La Slovenia del vino

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Dal Carso friulano alla Pannonia ungherese si estendono i vigneti della Slovenia che faceva parte delle Province illiriche dell’Impero Romano ed è abitata da poco più di 2,1 milioni di slavi di  maggioranza cattolica e merita pienamente il suo soprannome di ”piccola Svizzera”. Infatti è molto bella, è un Paese molto tranquillo e può finalmente prosperare, dopo essere stata la vacca da mungere della federazione jugoslava, dalla quale si è liberata nel 1991 con pochi giorni di furiosi combattimenti per riavvicinarsi all’Europa centrale.

La vitivinicoltura  era conosciuta già circa 2.400 anni fa dalle popolazioni celtiche ed illiriche che avevano imparato a fare il vino dai Greci, anche se lo sviluppo maggiore è avvenuto dapprima con i Romani e poi con l’evangelizzazione cristiana.

Già nel XIII secolo le relazioni tra proprietari e vignaioli erano regolate dalla legge vinicola ”Gorsko pravo” e la vitivinicoltura era molto sviluppata. Nell’annata record 1850 c’erano circa 51.000 ettari, metà dei quali andati perduti tra il 1880 ed il 1900 per la strage della filossera che ha fatto fallire molte cantine ed emigrare tanta gente verso l’America. Gran parte dei vigneti venne laboriosamente ricostruita, fino a 38.000 ettari, ma la seconda guerra mondiale li aveva dimezzati di nuovo e successivamente una insensata corsa alla quantità, invece che alla qualità, aveva spalancato questo mercato a vini greci, rumeni, bulgari, macedoni e serbi.

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Oggi la Slovenia, quando va bene, produce in media da 800 a 900.000 ettolitri di vino da quasi 22.000 ettari nelle tre regioni Podravje, Posavje e Primorje, ulteriormente suddivise in zone vinicole differenziate da specifiche condizioni climatiche e da diverse composizioni e strutture dei terreni. Oltre a qualche chilometro di litorale adriatico a sud di Trieste, il paesaggio sloveno è molto vario, con piccole pianure, altipiani ricchi di grotte carsiche, colline, montagne, le Alpi, il tutto dominato alternativamente dagli umidi venti adriatici o da quelli siberiani, asciutti e potenti. In una piccola superficie si può felicemente approfittare, quindi, dei vantaggi del meglio dei due mondi, quello alpino e quello mediterraneo, anche se per l’estrema capricciosità meteorologica che ne consegue le rese possono diminuire da un’annata all’altra anche del 50%. Per avere un’idea, l’intera superficie totale slovena a vigneto è all’incirca come quella di Bordeaux, ma vi si produce in media soltanto la metà del vino bordolese.

Con tanta selezione naturale, i vini di qualità e di alta qualità in Slovenia dominano davvero, sono circa il 70% dell’intera produzione, assicurati da una miriade di piccoli produttori che curano le vigne con grande meticolosità, diretti dall’Associazione slovena dei Vignaioli e dei Produttori che impone regole strettissime, dalla scelta delle uve per specifiche aree fino ai metodi di coltivazione, dai processi di vinificazione fino alle etichette. La Slovenia è sempre stata l’incrocio naturale tra nord e sud, tra est ed ovest, il punto d’incontro di tutte le esperienze vitivinicole delle grandi nazioni vicine ed ha raccolto il meglio da tutte quante, sia per i cloni che per le tecniche di allevamento e sia per le tecnologie di cantina che per i disciplinari di produzione, tanto che la legislazione vinicola slovena per i vini di alta qualità è simile a quelle di Germania, Francia e Italia. In certi aspetti è ancora più severa.

I vini si distinguono in: vino da tavola (”dezelno vino”), vino a denominazione tradizionale PTP,  vino di qualità a denominazione d’origine controllata PGP e vino di alta qualità a denominazione d’origine controllata e garantita ZKGP.

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PODRAVJE.

I suoli di questa regione del Nord Est si distinguono nettamente da tutti gli altri della Slovenia, originati dai depositi vulcanici del fondo marino sollevato fino a 4000 metri di altezza dall’emersione delle Alpi. Oggi rimangono degli altipiani tra alti picchi e profonde voragini, su cui si adagiano centinaia di piccole colline arrotondate dai terreni molto ricchi di sali minerali, ben soleggiate, calde. Clima variabile da continentale ad alpino continentale, con abbondanza di giornate di sole che a volte procurano siccità, anche se i venti asciutti e caldi che arrivano dalla Pannonia sono mitigati dalle fresche brezze che scendono dalle Alpi e dall’umidità delle perturbazioni in arrivo dal mare. L’inverno è moderatamente freddo con regolari e abbondanti precipitazioni.

