L’Abruzzo che non conosci: Torre Zambra
Sono le 13.00 del 10 luglio. Lo scenario che mi ha accompagnato fin qui sono state le montagne del Gran Sasso, le stesse che hanno fatto da scenografia al regista Sergio Leone quando dirigeva i suoi spaghetti western. Mi sono sembrato interpretare il Clint Eastwood della situazione. Siamo a Villamagna, a pochi chilometri da Chieti, poco lontano Pescara, il mare si sente oltre che vedersi. Siamo nella patria della più piccola doc d’Italia. In giro non c’è nessuno o quasi. I bar, pochi, raccolgono i coraggiosi che affrontano la canicola di luglio. È un venerdì, la maggioranza sarà sui campi, perché Villamagna, al di là dei vigneti, è territorio agricolo.

Appena entri nel paese, dopo il cartello che ti ricorda dove sei, capisci perché sei lì. I grandi tini di acciaio della Cantina Villamagna, la più grande del luogo, si stagliano nel panorama. Più avanti, nella piazza antistante la porta del paese che fu roccaforte medievale, un ulivo centenario fa da scenografia al secondo bar. Attraversando le porte dell’antica roccaforte, ci imbattiamo nella residenza estiva arcivescovile, risalente al 1300, oggi sede di una banca. La piazza affaccia sulla valle che porta al mare e lo scenario è incredibile. Faccio qualche foto.

Torno al bar davanti l’ulivo centenario. Mangio una piadina confezionata. Dà l’idea della frequenza di gente al bar. Se hai bisogno dei confezionati non devi avere tanta clientela. Lei, vent’anni o poco più, è molto simpatica e disponibile. Alla piadina accompagno un bicchiere di vino bianco. Siamo a Villamagna, anche lo sfuso sarà buono. E lo è.


Saluto e mi avvio verso la fine del paese, davanti alla Cantina Villamagna, dove ho parcheggiato. Senza saperlo ho superato la cantina storica e ancora attiva della Cantina Torre Zambra. Sembrava un garage. Di fronte abita la famiglia De Cerchio, i cui nonni hanno acquisiti i 20 ettari di terreno vigneto della famiglia Zambra, piemontesi. Era il 1910. Su quell’appezzamento di terra, caratterizzato da una Torre del Seicento detta Torre Zambra, dove oggi sorge il resort, nonno Vincenzo impiantò i primi vigneti di Trebbiano e Montepuciano e li coltivò per quasi 30 anni, finché non vennero distrutti durante la Seconda Guerra Mondiale, portando la famiglia sul lastrico.

Quando arrivo al resort tutto è silente. Sono le 15.30, si sente solo il suono delle cicale. Sembra una cattedrale nel deserto. Ma mi dovrò ricredere. Laurentino De Cerchio, genero di Vincenzo, tornò dalla Germania dove fu imprigionato durante la guerra da parte dei nazisti, tornò a Villamagna nel 1947, prese in carico l’azienda e iniziò la sua attività di viticoltore, re-impiantando i vigneti e costruendo la cantina. Fu così che venne imbottigliata, nel 1961, la prima vendemmia Torre Zambra.


Segue…



