L’Acquacotta

L'Acquacotta

L’Acquacotta

Questa volta voglio raccontare di un piatto della tradizione gastronomica toscana: l’Acquacotta.

Stereotipo del cibo povero della Maremma l’Acquacotta non ha una ricetta predefinita, ma degli ingredienti base che di volta in volta possono essere variati o integrati a seconda delle stagioni.

Storicamente l’Acquacotta può essere attribuita agli Etruschi  che la facevano con olio o grasso animale pane acqua ed erbe di campo.

Nel corso dei secoli si è legata molto alle attitudini lavorative cosicché si trovavano ingredienti diversi nelle Acquacotta dei pastori e degli allevatori, dei contadini e ortolani.

La sua più importante modifica avvenne nel 17° secolo quando entrò in uso l’utilizzo del pomodoro.

Cibo consueto di pastori transumanti e boscaioli, trovava ampi spazi anche nelle gavette dei minatori della Maremma in alternanza ad altre zuppe di verdura o di legumi.

Le centinaia di varianti hanno una base comune che prevede l’uso di: cipolla, sedano, olio, acqua, pane raffermo.

Nelle varie parti della Toscana vengono utilizzati anche:  uova, pomodori, legumi, bietole o erbe spontanee (ortica, borragine ecc.), spinaci, carote, aglio, funghi, ricotta, salsiccia, pancetta, formaggio.

In casa mia abitualmente nonna e mamma la preparavano così:

La Ricetta di casa mia

Ingredienti:

Olio oliva, cipolla, sedano, pane raffermo, polpa di pomodoro, uova, pecorino,  basilico, sale, pepe.

Esecuzione:

In una pentola abbastanza capiente fare appassire nell’olio d’oliva delle grosse cipolle tagliate finemente.

Quando saranno pronte aggiungere i gambi e le foglie del sedano tagliati grossolanamente, dell’acqua, il pomodoro maturo a pezzettini (o pomodori pelati) e un poco di basilico, si completa con del sale e del pepe.

Fare cuocere per circa trenta minuti, poi versarci la quantità desiderata di acqua, tenere sul fuoco ancora una mezz’ora.

Ultimata la cottura, inserire nella pentola  un uovo a testa, come se fossero uova in camicia.

Nelle fondine mettere delle fette di pane toscano raffermo abbrustolito, spolverizzarlo di Pecorino grattugiato, e versarci  sopra l’Acquacotta caldissima e l’uovo.

L’uovo sì o no?

Le scuole di pensiero sull’uso dell’uovo sono svariate, da intero a sbattuto, da cuocerlo in pentola ad aprirlo nel piatto sopra il liquido fumante, sino a non metterlo per niente.

Personalmente prediligo questo primo e molte volte al ristorante lo antepongo a piatti più ricchi tipo tortelli, tagliatelle o pici, ricchi di sughi saporiti.

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Sono nato a Massa Marittima (GR) il 13 febbraio 1951. Vigile urbano prima e funzuinario all’Ufficio Urbanistica poi, la mia vita è sempre stata guidata da un forte spirito di gratuità e amore per la Maremma. Nel 1985 ho anticipato i tempi, fondando l'Associazione "Amici della Birra", diventata un riferimento nazionale. Con Slow Food, però, dal 2002 al 2018, ho dato forma a progetti di grande impatto sociale e ambientale. Ho collaborato attivamente con Slow Food Editore alla stesura di storiche guide (Osterie d'Italia, Guida agli Extravergini, Vini d’Italia e molte altre), mettendo la mia esperienza al servizio della narrazione gastronomica e produttiva del Paese. Nel 2018 ho lasciato gli incarichi attivi in Slow Food per dedicarmi a tempo pieno alle mie passioni più care: fare il nonno e scrivere. Oggi collaboro stabilmente con La Torre Massetana e nel 2024 ho pubblicato per Ouverture Editore la mia raccolta di racconti: "Nonno, mi racconti una storia".
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