Le carrube, ducizzi di Sicilia
Che bella domenica di fine agosto!
Andiamo a scampagnare,
andiamo a passeggiare
in cerca di pirtusi sconosciuti
di ficu maturi
e di more nivuri comu u carbuni
menzu i ficurigna spinusi!
Che bella domenica di fine agosto,
ma chi cavuru chi fa!
Cerchiamo un albero avutu
Circamu u friscu
Arripusamuni
e assittamuni
magari n’anticchia.
Talè, ecco l’arbulu giustu!
Sarà alto10 metri!
Ed è chinu chinu di scorci nivuri comu a pici
Sunnu carrubbi
e sunnu maturi!
Na ducizza su,
na ducizza d’amuri.
E la passeggiata di questi monelli che, volendo farne incetta di frutta arrubbata, non avevano mai buste o borse per trasportarle, si concludeva sempre col proverbio “Persi u sceccu cu tutti i carrubbi” che ha l’equivalente italiano in “Oltre il danno la beffa”.
La carruba
Le carrube con una sola b sono il frutto dell’omonimo albero sempreverde appartenente alla famiglia delle leguminose: è un albero assai longevo che può raggiungere grandi altezze, che può vivere in climi assai caldi e poco piovosi e che, da secoli, colora il paesaggio siciliano, soprattutto quello della zona sud-orientale, ma puntella qua e là le campagne della provincia palermitana.
Questo frutto è composto da un baccello edibile – ma solo quando è nero e maturo – assai zuccherino e da numerosi semi duri e lucidi da cui si ricava la farina di carrube.
Per secoli, nelle campagne siciliane, le carrube sono state considerate il pane o il cioccolato dei poveri ed erano largamente consumate a crudo perché erano considerate gustose e molto salutari: sono, infatti, ricche di fibre, zuccheri, calcio, potassio, magnesio e polifenoli antiossidanti. Le stesso Giuseppe Pitrè, nel suo volume Medicina popolare siciliana, riporta che, a Palermo, i vecchi ritenevano lo sciroppo di carrube un ottimo rimedio contro il catarro.
Oggi sono prevalentemente usate come mangime per cavalli, muli scecchi (asini). Ma le carrube lavorate artigianalmente ed industrialmente sono largamente usate in campo dolciario per preparare farine, sciroppi, liquori e molti dolci.
Le caramelle alla carruba
E a proposito di dolci e di usanze popolari palermitane, nel 1890, il maestro caramellario Antonio Terranova dell’Albergheria, antico quartiere del Centro Storico, ha avuto l’intuizione di incorporare lo sciroppo di carruba allo zucchero cotto, creando le famosissime – a Palermo!- caramelle alla carruba Terranova, un delizioso zuccherino che piace sia ai piccini sia ai grandi, perchè ancora oggi sono considerate un ottimo rimedio contro la tosse, al raucedine e il mal di gola.
Nel capoluogo siciliano, quindi, se nomini caramelle alla carruba, pensi subito ai maestri caramellai Terranova, che le producono da cinque generazioni secondo la loro ricetta artigianale.
Come si preparano ancora oggi in via Albergheria 87?
Lo sciroppo di carruba è, per prima cosa, unito allo zucchero e portato ad alta temperatura.
Successivamente, l’impasto è versato su grandi banchi di marmo e lavorato molto rapidamente con delle spatole metalliche.

Appena si raffredda è tagliato in tanti piccoli parallelepipedi, ognuno dei quali è confezionato singolarmente nella sua bustina bianca su cui è stampigliata la scritta “carruba” e tanti simboli che richiamano i baccelli neri e maturi.
Quale sapore hanno le caramelle alla carruba Terranova?
Hanno un sapore assai particolare che ricorda un po’ il miele, il cacao e il caffè tostato ed hanno pure un retrogusto balsamico, quello che le rende adatto per il mal di gola.
Provare per credere. Intanto, un paio me le mangio perché sunnu na vera ducizza di Sicilia.




