La Taverna del Capitano

La Taverna del Capitano

Una stella Michelin
Chef: Matteo e Alfonso Caputo
Cena del 28 Giugno 2025
Quest’estate desideravo ritornare in uno storico Ristorante delle penisola Sorrentina, la Taverna del Capitano nella splendida baia di Nerano.
Volevo ritornare non solo per la qualità della cucina, che già conoscevo, ma anche in virtù dei tanti cambiamenti avvenuti.

La recente importante ristrutturazione e un nuovo corso guidato dalla terza generazione della famiglia. La curiosità era tanta.

La Taverna del Capitano è una storia di famiglia che inizia nel 1967, quando Salvatore Caputo – conosciuto come il Capitano e sua moglie Grazia aprono una piccola trattoria affacciata sul mare di Nerano.
Negli anni, i figli Alfonso e Mariella ne raccolgono l’eredità, Alfonso in cucina, Mariella, con il marito Claudio Di Mauro, in sala.
Insieme, con passione e dedizione, trasformano quel piccolo locale in uno dei ristoranti più apprezzati del Sud Italia, fino ad arrivare anche alle due stelle Michelin.

La cucina di Alfonso, fatta di territorio, tecnica e verità, ha saputo raccontare la costiera sorrentina con raffinatezza, senza mai snaturarne l’anima.

Oggi siamo alla terza generazione e il passaggio del testimone è avvenuto con sensibilità e visione, Matteo Caputo, figlio di Alfonso, ha preso in mano la cucina con idee fresche, senza mai perdere il rispetto per la storia.
In sala, la presenza di Federica Di Mauro, figlia di Mariella e Claudio, ha portato nuova energia, modernità, e un servizio più dinamico e calibrato sui tempi di oggi.
Il ristorante è stato completamente ristrutturato.

La veranda sul mare dove si è spostato il ristorante “Fine dining” è ora uno spazio luminoso, aperto, che dà respiro alla vista mozzafiato della baia.

Si raggiunge questo piano superiore da un ascensore che riprende lo stile della fermata della metro di Via Toledo a Napoli, appena arrivati si viene accolti dalla grande cucina a vista, belli i tavoli di fronte alla splendida baia e in generale gli arredi dove le tinte dominanti sono le tonalità del bianco e dell’azzurro.

Al piano terra, invece, è nata Casa Caputo: un ritorno alle origini.

Mariella, Alfonso e Claudio si sono spostati qui per dare vita a una vera osteria di mare, autentica e conviviale, dove si servono i grandi classici della cucina napoletana e costiera.

Preparazioni vere, schiette, quelle che spesso gli stranieri cercano quando vengono in Italia.

Il punto d’incontro perfetto per chi desidera un’esperienza più tradizionale, ma con la stessa qualità e passione di sempre.

Appena arrivato in veranda veniamo accolti da Federica che ci accompagna al tavolo mentre veniamo salutati dalla brigata in cucina.

La sensazione era quella di rientrare in una casa che conoscevo, solo che era stata ridisegnata con gusto, eleganza, e con lo sguardo rivolto al futuro.
Per iniziare Giacomo Gargiulo, sommelier del Ristorante ci propone un metodo classico, uno Spumante Di Falanghina Brut “Janare” Cinquantenario di La Guardiense, ad accompagnare i finger food iniziali.
Pan brioche con ricotta di bufala e uova di palamita, zest di limone e polpo essiccato e grattugiato, tartellette con crema di zucchine e alici.
Ed ancora un’ostrica cotta nel forno a carboni con pompelmo e barbabietola.
Un piacevole vino di una piccola realtà locale l’azienda vitivinicola La Massarie, Veritas, 2023 per il tonno crudo con peperoni, un concentrato di pomodoro e una focaccia con pomodoro fresco e basilico.
A seguire un piatto internamente realizzato con due ingredienti, il gambero leggermente scottato con una riduzione dello stesso e il sedano rapa che viene utilizzato nella sua interezza.

Anche la buccia con cui si realizza un caramello senza l’aggiunta di zuccheri, ad accompagnare su di un supporto una chips realizzata con la testa del gambero.

