Le classifiche del gelato raccontano ancora davvero l’eccellenza?
- Quando le classifiche erano davvero necessarie
- Hanno dato visibilità a professionisti che hanno cambiato il modo di fare gelato.
- Dalle classifiche alle guide: un’evoluzione possibile
- Accanto a questa si sono affermate classifiche e selezioni curate da riviste e testate specializzate, che propongono ogni anno una propria lettura del panorama italiano.
- Perché una classifica, per sua natura, fotografa un momento.
- E se avessero fatto così bene il loro lavoro da cambiare il settore?
- Ma accanto a queste oggi troviamo moltissime gelaterie eccellenti, spesso a pochi chilometri di distanza l’una dall’altra.
- Il gelato non è una gara dei cento metri
- Quali investono nella ricerca.
- Premiare più persone significa far crescere tutto il settore
- Dove c’è una filiera trasparente.
- È un patrimonio culturale fatto di territori, persone, sensibilità e interpretazioni diverse.
- Come possiamo raccontare l’eccellenza senza ridurla a un solo gradino del podio?
Quando il livello si alza per tutti, forse non abbiamo più bisogno di un podio. Abbiamo bisogno di una mappa.
Ogni estate il copione è sempre lo stesso.
Esce una nuova classifica delle migliori gelaterie.
C’è chi festeggia il riconoscimento con orgoglio, chi espone il premio in vetrina, chi condivide il risultato sui social. E poi c’è chi resta fuori, si sente deluso, mette in discussione i criteri di valutazione, parla di favoritismi o semplicemente fatica a riconoscersi in quella graduatoria.
Succede ogni anno.
Ed è quasi inevitabile.
Perché le classifiche, per loro natura, dividono: premiano qualcuno e lasciano inevitabilmente fuori qualcun altro.
Eppure quest’anno mi sono ritrovata a farmi una domanda diversa. E se il problema non fosse la classifica? E se fosse cambiato il mondo che quella classifica cerca di raccontare? Perché forse oggi la domanda non è più: chi è il migliore?
Forse la domanda è: ha ancora senso cercarne uno solo?
Quando le classifiche erano davvero necessarie
Per capire il presente bisogna fare un piccolo passo indietro.
Le classifiche hanno avuto un ruolo importantissimo nella crescita della gelateria artigianale italiana.
In un periodo in cui la qualità era molto disomogenea, hanno aiutato il pubblico a distinguere chi investiva davvero nella ricerca, nelle materie prime, nella tecnica e nella formazione da chi, invece, si limitava a produrre un buon gelato senza una vera cultura del prodotto.
Hanno dato visibilità a professionisti che hanno cambiato il modo di fare gelato.
Hanno educato i consumatori. Hanno spinto tanti artigiani a migliorarsi. In altre parole, hanno contribuito ad alzare l’asticella.
Ed è proprio qui che nasce la riflessione.
Dalle classifiche alle guide: un’evoluzione possibile
Le prime grandi guide dedicate al gelato artigianale nascono relativamente tardi rispetto a quelle dedicate al vino o alla ristorazione. Per molti anni il gelato è stato considerato un prodotto “semplice”, quasi spontaneo, e non un settore da raccontare con gli stessi strumenti critici riservati all’alta cucina.
Negli ultimi quindici-vent’anni, però, qualcosa è cambiato profondamente.
La crescita della gelateria artigianale ha portato alla nascita di guide sempre più strutturate, capaci di valorizzare il lavoro degli artigiani e di offrire ai consumatori punti di riferimento autorevoli.
Tra le più conosciute c’è la guida Gelaterie d’Italia del Gambero Rosso, nata nel 2017 e diventata negli anni uno dei principali riferimenti del settore grazie al sistema dei Tre Coni e a una selezione sempre più ampia di insegne.
Accanto a questa si sono affermate classifiche e selezioni curate da riviste e testate specializzate, che propongono ogni anno una propria lettura del panorama italiano.
Tutte queste pubblicazioni hanno avuto un merito enorme: hanno contribuito a far crescere la cultura del gelato, hanno premiato la ricerca, la qualità delle materie prime, la tecnica e la formazione, spingendo moltissimi professionisti ad alzare continuamente il livello del proprio lavoro.
Forse, però, oggi ci troviamo davanti a una nuova fase.
Più che stabilire chi occupa il primo posto, potrebbe essere arrivato il momento di raccontare l’eccellenza in modo diverso.
Immagino una guida che, oltre a segnalare le migliori realtà, aiuti il lettore a comprenderle.
Una guida che racconti le filiere, la stagionalità degli ingredienti, la trasparenza nella comunicazione, la sostenibilità, la tecnica, la ricerca, l’accoglienza, la capacità di valorizzare il territorio.
Non solo una graduatoria, ma uno strumento che permetta a chi legge di scegliere l’esperienza più adatta ai propri gusti e ai propri valori.
Perché una classifica, per sua natura, fotografa un momento.
