La Vegan Steak che sanguina. Una domanda su tutte: perchè?

vegan steak

Lungi da me il negare ai vegani il loro sacrosanto diritto a mangiare ciò che vogliono. Me ne guarderei bene. Ne ho sempre rispettato le scelte anche se poi mi ha disturbato talvolta che qualcuno di essi me le volesse forzosamente imporre. Ma per fortuna è una esigua minoranza.

Con il tempo ho visto nascere molti prodotti vegani e sarò sincero ne ho anche provati tanti, talvolta rimanendo deluso (come accaduto per i formaggi o i salumi) talaltra rimanendone entusiasta come per il seitan o gli hamburger di legumi.

Ma si è sempre trattato di un mio personale limite mentale laddove il formaggio mi deludeva perché il mio approccio da onnivoro “attendeva” l’arrivo dei grassi e delle caseine e otteneva un sapore del tutto diverso.

Ho sempre guardato però con forte scetticismo alle parole macelleria vegana o a salume. Nel primo caso forse a ragione (una macelleria è dove si macella e non dove si tagliano fette di una “carne” vegana a base di soia o legumi o altro) nel secondo in torto (un salume è un prodotto confezionato e conservato grazie al sale) anche se la parola da tempo immemore indica la conservazione di carni o di pesci e non di vegetali, ma passi la parola.

Ciò che mi ha letteralmente destabilizzato è stata invece la notizia dell’arrivo imminente nelle catene italiane dei supermercati  SIGMA della Vegan Steak.

Particolarità della bistecca vegana? A base di soia e frumento per circa l’80% contiene anche barbabietola. E qui il grande colpo di scena. La bistecca (che sarebbe corretto tradurre in “onnivorese” entrecôte) con questa aggiunta oltre ad assumere la consistenza della carne SANGUINA anche!

Vegan stek

Sarebbe meglio dire che rilascia un liquido rossastro violaceo molto simile al sangue che al taglio viene rilasciato dalla normale bistecca di carne.

Peraltro la carne vegana (giuro che sto andando in confusione!) presenta anche una bruciacchiatura e crosticina esterna una volta cotta che ricorda in tutto e per tutto la carne arrostita sul berbecue con la sua caramellizzazione e lieve bruciatura.

A produrlo la Catena olandese Vivera specializzata in vegan food con tantissime referenze nel segmento vegan meat. In una sola settimana il prodotto lanciato nella catena TESCO in Gran Bretagna ha venduto 40.000 pezzi. Un prodotto gradito quindi dal popolo vegano e da chi non preferisce (per qualsiasi rispettabile ragione) il consumo di carne.

Ma la domanda che mi ronza fastidiosamente nel cervello è la scelta di accettare, anzi ricercare quasi morbosamente, un liquido che ricordasse il sangue della carne.

Questo è l’elemento che cozza su tutto. È come se si cercasse il lato più cruento (alle volte anche per molti onnivori) del mangiar carne. Il sangue. L’unico richiamo che ha anche l’onnivoro al sacrificio che ha dovuto accettare per godere di quel piacere che trae dal mangiare carne.

Una contraddizione in termini che francamente trovo inaccettabile e offensiva anche dell’intelligenza di chi fa questa scelta per motivi etici e non solo di salute o di piacere.

Una contraddizione che offende la mia intelligenza da onnivoro e mi fa scadere l’elevata considerazione e soprattutto il rispetto che porto per chi è vegano.

Fossi vegano io il prodotto lo boicotterei. Ma io sono onnivoro e continuerò a mangiare carne, per di più poco cotta, con la consapevolezza che il sangue che ne fuoriesce è naturale conseguenza di un naturale sacrificio della catena alimentare alla quale sento di appartenere e non una finzione o una mal riuscita imitazione di una realtà dalla quale fuggo a parole ma imito nei fatti.

Non me ne vogliate ma oggi cari amici vegani perdete 1000 punti.

Di formazione classica sono approdato al cibo per testa e per gola sin dall’infanzia. Un giorno, poi, a diciannove anni è scattata una molla improvvisa e mi sono ritrovato sempre con maggior impegno a provare prodotti, ad approfondire argomenti e categorie merceologiche, a conoscere produttori e ristoratori.
Da questo mondo ho appreso molte cose ma più di ogni altra che esiste il cibo di qualità e il cibo spazzatura e che il secondo spesso si mistifica fin troppo bene nel primo.
Infinitamente curioso cerco sempre qualcosa che mi dia quell’emozione che il cibo dovrebbe dare ad ognuno di noi, quel concetto o idea che dovrebbe essere ben leggibile dietro ogni piatto, quella produzione ormai dimenticata o sconosciuta.
Quando ho immaginato questo sito non l’ho pensato per soddisfare un mio desiderio di visibilità ma per creare un contenitore di idee dove tutti coloro che avevano piacere di parteciparvi potessero apportare, secondo le proprie possibilità e conoscenze, un contributo alla conoscenza del cibo. Spero di esservi riuscito.
Il mio è un viaggio continuo che ho consapevolezza non terminerà mai. Ma è il viaggio più bello che potessi fare.

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