La regione, che è la più vasta e si suddivide in sei zone vinicole (Maribor, Radgona-Kapela, Srednje Slovenske Gorice, Haloze, Ljutomer-Ormoz e Prekmurske Gorice), è famosa per le vendemmie tardive e per l’intensa aromaticità dei suoi vini bianchi, in genere dolci e forti, da uve ricche di acidità, con buona capacità d’invecchiamento.

Il Traminec è il vino più delicato e longevo, invece il Rumeni Muskat andrebbe bevuto entro due o tre anni per non perdere la caratteristica fragranza ed il suo meraviglioso bouquet, che con l’età si ridurrebbe ad assomigliare ai non notevoli vini Laski Riesling, Radgonska Ranina e Rizvanec. Hanno buon successo i bianchi Renski Rizling, Sauvignon, Sipon,  Sivi Pinot e Beli Pinot.

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POSAVJE.

È la regione centrale, quella con il clima più umido di tutta la nazione e forse per questo è anche quella con le maggiori influenze enologiche francesi che vi hanno creato e creano dei famosi assemblaggi in stile bordolese. La vitivinicoltura qui è stata spesso la colonna portante dell’economia ed ha sofferto tragicamente della strage di vigneti ad opera della filossera, che ha costretto a emigrare la maggioranza dei vignaioli all’estero, tanto che si dice che la terza città della Slovenia sia Cleveland in Ohio, USA. Erano però rimasti dei piccoli proprietari di cantine, le ”zidanice”, ma ci sono voluti anni di discussioni per poter fondare la prima grande cooperativa vitivinicola di Metlika, nel 1929. Posavje ha quattro zone vinicole (Dolenjska, Bela Krajna, Bizeljsko-Sremic e Smarje-Virstajn) dai suoli estremamente variegati. Ne sono stati individuati almeno ventidue tipi diversi nella sola Bela Krajna, letteralmente ”bel paese”, una nicchia dal clima più caldo e molto secco.

In queste zone il vitigno Laški Rizling diventa eccezionale e produce un ottimo ”Ledeno vino” insieme ad altre uve locali bianche, gli stessi tipi della regione Podravje, e buoni vini provengono anche da anche kerner, malvazija, rebula, pinela e zeleni silvanec.

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PRIMORJE.

È la regione che dai pochi chilometri di costa sul mare Adriatico trae le benefiche influenze climatiche per le sue valli disposte da nord/est a sud/ovest. Qui il clima è tipicamente mediterraneo, con estati calde e suoli ricchi di molti sali minerali che differenziano i vini di queste regioni da tutti gli altri della Slovenia, ma con un occasionale e pungente vento da nord/est, la Bora (”Burja”), che spadroneggia dappertutto.

La Bora non è soltanto un vento eccezionalmente freddo (può causare escursioni termiche di -25°C), ma è straordinariamente potente, con punte di 200 km/h che possono ribaltare i camion, nonché molto secco. Raramente si fa vivo d’estate, ma è frequente dal tardo autunno all’inizio della primavera e disegna erosioni notevoli.

L’estate è moderatamente calda grazie all’influenza del mare e le piogge sono puntuali come un orologio svizzero, tra l’ultima settimana di settembre e la prima di ottobre, il che rende impossibili le vendemmie tardive (con l’eccezione del Pikolit, la stessa uva che abbiamo in Friuli). Le primavere precoci e le calde estati favoriscono maturazioni veloci, il mosto si arricchisce di zuccheri, la polpa e la buccia accumulano pigmenti, gli oli essenziali e gli acidi si ammorbidiscono e il bouquet diventa finissimo. I vigneti della regione sono tutti a dimora in aree protette dalla legge di quattro zone: Brda, Vipava, Kras e Koper. Le caratteristiche di questi vini, con le dovute eccezioni, sono ben diverse dal resto della Slovenia e cioè per la metà almeno sono rossi, corposi e secchi, da uve merlot, cabernet sauvignon, cabernet franc, kraški teran, refošk, šentlovrenka, žametkova, modra portugalka, modra frankinja, modri pinot e barbera.

Per alcuni vini di Slovenia vale la pena passare il confine e non soltanto per i vini. Tra queste frastagliate montagne, i vini sloveni nascono in una natura spettacolare, colline cosparse di vigneti e frutteti ben ordinati che circondano pittoreschi castelli, mulini, borgate e chiesette, un paesaggio molto bello e particolarmente vocato alla vigna. Ma il vero successo dei vini di qualità e di alta qualità, che rappresentano il 70% di tutto il vino prodotto, è dovuto soprattutto all’applicazione delle severe regole imposte dalla legge vitivinicola e adottate dall’Associazione slovena dei Vignaioli e dei Produttori, il cui controllo di qualità è piuttosto severo e lascia il segno.

