L’Alta Langa arriva a Roma dal Piemonte con stile e rigore
A Roma, l’11 maggio, si è svolto per il terzo anno l’evento Alta Langa Roma, presso il palazzo Brancaccio nello spazio Field. Vi raccontiamo in parte la storia dell’Alta langa e qualche breve resoconto sugli assaggi, per una denominazione che cresce senza esitazioni e indugi, dettata dall’attesa e dalla visione di un Consorzio coeso.
L’Alta Langa
Parlare di Alta Langa è come parlare di un pezzo di storia del Piemonte. Oggi è una denominazione, prima era un territorio non codificato. La denominazione Alta Langa Docg nasce nel 2011 dalla trasformazione della precedente Doc istituita nel 2002 dopo un lungo percorso iniziato nel 1990 con la costituzione del Progetto Spumante Metodo Classico in Piemonte. La zona di origine dello spumante Alta Langa Docg è situata nella fascia collinare del basso Piemonte alla destra del fiume Tanaro e comprende 149 comuni delle province di Asti, Alessandria e Cuneo.

La tradizione spumantistica
Il Piemonte è sempre stato noto per i suoi magnifici rossi, parliamo di Barbaresco, Barbera, Nebbiolo, e anche i bianchi come Timorasso, Arneis, Favorita, Erbaluce. La tradizione spumantistica parte dalla metà dell’Ottocento, con alterne vicende legate anche all’utilizzo di uve provenienti dall’Oltrepò Pavese, il Metodo Classico ha percorso una strada in salita, fino agli anni Novanta, quando ha deciso di fare concorrenza ai vicini Franciacorta e Trento Doc, e ha impiantato vigneti di Pinot Nero su un suolo altamente vocato, ricco di tracce marine, con argille e sabbia. Il progetto ha riguardato i viticoltori che hanno scommesso su una sperimentazione che, in caso di esito negativo, avrebbe previsto l’espianto. Ci hanno creduto una manciata di vignaioli che hanno vinto e da quel momento la crescita della denominazione non si è fermata.
Una volta diventata Doc e poi Docg, l’Alta Langa tramite il Consorzio ha raccolto consensi e ora ci sono 167 aziende, su 500 ettari di cui 460 in produzione, con un disciplinare stringente.
Si parla di vini rigorosi perché lo sono, se consideriamo che escono non prima del quarto anno dalla vendemmia, con sosta sui lieviti minima di 30 mesi, 60 per la Riserva. Cosa importante, il millesimo, perché si può fare solo da uve dello stesso anno di vendemmia. Aspettare per questi produttori non è un ostacolo, perché sono anche produttori di rossi e quindi l’attesa è ormai una consuetudine.
La masterclass

A Roma, per la terza volta, è stato organizzato un grande evento dedicato all’Alta Langa, l’11 maggio presso lo spazio field di Palazzo Brancaccio, elegante e maestoso nella sua composta austerità, ampie sale e decori sui soffitti hanno accompagnato un gran numero di visitatori, tra amanti del vino e distributori. Le bolle del Piemonte non deludono, lo stile di eleganza e finezza e una forte impronta salina donano a questi assaggi sensazioni di lunghezza e appagamento. Le uve utilizzate, oltre Pinot Nero che è il vitigno bandiera, anche lo Chardonnay, oltre a un 10% di uve ammesse, il tutto equilibrato secondo sensibilità e maestria del produttore.
Tra le etichette interessanti spiccano