Una guida, invece, accompagna un viaggio.
Ed è forse questo ciò di cui oggi il consumatore ha più bisogno.
E se avessero fatto così bene il loro lavoro da cambiare il settore?
Negli ultimi vent’anni la gelateria artigianale è cresciuta enormemente.
Sono aumentati i corsi di formazione.
La conoscenza delle materie prime è diventata più diffusa.
Si parla di filiera, di sostenibilità, di tracciabilità, di bilanciamento delle ricette, di varietà botaniche, di stagionalità.
Il livello medio delle gelaterie che investono seriamente nel proprio lavoro si è alzato in modo impressionante. Naturalmente continuano a esistere realtà mediocri.
Ma accanto a queste oggi troviamo moltissime gelaterie eccellenti, spesso a pochi chilometri di distanza l’una dall’altra.
Ed è qui che, secondo me, cambia tutto.
Un tempo le classifiche servivano a distinguere chi lavorava bene da chi lavorava male. Oggi, molto più spesso, devono distinguere chi lavora bene da chi lavora bene in modo diverso.
Ed è una differenza enorme.
Il gelato non è una gara dei cento metri
Esistono competizioni in cui il risultato è oggettivo. Chi corre più veloce arriva primo. Chi salta più in alto vince. Ma il gelato non funziona così. Perché non è soltanto tecnica. È cultura. È territorio. È memoria.
C’è chi cerca un pistacchio intenso e persistente. Chi preferisce una crema delicata. Chi ama un sorbetto molto acido. Chi torna ogni estate nella stessa gelateria perché quel gusto gli ricorda l’infanzia.
Possiamo davvero stabilire quale di queste esperienze sia la migliore? O possiamo soltanto raccontare modi diversi di interpretare l’eccellenza?
Una classifica è una fotografia. Una guida è una mappa.
Forse oggi non abbiamo più bisogno di sapere soltanto chi è arrivato primo.
Abbiamo bisogno di capire dove vale la pena fermarsi.
Una guida potrebbe raccontare molto di più di una semplice posizione in graduatoria.
Potrebbe spiegare quali gelaterie lavorano con ingredienti selezionati.
Quali producono artigianalmente ogni gusto.
Quali investono nella ricerca.
Quali rispettano la stagionalità.
Quali curano la tracciabilità delle materie prime. Quali offrono un’esperienza coerente, dall’accoglienza fino al cono.
Perché un consumatore non cerca necessariamente il “numero uno”. Cerca il luogo giusto per vivere una bella esperienza.
Premiare più persone significa far crescere tutto il settore
Una guida ben costruita non toglierebbe valore all’eccellenza.
Al contrario. La renderebbe più visibile. Valorizzerebbe territori che oggi restano fuori dalle grandi rotte.
Aiuterebbe i consumatori a scoprire realtà straordinarie senza costringerle a entrare in una competizione che, forse, non riesce più a raccontarne tutte le sfumature.
Perché il rischio delle classifiche è questo. Ridurre una realtà estremamente ricca a una graduatoria. Mentre il bello del cibo, e del gelato in particolare, è proprio la sua straordinaria diversità.
L’eccellenza non è cambiata. È cambiato il modo di raccontarla.
Non credo che dovremmo smettere di premiare chi lavora bene.
Le guide hanno avuto un ruolo fondamentale nella crescita della gelateria artigianale italiana e continuano ad averlo. Hanno dato visibilità a professionisti straordinari, hanno educato il pubblico e hanno contribuito ad alzare il livello qualitativo dell’intero settore.
Proprio per questo, forse, oggi possono permettersi un passo in più.
Accanto ai riconoscimenti, potrebbero diventare strumenti ancora più ricchi, capaci di raccontare non solo chi eccelle, ma anche come e perché eccelle.
Perché oggi il consumatore non cerca soltanto il primo classificato. Vuole sapere dove trovare una materia prima eccellente.
Dove c’è una filiera trasparente.
Dove si lavora con tecnica, ricerca e rispetto del prodotto. Dove vivere un’esperienza che abbia senso, al di là di una posizione in graduatoria.
Una classifica è una fotografia.
Ferma un momento preciso.
Una guida, invece, è una mappa.
Ti accompagna, ti orienta, ti aiuta a scegliere.
E forse oggi è proprio questo il suo compito più importante.
Perché il gelato non è una gara dei cento metri.
È un patrimonio culturale fatto di territori, persone, sensibilità e interpretazioni diverse.
Raccontarlo significa aiutare il consumatore a comprenderne la ricchezza, non soltanto a individuare un vincitore.
Forse la vera domanda non è più qual è la gelateria migliore d’Italia?
La domanda è un’altra.
Come possiamo raccontare l’eccellenza senza ridurla a un solo gradino del podio?
Perché, alla fine, il vero destinatario di una guida non è il gelatiere. È il consumatore. E più uno strumento riesce ad aiutarlo a scegliere con consapevolezza, più ha raggiunto il suo obiettivo.



