberi o, circondato da nasse e reti il pescatore intento a rammendarle in un’atmosfera evanescente.

Gli scatti di Massimiliano Ferro
Come ha ben scritto Massimiliano Ferro,
Le mie fotografie nascono spesso così, nel silenzio sospeso di un’attesa.
Non cerco lo scatto, lo aspetto.
Come un cacciatore che conosce i respiri della foresta e sa che la vita, prima o poi, verrà a mostrarsi.
Così rimango davanti a ciò che ha acceso la mia curiosità, a volte possono passare minuti, a volte ore, ma so che qualcosa accadrà perché prima o poi qualcosa accade sempre.
Non si tratta solo di vedere, ma di sentire il tempo che scorre, di assaporare la lentezza, di ascoltare i piccoli segnali.
I suoi scatti nascono sotto il sole cocente d’estate dopo lunghe attese, come se esigessero la giusta cura, la giusta attenzione, e atmosfera di sacralità.
Molti volti tradiscono la solitudine di una dedizione al lavoro che richiede concentrazione, altri, cui Ferro ha strappato sogghigni e sorrisi, la voglia di socializzare per sentirsi protagonisti, protagonisti dalla grande vitalità come chi deve abbanniare la prelibatezza di un cacio o un salume per attirare l’attenzione di un compratore.
“Il crudo e il cotto”
In questo viaggio visivo nell’entroterra e nelle periferie siciliane, decriptando movimenti ed azioni, espressioni facciali e sguardi, emerge rivisitata la dualità crudo vs cotto, analizzata da Claude Lévi Strauss proprio nella omonima monografia “Il crudo e il cotto“: secondo l’antropologo francese, il passaggio dallo stato di natura alla cultura è avvenuto anche grazie al passaggio da una dieta a base di cibi crudi a quella di cibi cotti.
Ebbene pare che inconsapevolmente nelle foto dedicate ai sapuri – tra i 40 scatti alcune immagini sono dedicate alle feste e processioni e alla devozione verso i santi – chi è intento ad armeggiare ortaggi e pietanze crude assume un’espressione più seriosa e molto riflessiva mentre chi vende cibi cotti, come il ragazzo che esibisce come un trofeo i pesci che ha appena grigliato, qui l‘atmosfera delle foto è più leggera, quasi ludica.
Questa mostra fotografica tra sicilitudine, silenzi, assenze e riflessioni, come altre istantanee di Ferro ritraggono per immagini una Sicilia amata a tutto tondo, tra contraddizioni, bellezze paesaggistiche e odori perchè, sinesteticamente i profumi dei cibi appena cucinati paiono pervadere l’aria e l’atmosfera.
Per maggiori informazioni su Massimiliano Ferro e la sua street photograpy, visitare il suo sito web e i suoi profili social.