Anche le etichette sono contrassegnate in modo inconfondibile a seconda del livello giudicato del vino: parole in oro per un eccellente ”vrhunsko vino” di prima scelta, in argento per un ottimo ”kakovostno vino”, in bronzo per un tipico ”namezno vino” e la scritta ”kontrolirano poreklo” per un vino da tavola di buon livello.

I vini di maggiore successo sono quelli monovarietali, provenienti da un unico vitigno vinificato in purezza, che popolarmente gli sloveni considerano superiori a quelli prodotti dagli uvaggi, cioè da semplici miscele di uve pigiate insieme (metodo localmente più diffuso nella regione Posavje), ma anche dagli assemblaggi di mosti selezionati e vinificati separatamente, di cui sono temute le proporzioni fisse tra le quantità delle varie uve della vigna.

Invece l’arte del cantiniere sa cogliere con estrema competenza e genialità il meglio di colore, bouquet e gusto dal matrimonio di vini diversi proprio variando sapientemente entro certi limiti anche gli apporti percentuali allo scopo di mantenere l’omogeneità dei caratteri e la stabilità nel tempo del vino che va poi a completare la maturazione in botte e l’affinamento in bottiglia.

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Evidentemente il carattere montanaro degli Sloveni preferisce la maggiore naturalità possibile dei processi di vinificazione ed infatti premia principalmente i vini prodotti da vitigni in purezza. Chissà cosa direbbero a Bordeaux, ma è certo che ”de gustibus non est disputandum”…. anche perché gran parte dei vini assemblati è povera d’alcool, da bere subito.

Come il popolare ed umile Cviček della zona di Dolenjska in Posavje, che dicono sia fatto da ben quattordici varietà di uve (esagerati!) tra cui modra frankinja e žametna črnina, ha poco alcool (da 7,5 a 8,5%) ed è più una bevanda che un vino, fresco, con un bouquet delicatissimo e un’acidità ingentilita, a suo modo vivace.

Ma anche tutti i bianchi monovitigno da uve laški rizling variano molto a seconda del territorio e della vigna di produzione, in gran parte sono anch’essi soltanto dei vinelli da bere quando si ha sete, perché l’acqua fa male.

Un buon vino della stessa zona da varietà selezionate di modra frankinja, modra portugalka, žametna črnina e šentlovrenka è invece il Metliška Črnina, che invecchia anche bene.

In Podravje, nella zona di Maribor, c’è un altro famoso vino dalle migliori varietà renski rizling, sauvignon, traminec e beli pinot, cioè il Mariborcan, di norma un vino di alta qualità che sfodera un prepotente bouquet, la sua moderata alcoolicità e una buona ricchezza d’acidità. È quasi sempre abboccato e matura degli aromi incomparabili dalle uve di questa zona, superiore certamente a tutti gli altri vini assemblati della regione, cioè Halozan, Ljutomercan e Ritoznojcan.

Nella valle di Vipava della regione Primorje è largamente conosciuto il Vrtovčan bianco con bouquet fruttato, fresco e beverino, frequentatore abituale delle osterie e degli allegri festini e perciò quasi sempre venduto in bottiglie da 1 litro e anche da 12 litri. Nella zona di Capodistria (Koper), vicino a Trieste, qualche volta il rosso Rdeči Capris viene paragonato ai buoni vini di Bordeaux. In stile francese si fanno anche dei vini novelli da uvaggi caratteristici, i Predstavitev, imbottigliati agli inizi di novembre e da consumare subito.

Di ottimi produttori ce ne sono tanti, non sempre di piccole dimensioni. Fra i migliori produttori di vini bianchi ci sono senz’altro quelli del Collio Goriziano (in territorio sloveno si chiama Goriška Brda), fra cui spiccano Stojan Ščurek (20 ettari a Plešivo), Movia Villa Marija (30 ettari di cui alcuni in Italia), ma in zona sta prosperando anche la grande cantina Vinska Klet Goriška Brda (2.000 ettari) che presenta molti suoi prodotti all’estero. Altri produttori di ottimi bianchi, davvero notevoli, ma dalla parte opposta della Slovenia, ad est, sono Danilo Steyer (20 ettari ad Apače, un centinaio di km da Ljubljana), Jože Kupljen (18 ettari a Jeruzalem, oltre la Drava) e il poco distante Milan Hlebec a Kog. A venti chilometri a nord di Maribor c’è il vigneto stupendo di Alojz Valdhuber (8 ettari a Svečine), dove sembra di essere in un’altra epoca.

