La Vigna, dove la cultura del cibo diventa memoria

La Vigna, dove la cultura del cibo diventa memoria

A Vicenza esiste una biblioteca in cui la terra non è soltanto un luogo da coltivare, il vino non è soltanto una bevanda e la cucina non è soltanto una pratica domestica.

È la Biblioteca Internazionale “La Vigna”, centro di cultura e civiltà contadina nato per custodire la storia delle scienze agrarie, della viticoltura, dell’enologia, della gastronomia e dei paesaggi rurali.

Ospitata a Palazzo Brusarosco-Zaccaria, in contra’ Porta Santa Croce, la Biblioteca conserva oltre 62.000 volumi, databili dal XV secolo ai giorni nostri, dei quali circa 2.700 sono edizioni antiche.

Il patrimonio è interamente catalogato nel Servizio Bibliotecario Nazionale e accessibile attraverso un catalogo online dedicato.

Nel 2020 l’istituto è stato dichiarato di eccezionale interesse culturale dal Ministero della Cultura; nello stesso percorso di tutela rientra l’Archivio storico Pietro Laverda, riconosciuto di particolare importanza

Un’idea nata dalla curiosità

La storia de “La Vigna” coincide con quella di Demetrio Zaccaria, imprenditore vicentino nato nel 1912 e scomparso nel 1993.

La sua non fu una passione ereditata da una cattedra o da una tradizione accademica, ma una conquista personale.

Dopo esperienze internazionali, il servizio militare, la campagna d’Etiopia, la prigionia in Kenya e una vita imprenditoriale segnata da viaggi e relazioni, Zaccaria si avvicinò al vino nella seconda metà degli anni Sessanta.

Un incontro con gli Amici del Vino del Piemonte, durante un pranzo a Vicenza, accese in lui il desiderio di “saperne di più”.

Da quella curiosità nacque una raccolta destinata ad allargarsi in modo straordinario: libri acquistati in Italia e all’estero, in lingue diverse, testi antichi e moderni, opere di agronomia, ampelografia, enologia e gastronomia.

Nel 1981 Zaccaria decise di condividere quel patrimonio con la città.

Donò al Comune di Vicenza circa 12.000 volumi e Palazzo Brusarosco, chiedendo che nulla fosse disperso dopo la sua morte.

L’11 dicembre dello stesso anno venne formalmente costituito il Centro di Cultura e Civiltà Contadina – Biblioteca Internazionale “La Vigna”, con il coinvolgimento del Comune, della Camera di Commercio, della Biblioteca Civica Bertoliana e dell’Accademia Olimpica.

Palazzo Brusarosco e Carlo Scarpa

La sede aggiunge alla ricchezza bibliografica una straordinaria qualità architettonica.

L’edificio originario risale al Quattrocento e nel 1833 fu interessato da un intervento sul portico e sulla facciata affidato a Tommaso Beccega.

Nei primi anni Sessanta il palazzo venne acquistato dall’avvocato e docente universitario Ettore Gallo, che affidò la ristrutturazione a Carlo Scarpa.

Fu il primo intervento dell’architetto veneziano a Vicenza: un lavoro destinato a ridisegnare i tre livelli dell’edificio, l’appartamento all’ultimo piano e gli ambienti di vita e di lavoro.

Il risultato più suggestivo è la “piazza” dell’ultimo piano, ambiente centrale alto e luminoso, con soffitto a settori rettangolari diseguali, pavimento in pietra di Clauzetto, intonaci martellinati e una luce che entra dal cavedio e dai lucernari.

Ai lati si aprono gli spazi privati della casa.

Qui Scarpa non si limita a progettare un’abitazione: costruisce una sequenza di soglie, riflessi e proporzioni che dialoga con la futura biblioteca.

Una biblioteca per la terra

Il cuore de “La Vigna” è il Fondo generale Demetrio Zaccaria, dedicato soprattutto a viticoltura ed enologia, ma esteso alla storia dell’agricoltura, alla zootecnia, alla coltivazione della terra, alla civiltà contadina e alla gastronomia.

Tra gli scaffali si può seguire l’evoluzione delle pratiche agricole: preparazione del terreno, semina, difesa delle colture, raccolta, strumenti e macchine.

Si possono ricostruire la storia dei prodotti della terra, l’origine delle varietà, le tradizioni popolari, gli usi, i proverbi e le forme di allevamento.

La sezione dedicata al vino racconta la vite dalla coltivazione alla vinificazione, dalla microbiologia alla degustazione.

Le ampelografie permettono di riconoscere i vitigni, mentre i trattati storici mostrano quanto il vino sia sempre stato legato a geografia, economia, religione, poesia e identità collettiva.

La gastronomia, a sua volta, viene studiata non solo attraverso le ricette, ma come storia del gusto e dell’organizzazione sociale: materie prime, preparazioni, successione delle portate, bevande, servizio, dietetica e rapporto tra alimentazione e salute.

Dieci libri per attraversare i secoli

Impossibile comprendere la forza della collezione senza soffermarsi su alcuni libri simbolo.

L’incunabolo dell’Opus ruralium commodorum di Pietro de’ Crescenzi, stampato a Strasburgo nel 1486, è uno dei primi grandi trattati europei di agronomia e dedica spazio anche alla viticoltura padana.

Il Libreto di Michele Savonarola, del 1515, osserva alimenti e bevande alla luce della medicina del Quattrocento.

Con Bartolomeo Scappi e la sua Opera, stampata nel 1596, la cucina professionale acquista una codificazione moderna: quasi mille ricette, menù, strumenti e organizzazione del lavoro.