L’ottima Grande Cuvée Luigi Moio, annata 2022 per un piatto in cui invece è la seppia protagonista.
Abbiamo seppia grigliata e glassata con il suo fegato, in un osso di seppia usato come piattino abbiamo una sfera realizzata con l’acqua di cottura delle seppie e all’interno le teste delle seppie, infine sopra sempre uova di seppia.
Il sempre piacevole Fiano “Pietraincatenata”, 2023 di Luigi Maffini accompagna il cefalo accompagnato da albicocche, sedano ed alghe di mare, il piatto viene completato con una crema di cefalo ed alghe.
Passiamo ad un bel rosso, il Vigna Cigliano Solfatara Campi Flegrei, 2020 di Cantine Federiciane.
Bagnerà il mischiato potente di Gragnano con sugo di scorfano, mandorle e cozze disidratate.
Il piatto viene completato con una caciottina vegana, chiamata così perché realizzata con mandorle e lievito spento.
Ottimo il “folloviello” di cernia sui Carboni accompagnata da uvetta, fiori di zucchine e menta con limone salato, una salsa fatta con il collagene della cernia e una chips fatta con la pelle della cernia, fritta e con dei fiori eduli. In abbinamento il “Puntacroce” Bianco Costa d’Amalfi, 2015 di Raffaele Palma.
Giacomo ci presenta un altro vino di La Masserie, questa volta un rosso, il Pallagrello Nero Sensus, 2010.
Accompagna il maialino nero casertano con amarene, anemone di mare e delle chips fatte con la cotenna del maiale.
Infine immancabili gli spaghetti alla Nerano che qui diventano pura poesia.
Spaghetti alla Nerano
Spaghetti alla Nerano
Molto bello e variegato il carrello dei formaggi prima della parte dolce del menu.
Giacomo introduce i dessert con un liquore al bergamotto di produzione propria.
Abbiamo cocco, limone, arancio e mandarino e “pane, nocciola e cioccolato” con un croccante alle nocciole, cremoso al cioccolato e gelato al pane.
Con la piccola pasticceria terminiamo una bellissima cena di quelle che lasciano un ricordo pieno, fatto non solo di sapori ma anche di volti, di sorrisi, di attenzioni.

Perché una cena non è fatta solo di piatti ma anche di accoglienza.

In sala la bravura di Federica è stata evidente sin dal primo momento.
Un’accoglienza garbata, moderna, mai costruita, capace di creare un’atmosfera che mette l’ospite al centro senza farlo mai sentire osservato.
Accanto a lei, la simpatia di Giacomo Gargiulo,
Sommelier preparato e appassionato e nello stesso tempo vivo, diretto, spontaneo.

E in cucina, Matteo Caputo ha saputo interpretare al meglio lo spirito di questo nuovo corso.

La sua è una cucina di orto e di mare, fatta di tradizione, pulizia nei sapori, attenzione alla materia prima.

Un ritorno alle origini compiuto con gusto, tecnica e grande eleganza contemporanea.
La Taverna del Capitano oggi è un luogo che vive una nuova giovinezza, senza rinnegare il suo passato.

Un’evoluzione necessaria.

Quella che arriva quando una famiglia non si accontenta del successo passato, ma decide di interpretare il presente con una visione nuova.

E la terza generazione sembra già all’altezza della sfida.

E quando cala la sera sulla baia di Nerano, con il profumo del mare e la luce che cambia sulle onde, ti rendi conto di quanto la bellezza di tali esperienze sia amplificata da un territorio così magnifico e unico.
Ed allora ti viene già voglia di tornare.
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Ingegnere pugliese, nato a Foggia nel 1971, con oltre vent’anni di esperienza nel settore Qualità, maturata tra automotive e aerospazio, oggi responsabile del collaudo di linea per diversi programmi aeronautici nello stabilimento Leonardo Aeronautica di Foggia. Insomma, la precisione fa parte del mio DNA… ma accanto alla mia anima tecnica, pulsa fortissima una passione creativa che non ha mai smesso di cercare bellezza. Amo l’arte, il design, la moda, la musica, la pittura ma soprattutto, da anni coltivo un amore profondo e insaziabile per l’enogastronomia. Mi piace raccontarla come la vivo: con curiosità, entusiasmo e meraviglia, andando alla scoperta di territori, tavole, persone e storie che sanno emozionare. Giro l’Italia e l’Europa con la forchetta in una mano e la penna (o lo smartphone) nell’altra, convinto che dietro ogni piatto ben fatto si nasconda un mondo da scoprire. Scrivere di cibo, vino e luoghi è per me un modo per condividere esperienze con amici, colleghi e chiunque ne abbia interesse, esperienze che, oltre a deliziare il palato, arricchiscono l’animo umano. Perché, alla fine, il buono e il bello camminano spesso insieme. E io cerco di seguirli, con fame di vita e occhi sempre pronti a stupirsi.
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