Tra le etichette da segnalare a un consumatore consapevole e curioso, ci sono gli spumanti di Cantina Bera, a Neviglie tra Treiso e Neive, che in questa occasione ha portato tutto millesimo 2021 di Bera Brut, Blanc de Blancs extra brut e Rosé extra brut. Una cantina storica che ha fatto della dedizione alla viticoltura il motivo di vita, a partire da papà Valter e mamma Alida, e poi i figli Umberto e Riccardo.
Grandi maestri di rossi ma anche stoici fedeli al Metodo Classico, tra i primissimi ad averci creduto. Quello che distingue i loro prodotti è una grande bevibilità e la capacità di accompagnarsi al pasto, cosa non da poco, se pensiamo che di fondo il vino deve essere venduto a chi vuole berlo nel quotidiano. Quindi lungi da inutili complessità, la famiglia Bera si dedica alla viticoltura e vinificazione in tutto il percorso e la costanza del loro metodo in cantina è dettato dalla bellezza di quello che accade quando si formano le bolle, la pressione aumenta, e tutto il ciclo si evolve attraverso il controllo e la determinazione.
Altri produttori da tenere in considerazione
Altro grande viticoltore di Treiso è Ernesto Dellapiana titolare della Cantina Rizzi, insieme ai figli Jole ed Enrico che è anche l’enologo. Un amore sfrenato per la terra non poteva che farli avvicinare al vino con una sensibilità che trasuda già dalle parole con cui viene raccontata la loro storia e la loro produzione. Azienda con una forte tradizione di rossi, anche qui il Barbaresco è padrone, ma che con l’Alta Langa ha trovato una sorta di passpartout per accedere al pubblico senza troppo impegno. Spieghiamo meglio, in un’occasione conviviale è più semplice vendere 12 bottiglie di spumante che una cassa di rossi. Non è una questione di gusti, il fatto è che la bollicina finisce prima per le sue caratteristiche di freschezza e immediatezza.

Tuttavia, non bisogna dimenticare che l’Alta Langa per essere sul mercato ha bisogno di almeno 30 mesi e sono pochi quei produttori che non arrivano almeno ai 40 mesi. Ma si va anche oltre, e lo abbiamo potuto constatare durante una masterclass dedicata alle vecchie annate di Alta Langa Docg. Uno dei migliori assaggi è proprio un Metodo Classico di Banfi, 100 mesi sui lieviti con Pinot Nero 85% e Chardonnay 15%, un bellissimo colore, per un’olfattiva e un gusto complessi e ariosi, nonostante l’età. Su una collina di marna crescono uve che rendono il sorso minerale e salino, ma anche corroborato da note balsamiche e speziate. Un palcoscenico di sentori davvero inebrianti, coesi e diritti. Un grandissimo spumante che rivela la sua capacità di invecchiare senza esitazioni.
Un breve resoconto della manifestazione

Oltre 700 ospiti accreditati, 115 cuvée in degustazione suddivise tra vini bianchi, rosati e riserve, nella tipologia brut e pas dosé, 47 produttori presenti, tre masterclass sold out guidate da Marco Reitano, sommelier del ristorante Tre Stelle Michelin La Pergola (Rome Cavalieri – The Waldorf Astoria): numeri che testimoniano un successo crescente, frutto di un lavoro attento e puntuale del Consorzio, iniziato già nell’autunno del 2023, con una tappa del format “Alta Langa DOCG: Anima di un Territorio” e proseguito nel 2024 e nel 2025 con le prime due edizioni della manifestazione.
Le parole del Presidente del Consorzio Alta Langa, Giovanni Minetti

“Oltre al grande afflusso di operatori – commenta il presidente del Consorzio Alta Langa Giovanni Minetti –, in questa edizione di Alta Langa Roma abbiamo raggiunto un numero importante di aziende partecipanti, e il fatto che i nostri produttori abbiano accolto con questo entusiasmo l’invito del Consorzio spiega meglio di tante parole la loro voglia – e l’orgoglio – di presentare al pubblico di esperti e professionisti la propria interpretazione di un prodotto di alta qualità che sta ricevendo sempre più attenzione e apprezzamenti. Il risultato di giornate come queste rafforza la nostra intenzione di consolidare l’appuntamento di Roma come evento promozionale consortile fisso e ricorrente, come momento di confronto con gli operatori e il pubblico professionale e come un’occasione unica per presentare le annate attualmente in commercio di Alta Langa Docg e le caratteristiche di un territorio di origine unico e straordinario”.
Photo Credit: Massimo Casali e in parte concesse da uffici stampa.



