La Strada del Barolo passa da Roma
IL tour 2026 de La Strada del Barolo e dei Vini di Langa venerdì 30 Gennaio ha fatto tappa a Roma ospite della delegazione FISAR di Roma e dei Caselli Romani.
All’Hotel Sheraton di Roma si è tenuta una master class, che ha portato nella Capitale una lettura profonda e articolata del Barolo contemporaneo.

Relatore della serata Sandro Minella, voce autorevole della Strada del Barolo. Con lui Roberto Parrilla, delegato FISAR Roma e Castelli Romani, che ha accompagnato e coordinato la degustazione, rendendo la narrazione accessibile ma mai semplificata.
Il Barolo come espressione culturale
Il punto di partenza non è stato il vino, ma il territorio come sistema complesso.
Il Barolo nasce come progetto dell’aristocrazia piemontese, legata alla corte sabauda, in un contesto agricolo avanzato già tra Sei e Settecento. È un vino che affonda le radici in una visione culturale prima ancora che produttiva. Investimenti in agricoltura, ricerca, accademie, e una precoce attenzione alla conservazione e alla trasportabilità del vino.
Con l’Ottocento, figure come Cavour e Carlo Alberto imprimono una svolta decisiva. Il vino da consumo locale lascia spazio a un vino pensato per durare, viaggiare, rappresentare un territorio. È qui che nasce il Barolo come lo intendiamo oggi.
Segue poi una lunga fase dominata dai commercianti, con i contadini relegati al ruolo di fornitori di uva, fino alla vera rivoluzione del Novecento. La nascita delle DOC e DOCG, l’abbandono progressivo della vendita delle uve e la trasformazione dei viticoltori in produttori consapevoli.
Dal suolo al bicchiere: perché il Barolo non è mai uno solo
Uno dei passaggi più chiari e incisivi della master class ha riguardato la lettura pedoclimatica del territorio.
Le Langhe sono un mosaico geologico di marne calcaree, argille, sabbie, frutto di antichi fondali marini sollevati e modellati dall’erosione. A questo si aggiunge una morfologia complessa: colline, anfiteatri naturali, versanti con esposizioni e ventilazioni radicalmente diverse anche a pochi metri di distanza.
Il nebbiolo, vitigno straordinariamente sensibile, diventa il miglior interprete di queste variazioni.
Non legge l’età geologica del suolo, ma la sua composizione, tessitura, drenaggio, e soprattutto il clima che ne deriva.
È in questo contesto che si inseriscono le Menzioni Geografiche Aggiuntive (MGA). Non una classificazione qualitativa, ma una mappa della complessità, uno strumento per raccontare il territorio attraverso il vino.
La degustazione: nove vini, un unico racconto

La master class si è sviluppata attraverso nove Barolo, disposti in flight non per annata ma per progressione geografica, così da rendere leggibili le differenze territoriali
Primo flight – finezza e freschezza
Bel Colle – Barolo Monvigliero 2021
Apre il percorso uno dei Barolo più eleganti della denominazione. Il Monvigliero si distingue per morbidezza, finezza aromatica e una trama tannica gentile. È un Barolo che dialoga con il mondo del Barbaresco, per affinità di suolo e microclima.
Dosio – Barolo Serradenari 2021
Salendo in quota cambia tutto: maggiore ventilazione, frutto più scuro, tensione più marcata. Il tannino è presente e incisivo, pur mantenendo maturità ed equilibrio.
Bosco Pierangelo – Barolo Boiolo 2020
Stesso sistema geologico del Monvigliero, ma quota ed esposizione differenti. Il vino è più chiuso al naso, ma in bocca mostra freschezza e persistenza tannica, rivelando l’importanza dell’altitudine.

Secondo flight – struttura e precisione
Ciabot Berton – Barolo Roggeri 2019
Un Barolo più architettonico che espansivo. Note terrose e floreali secche, tannino diffuso e sapidità evidente. È un vino di costruzione, che chiede tempo e attenzione.
Piazzo – Barolo Sottocastello di Novello 2020
Protetto dallo sperone roccioso del castello di Novello, questo Barolo gioca sull’equilibrio. Preciso, elegante, con una trama tannica ben integrata nella succosità del sorso.
Le Strette – Barolo Bergera Pezzole 2019
Esposizione più aperta e ventilata: il vino è nervoso, verticale, con tannini più decisi e una persistenza che racconta chiaramente il clima della zona.

Terzo flight – profondità e classicità
Borgogno Francesco – Barolo Bussia 2020
Bussia conferma la sua complessità: struttura, stratificazione e un equilibrio che unisce classicità e leggibilità contemporanea.
Marchesi di Barolo – Barolo Coste di Rose 2019
Ampio, solido, persistente. Un Barolo che mostra come alcune MGA storiche riescano a coniugare potenza e controllo senza perdere identità.
Sukula – Barolo Meriame 2018
Il vino più evoluto della serata chiude il cerchio. Complessità crescente, tannini più fusi, profondità aromatica che introduce al tema del tempo, elemento imprescindibile del Barolo.

Un Barolo diverso, ma fedele a sé stesso
Il messaggio finale della serata è stato chiaro:
il Barolo di oggi non è più “addomesticato”, ma più consapevole. Le differenze tra i vini non nascono da scelte di cantina estreme, ma da una viticoltura più precisa, da una gestione attenta del vigneto e da una lettura profonda del territorio.
Il Barolo resta un vino di attesa e complessità, ma oggi è anche leggibile, comprensibile, raccontabile.
E quando la Strada del Barolo passa da Roma, non porta solo grandi vini, ma una cultura che continua a evolvere, calice dopo calice.