Andrea Bacci, nel De naturali vinorum historia del 1596, descrive circa seicento vini e afferma una concezione sorprendentemente attuale del vino come espressione di ambiente, uomini e tradizioni.

Il De salubri potu dissertatio di Francesco Scacchi, del 1622, offre una preziosa testimonianza sul vino frizzante e sul metodo per renderlo effervescente in bottiglia.

Nello stesso anno Il trinciante di Vincenzo Cervio racconta la spettacolare arte del taglio delle vivande nelle corti rinascimentali.

Il vicentino Salvatore Massonio dedica invece oltre quattrocento pagine all’insalata nell’Archidipno del 1627.

L’Ampelographia di Philipp Jacob Sachs, pubblicata nel 1661, è il primo libro a portare quel titolo e raccoglie la conoscenza botanica e storica sulla vite.

Il Bacco in Toscana di Francesco Redi celebra i vini toscani.

L’Ampelografia italiana ministeriale dell’Ottocento documenta visivamente le varietà di uva italiane attraverso grandi tavole cromolitografiche.

A completare il percorso ideale è Prospero Alpini, medico e botanico marosticense: nel De plantis Aegypti del 1592 descrive piante utilizzate in Egitto e offre una delle prime testimonianze europee sulla pianta del caffè.

I fondi speciali

Accanto alla collezione Zaccaria, la Biblioteca custodisce fondi speciali che ampliano il racconto della cultura rurale.

Fondo Caproni, con oltre 5.000 volumi, documenta bonifiche, gestione agricola e agronomia attraverso la biblioteca della famiglia legata alle Industrie Aeronautiche Caproni.

Il Fondo IRA raccoglie oltre 2.000 volumi dei Comizi agrari e delle Cattedre Ambulanti vicentine, restituendo la storia economica dell’agricoltura veneta tra Ottocento e Novecento.

Invece il Fondo Fagiani affronta storia, economia e realtà contadina.

Il Fondo Livio Cerini di Castegnate conserva circa 1.400 volumi di enogastronomia, tra cui edizioni rare e importanti della cucina italiana ed europea.

Il Fondo Galla raccoglie oltre 400 libri dedicati alla caccia.

Mentre il Fondo Alfredo Pelle offre una biblioteca gastronomica ricchissima, organizzata per temi: pasta, pizza, olio, baccalà, maiale, vino, formaggi, funghi, patata, caffè, banchetti e cucine regionali.

Il Fondo Cavalli studia boschi, alberi, legname e meccanizzazione agricola.

Tra gli archivi, quello della Ditta Pietro Laverda, industria fondata nel 1873 e leader nella produzione di macchine agricole ed enologiche, conserva documenti, fotografie, filmati, registrazioni e una piccola biblioteca dal 1890 al 1981.

Cultura viva, non solo conservazione

“La Vigna” non è un deposito di libri preziosi, ma un organismo culturale.

Nel tempo ha collaborato con università, centri di ricerca, enti agricoli, associazioni del vino e istituzioni territoriali, promuovendo convegni, giornate di studio, corsi per sommelier e progetti di catalogazione e digitalizzazione.

Ha partecipato a ricerche sulle varietà agrarie venete, alla revisione del soggettario nazionale per viticoltura ed enologia e al progetto europeo CITIES2030, dedicato a sistemi alimentari urbani più sani, sostenibili e resilienti.

Pubblica inoltre la rivista Giornale di Agricoltura e Gastronomia, evoluzione di La Vigna News, nata nel 2008 e dotata di ISSN dal 2015.

Il suo compito più contemporaneo è proprio questo: dimostrare che la memoria agricola non appartiene soltanto al passato.

Dentro i libri antichi si trovano domande ancora attuali: come coltivare senza impoverire, come difendere la biodiversità, come riconoscere il valore dei territori, come nutrire le città e custodire il sapere dei contadini.

La Biblioteca Internazionale “La Vigna” è, in definitiva, un luogo in cui il tempo non si ferma.

Tra la luce di Scarpa, le tavole delle ampelografie, le ricette dei cuochi rinascimentali e gli archivi delle macchine agricole, Vicenza conserva una delle più alte dichiarazioni d’amore italiane per la terra.

Informazioni per fruire del patrimonio culturale

Biblioteca Internazionale “La Vigna”
Contra’ Porta Santa Croce, 3 – 36100 Vicenza
Telefono: 0444 543000
Email: segreteria@lavigna.it
Sito: www.lavigna.it

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Di formazione classica sono approdato al cibo per testa e per gola sin dall’infanzia. Un giorno, poi, a diciannove anni è scattata una molla improvvisa e mi sono ritrovato sempre con maggior impegno a provare prodotti, ad approfondire argomenti e categorie merceologiche, a conoscere produttori e ristoratori. Da questo mondo ho appreso molte cose ma più di ogni altra che esiste il cibo di qualità e il cibo spazzatura e che il secondo spesso si mistifica fin troppo bene nel primo. Infinitamente curioso cerco sempre qualcosa che mi dia quell’emozione che il cibo dovrebbe dare ad ognuno di noi, quel concetto o idea che dovrebbe essere ben leggibile dietro ogni piatto, quella produzione ormai dimenticata o sconosciuta. Quando ho immaginato questo sito non l’ho pensato per soddisfare un mio desiderio di visibilità ma per creare un contenitore di idee dove tutti coloro che avevano piacere di parteciparvi potessero apportare, secondo le proprie possibilità e conoscenze, un contributo alla conoscenza del cibo. Spero di esservi riuscito. Il mio è un viaggio continuo che ho consapevolezza non terminerà mai. Ma è il viaggio più bello che potessi fare.
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