Fra i migliori produttori di rossi non si può non segnalare Vinakoper  (570 ettari intorno a Capodistria), Vipava 1894 (350 soci nell’omonima valle di 2.200 ettari da cui attinge anche uve di terzi). Tutte case vinicole famose per degli eccellenti Merlot. Una scampagnata la si farebbe volentieri per l’azienda Movia che risale al 1700 e fin dal 1820 è di proprietà dei Kristančič che durante il regime titino seppero resistere alle tentazioni di collettivizzare e rimasero l’unica azienda privata nel Collio Goriziano sloveno, cioè nella Goriška Brda.

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Fra i loro 30 ettari di colline, di ottimale insolazione, si selezionano meticolosamente i vitigni, si eliminano frequentemente le erbacce, si fanno molte zappature e si scelgono addirittura gli acini migliori da conferire alla cantina, con una resa media di 40 ettolitri di vino per ettaro. Qui ci sono le migliori tecnologie in acciaio inox per i bianchi di Villa Marija annessa a Movia recentemente, e più di 400 barriques del migliore castagno francese. Dal 1991 sono fornitori ufficiali della Presidenza slovena e dal 1997 sono stati proclamati la migliore azienda vinicola slovena, il loro Merlot è riconosciuto universalmente come la stella cometa di tutti i vini rossi sloveni.

Un vino che non ha niente di rustico, è ben fatto, rosso di media intensità con riflessi violacei, potenza aromatica di fiori e una nota di fumo, ben fruttato con note di ciliegia e moderazione dei legni, tannini di squisita finezza e perciò rinfrescanti. Ha una trama compatta con buon estratto che lo rende vellutato, al sapore ricorda lamponi, cassis, cocco, vaniglia e regge ottimamente all’invecchiamento.

A Vipava non ci sono alberghi perché il paesino è piccolino e Vipava 1894 è invece una grande cantina o ”kombinat”, ma non è così facile trovarla per chi si aspetta delle dimensioni gigantesche. Queste ci sono, sì, ma sottoterra, dove in uno dei locali si potrebbe giocare una finale del campionato americano di baseball. Qui c’erano le enormi vasche d’acciaio del vino di largo consumo dei tempi di Tito ed oggi invece scintillano quelle piccole e cromate per vini senza dubbio di maggiore qualità.

Scendendo a Capodistria (finalmente il mare), si scopre che la Vinakoper è il maggiore produttore di vino della zona vinicola capodistriana, produce oltre 350 vagoni di vino l’anno, cioè controlla un terzo della produzione vinicola della regione. Gli altri due terzi sono in mano a piccoli produttori privati, ma pochi di loro vivono di vinicoltura. Era stata fondata nel 1947 come cantina commerciale, con il compito di acquistare le eccedenze di mercato dei viticoltori privati dell’ex Zona B del Territorio Libero di Trieste, una mossa azzeccata, premiata da un rapido aumento della mole d’affari. Già nel 1953 venne costruita a San Canziano una cantina nuova e più spaziosa, attrezzata anche per la conservazione e la vinificazione dell’uva proveniente dai vigneti delle cooperative e dai vigneti statali che proprio allora stavano sorgendo, ma che dovette soffrire la crisi della federazione jugoslava della fine degli anni ’80. Oggi l’azienda lavora in proprio la maggior parte dei vigneti e acquista una piccola parte del raccolto dai propri vicini, producendo soprattutto vini rossi che in questa zona trovano le condizioni naturali migliori. Attraverso moderne tecnologie di lavorazione, l’impresa ha fortemente valorizzato anche la tradizionale malvasia, ma il suo vero gioiello rimane l’autoctono e apprezzato refosco, ricco di colore e di estratti, maturato in botti di rovere di una certa età e ben bilanciato. Una produzione di alta qualità e meritevole di attenzioni è il Rdeči Capris, un taglio bordolese da uve merlot, cabernet sauvignon e cabernet franc, la cui annata 1993 è di colore rubino intenso, bouquet potente, robusto quanto il vino in giovane età, con fragranze di ribes nero e rosso, che migliora e si affina notevolmente con il tempo, infatti sa invecchiare come i più grandi vini del mondo. Una nota particolare merita anche il Cabernet Sauvignon, se non altro per gli alti punteggi ricevuti dalle commissioni internazionali di assaggio a diversi concorsi ”open”, un bel vino che onora certamente l’enologia istriana.

 

Rolando Marcodini

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